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Gabriele Lepore: “la doppia vittoria di Speranza ha una logica statistica e di skills. Ora dateci la condivisa!”

Dopo una lunga assenza dalla scena live ha deciso di tornare in pista lasciando che fossero i risultati a parlare per lui. Sebbene quel quarto posto ottenuto al PokerStars Championship di Praga gridi ancora vendetta, Gabriele Lepore è tornato alla ribalta nei circuiti più prestigiosi d’Europa. Dal PartyPoker Millions di Rozvadov al Grand Final di Barcellona il pro di Sisal si è messo in mostra come ai tempi d’oro, in cui sollevava un trofeo dopo l’altro.

In attesa di sapere se fare o meno le valigie per Las Vegas e tentare l’impresa al Main Event delle World Series Of Poker, ha scelto la via social per dire la sua sulla situazione del poker italiano prendendo spunto dalla recente impresa di Simone Speranza capace di vincere due IPO nel giro di due anni.

Incuriositi dalle sue esternazioni abbiamo deciso di approfondire il discorso andando a fargli qualche domanda di persona. Questo è il post:

Ecco cosa ci ha raccontato Gabriele Lepore per spiegare nel dettaglio alcuni concetti espressi su Facebook.

Galb, nel tuo ultimo post hai preso le difese di Simone Speranza focalizzando l’attenzione su alcune critiche ricevute dopo la clamorosa doppietta. Dicci la verità, ce l’avevi con qualcuno in particolare?

Nelle ultime settimane ho avuto modo di leggere molte critiche alla ‘run’ di Simone da parte di miei colleghi o presunti tali, che denotano gravi lacune in campo statistico. Un po’ come fare il pizzettaio e avere lacune sulle farine da usare, ma  l’Italia è il reame degli incompetenti. Vogliamo parlare di numeri? Comparando le probabilità di vincere due tornei come l’IPO con altri eventi improbabili, come unità di misura è stato spesso usato il Superenalotto. Bene, si fa 6 al Superenalotto una volta su 1 su 622.614.630.

Se si prendono sul serio i riferimenti con cui alcuni di questi sedicenti esperti hanno stimato la probabilità di vincere 2 IPO di fila, che poi in fila non sono, il risultato è di circa 1 su 5 milioni. Tralasciando il fatto che questa stima sia 120 volte inferiore rispetto al sopracitato Superenalotto, il numero può anche avere un senso. Ovvero, un giocatore a pari livello col field medio, in due tornei con 1500 e 3000 iscritti ha effettivamente una chance su cinque milioni di vincerne due di fila, ma la realtà è molto diversa e qui subentra l’ignoranza statistica.

Ammettiamo pure che il paragone col Superenalotto sia stato più una provocazione che un effettivo raffronto basato su dati empirici, il messaggio che passa è comunque lo stesso: Speranza è stato protagonista di una run fuori dall’ordinario…O le cose stanno diversamente?

Le stime fatte poc’anzi avrebbero senso soltanto se Simone Speranza avesse giocato DUE tornei di numero in tutta la sua vita e con quello specifico numero di iscritti. In verità Simone di tornei non ne ha giocati soltanto due ma, come ho letto in uno dei suoi commenti, tra MTT e Sit’n’Go se ne contano oltre 50.000.

Quindi, all’aumentare del campione di riferimento preso in considerazione, l’atteso statistico non si discosta poi tanto da quello che un giocatore del suo livello avrebbe dovuto raggiungere. Se si vuole davvero stimare quanto sia stato fortunato bisognerebbe analizzare il campione nella totalità invece di andare a focalizzarsi su due singoli eventi (nei quali non vi sono dubbi che sia stato fortunato sopra la media) o considerando soltanto i 6 IPO giocati in carriera

Insomma, l’impresa di Spera non è assolutamente così assurda e non è nemmeno l’unico al mondo ad aver infilato una serie ‘improbabile’ di vittorie e risultati eclatanti. Tralasciando la mia ‘semplice’ tripletta a Venezia, l’elenco dei player che ha ottenuto risultati pazzeschi è lungo e la lista continua a crescere a qualsiasi livello, dai tornei da 10 euro sul ‘punto it’ ai Super High Roller live.

Leggi qui l’intervista integrale di Assopoker a Simone Speranza dopo la vittoria dell’IPO

 

Tra le critiche comparse sui social in molti hanno puntato il dito sulla presunta arroganza che il fresco vincitore dell’IPO avrebbe avuto sia nel corso di un’intervista a caldo dopo aver alzato il trofeo che nelle successive risposte ai suoi detrattori…

Questo, a mio modo di vedere, è un altro paradosso. Simone oltre che ‘fortunato’ è passato per arrogante e questa forse è stata la parte più divertente dei vari flame visti in giro per la rete. Personalmente non l’ho trovato affatto arrogante, perché credo che quello che abbia scritto sia la sacrosanta verità.

 

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Considerato come gioca, quanto studia e quanto massa, non è un caso fortunato che abbia vinto due torneoni di questo calibro, ma una conseguenza del fatto che sia un top player con un ROI atteso mostruoso che gioca tanto. Chi vede la cosa come un’impresa impossibile, come successe a me alcuni anni fa o come accade a top player mondiali quali Musta, Holz, Sontheimer, e via dicendo, fa bene a vederla tale. Perché in effetti, per loro, è praticamente impossibile fare altrettanto e a quel punto sì, è quasi come fare 6 al Superenalotto.

L’arroganza, quella vera, è un valore italiota che si sta spargendo come un virus e nel poker trova terreno ancora più florido. A questa si somma l’invidia che altera le capacità di giudizio e alla fine si crea una situazione vista e rivista: un gran numero di hater che si scaglia contro chi incarna esattamente ciò che loro non saranno mai.

E quando si fa fatica ad ammettere la propria incompetenza, senza capire che l’impossibile diventa quasi normale per chi sta al top e ambisce a restarci, è inevitabile ridurre il discorso a una questione di fortuna.

Polemiche a parte, nel tuo post hai citato diversi italiani che stanno emergendo negli ultimi tempi: siamo all’alba di una nuova era per il poker azzurro?

Rispondo a questa domanda facendo un paragone calcistico. Prendiamo la nazionale: la vecchia guardia era buona, le ultime squadre non sono state all’altezza ma la primavera è una bomba.

Nel poker sta accadendo lo stesso, ovvero in passato abbiamo avuto dei giocatori italiani ad altissimi livelli, poi c’è stato un periodo di vuoto ma attualmente le nuove leve sono forti e competenti.

Se poi arrivasse finalmente la liquidità condivisa non escludo che la situazione possa migliorare ulteriormente.

Non dimentichiamoci però che, almeno all’inizio, la chiusura del mercato è stata una manna per i regular più forti. Affrontando un field più morbido e ristretto si sono potuti costruire un bel bankroll, anche se col tempo non è stato possibile reggere il passo degli stranieri. Ora però è arrivato il momento di dare una svolta anche da questo punto di vista, perché le motivazioni sono tutto nel poker e il solo mercato italiano non riesce a darne a sufficienza: dateci questa liquidità condivisa, una volta per tutte!

Intervista a cura di Stefano Atzei

Naturalmente siamo aperti e disponibili a dare spazio a qualsiasi tipo di replica sensata e civile, nel caso in cui qualcuno non la pensasse allo stesso modo o si sentisse tirato in ballo da queste sue considerazioni.