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Fabio Berti: “la crisi del poker maltese, giusto fare le WSOP in grande ma i rischi nel live ci sono”

Intervista sul poker live a 360 gradi con Fabio Berti: dalla crisi del poker maltese, alla ricerca del giusto compromesso per giocare live in sicurezza.

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23/09/2021 12:01

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Imprenditore, manager ed anche giocatore di poker, soprattutto live. Questo è Fabio Berti, un uomo con molti interessi, mosso da una passione forte non solo per il texas hold’em ma anche per le altre varianti.

E’ sempre un piacere parlare di poker con lui e l’occasione giusta è stato un aperitivo a due passi (letteralmente) dal mare, nel primo giorno d’autunno maltese (in realtà ci sono ancora più di 30 gradi) nell’incantevole Baia di Saint George a San Giuliano, a pochi passi dal Casino Malta e con sullo sfondo il Dragonara.

Fabio Berti

Fabio Berti

 

Fabio Berti: perché a Malta non si gioca tornei internazionali da due anni

Ciao Fabio, sei stato poker manager a Malta al Casinò Oracle di Bugibba e quello di Portomaso, conosci molto bene la realtà dei casinò locali.

Sull’isola la situazione Covid19 è da tenere sotto controllo ma non è così drammatica come in altri paesi, eppure tutti i tornei internazionali sono stati posticipati al 2022, compresi il Battle of Malta e il Malta Poker Festival. Perché secondo te gli organizzatori e le sale da gioco hanno alzato bandiera bianca?

Fabio Berti: Si conosco ovviamente molto bene la realtà dell’isola anche per le esperienze che hai citato che ho maturato a Malta. La situazione Covid-19 è in linea con la maggior parte delle altre Nazioni e anzi, probabilmente come percentuale di vaccinati nella popolazione, credo Malta sia la Nazione più avanti alle “sorelle” europee.

Detto questo però la realtà dei fatti è che la situazione locale relativa all’organizzazione e sviluppo dei tornei di poker non è per niente in linea col resto d’Europa soprattutto in questa fase.

Come dicevi tu, sono 2 anni che non si vede uno straccio di torneo ma solamente un sistematico rinviare gli eventi.

Quali sono secondo te i motivi di questa situazione paradossale del poker live maltese?

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In primis la legge maltese Covid, che obbliga l’ingresso libero a Malta solamente per coloro hanno fatto la doppia vaccinazione. Ovvio che questo “limite” (seppur a mio avviso giusto e condivisibile) crei timore per gli organizzatori che sanno che purtroppo nella community poker ci sono ancora moltissimi players non vaccinati, amplificandone la sensazione forte di poter “bucare” l’evento.

Il mercato del poker ha subito una flessione e l’Italia che ha sempre influenzato il mercato maltese. Per questo fattore certi numeri a Malta non sono più raggiungibili. E la conseguenza diretta è dover far affidamento al mercato nord europeo per riempire i tornei locali, ma in questo momento la situazione pandemica non aiuta.

Inoltre a mio avviso, da anni la realtà pokeristica maltese (sia da parte di manager che delle proprietà dei casinò), non sta facendo più nulla di interessante e intelligente per modernizzarsi e ricreare quell’entusiasmo organizzativo che invece in precedenza era fortemente ricercato e visibile, e che aveva fatto di Malta una meta immancabile nelle trasferte di ogni pokerista!

Quindi nulla di nuovo all’orizzonte?

Ripeto, l’action sull’isola relativa a tornei internazionali è assente da 2 anni. E per un altro anno non sembra esserci nulla all’orizzonte, anche se si vocifera di un possibile recupero del BOM (Battle of Malta, ndr) per aprile/maggio 2022.

Dal dire al fare come si sa, comunque c’è molta distanza, in particolare considerando che è ancora attesa purtroppo l’ennesima ondata pandemica per la fine di questo 2021 che potrebbe riallontanare nuovamente l’esordio dei tornei internazionali.

Per i regular locali?

Rimangono i tornei serali nei vari casinò, limitati a pochissimi e soliti giocatori locali e di low buy-in di iscrizione. E nel weekend, se la serata è abbastanza buona, si possono trovare un paio di tavolini cash 1/2€.

 

“Giusto pensare ad una edizione delle WSOP in grande, il poker deve andare avanti”

Molti professionisti italiani come Mustapha Kanit e Dario Sammartino voleranno a Las Vegas per le WSOP, secondo te Casars ha esagerato con un programma così intenso e ambizioso durante una pandemia, oppure hanno fatto bene a pensare alle World Series così in grande?

A mio avviso hanno fatto bene a farle così in grande e con i protocolli di cui si è sentito parlare.

Per quale motivo? Non aumentano i rischi durante una pandemia a giocare così tanti tornei?

Hanno fatto bene a non fermarsi e limitarsi ad un’offerta minima, perché la vita deve andare avanti, e così pure il poker.

Questa scelta dei protocolli rigidi è giusta secondo te?

Hanno fatto bene ad essere rigidi coi protocolli perché allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare dell’esistenza comunque di questa pandemia e che il poker è per sua natura uno sport ad alto rischio contagio visto le molteplici facili possibilità di veicolo del virus.

Spero che alla fine, questi protocolli (obbligo vaccino e distanziamento) vengano realmente rispettati e applicati alla lettera e non solo “sulla carta” pre-evento.

Come vedi gli italiani a Vegas?

Per quanto riguarda Musta e Dario (oltre ovviamente agli altri amici lì presenti) faccio loro i miei più sinceri in bocca al lupo ricordando loro che il 2021 in corso è l’anno d’oro per gli atleti italiani! 😉

 

La situazione del poker live a Nova Gorica

Sei stato di recente al Perla di Nova Gorica, per giocare alcuni tornei. Quali sono i protocolli in Slovenia?

Si sono stato al Perla circa 3 settimane fa, e sono stato abbastanza colpito dai protocolli quasi nulli presenti sul posto.

Tavoli da 10 persone giocando gomito a gomito con gli avversari, nessun obbligo di mascherina ne distanziamento in fase di iscrizione e/o attesa, nessun obbligo di vaccino (ho appurato che tra gli iscritti circa la metà non lo avesse). Tutto troppo “normale” , quasi irrispettoso per chi invece vorrebbe giocare ma senza essere obbligatoriamente messo a rischio contagio.

Ho avuto modo di registrare moltissime lamentele in tal senso da parte di decine di giocatori.

Situazione quindi migliorabile, per usare un eufemismo.

Ripeto, sono convintissimo che tornare a giocare sia per tutti quanti fondamentale e doveroso, ma basterebbe poco per salvare capra e cavoli. Credo a mio avviso che limitare la registrazione ai soli vaccinati o organizzare un punto di controllo con tampone istantaneo, creare un pur minimo distanziamento con tavoli 8 max e obbligare il tassativo uso delle mascherine al tavolo, possa garantire rispetto e protezione per chiunque, oltre a trovare il giusto compromesso tra giocatori e organizzatori.

Fabio Berti

Fabio Berti con Fabio Scepi

 

Fabio Berti: “un grave errore in Italia e a Malta sottovalutare le varianti”

Cambiamo argomento: sei un giocatore anche di varianti, come mai sono così sottovalutate in Italia da organizzatori e players?

Questa è un’altra cosa che non riesco realmente a capacitarmi. Ma non solo in Italia o per gli italiani, purtroppo anche a Malta è presente lo stesso interesse “limitato” .

Da poker manager avevo investito moltissime energie in questo, riuscendo a creare localmente un interesse per le varianti facendole conoscere nel loro gioco che precedentemente era completamente assente sull’isola.

Così come da me organizzati e strutturati, posso dire di essere stato la prima persona sull’isola ad aver contribuito a creare più conoscenza e interesse, oltre ad organizzare cash e tornei a tema varianti e ad aver portato a Malta per la prima volta il campionato italiano di tutte le varianti poker (dalle varie tipologie dell’Omaha al Razz, dallo Stud al Badugi, dallo Swedish poker al Deuces Wild).

Credo che localmente il problema può essere visto per la mancanza di players essendo l’isola una realtà pokeristica davvero molto contenuta e con ben 4 casinò attivi che – creandosi concorrenza – non migliorano certo i presupposti.

In Italia invece non c’è proprio voglia di “crescere” e migliorarsi. Non solo nei casinò, ma anche nei molteplici circoli di poker e tra gli organizzatori. Si gioca sempre e quasi solo al più “facile” Texas Hold’em senza voler capire realmente cosa esiste dietro al mondo poker, con tutte le sua molteplici e affascinanti sfaccettature.

Il gioco considerato di nicchia non interessa in quanto muove meno players.

Quali potrebbero essere gli aspetti positivi per un operatore di poker live che puntasse seriamente anche sulle varianti nel lungo periodo?

Porterebbe pubblicità e un’immagine più sana agli occhi dei giocatori. L’operatore si smarcherebbe dalla concorrenza con un prodotto differente. Tutti gli eventi invece sono uno la falsa copia dell’altro, sono tutti uguali. Si cerca di trovare consensi solo tramite amicizie e contatti, e non tramite il differenziarsi dalla massa e alzare l’asticella del livello di chi può anche permettersi di offrire varianti e chi invece deve continuare a seguire la massa senza idee e personalizzazioni.

Spero queste mie parole possano in futuro essere un interessante spunto ed inizio per qualche nuova (o vecchia) realtà che vuole adeguarsi ai tempi e “modernizzarsi” senza continuare a copiare gli altri concorrenti! 😉