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I ‘fish’ cinesi per il rilancio del poker mondiale

Il poker sta vivendo un momento di transizione, questo è innegabile. Da qualche anno il boom si è sgonfiato, sia per quanto concerne il poker live sia per il poker online. Molti circuiti hanno tagliato diverse tappe e le poker rooms devono fare i conti con un pool di giocatori in fase costantemente calante. Una soluzione possibile? I players cinesi.

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Parrebbe una battuta, ma non lo è. Almeno non secondo Lee Davy, noto editorialista di poker, che dalle pagine di CalvinAyre.com ha individuato nei giocatori cinesi come una probabile futura panacea di tutti i mali. Per tutta una serie di motivi che l’autore analizza in dettaglio nelle sue considerazioni.

Davy parte da una premessa quanto mai attuale: i giocatori di poker, persino i migliori, fanno sempre più fatica a racimolare il denaro necessario a mantenere gli standard di un tempo. I backer sono diventati sempre più importanti: a meno che un player non sia sponsorizzato da una poker room online, vivere di poker live sta cominciando a diventare “come fare il giocatore di roulette professionista”.

Secondo Davy, le nuove leve del poker devono essere in grado di eccellere sia nel cash game sia nei tornei, sia live sia online, se vogliono avere successo. La parola d’ordine è adattabilità, insomma. Ma la difficoltà è altissima, come detto. Persino nel grande oceano del poker online i fish stanno diventando “più rari del rinoceronte africano”.

E qui entrano in gioco i cinesi. “Sono circa il 20% di tutta la popolazione mondiale e sono lì che si girano i pollici dietro il muro più grande del mondo: ci sono abbastanza fish da popolare il nostro oceano morente – afferma Davy – Basta guardare Macao: la nuova Mecca del Gambling è posizionata fuori dai confini cinesi solo perché nella madrepatria ci sono ancora delle restrizioni”.

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Secondo l’autore, non è questione di “se”, ma più che altro di “quando” la Cina rivedrà le proprie leggi sul gioco, visto che non potrà ignorare ancora a lungo il successo di Macao, dove – parlando di poker – già si giocano le partite cash più ricche del mondo, come l’ormai celeberrimo Big Game. Quando succederà “sarà una marea che ci invaderà e sarebbe meglio che cominciassimo a costruire le nostre arche”.

Il buon Lee pensa che quando finalmente il mercato di massa dei giocatori di poker cinesi aprirà le porte all’Ovest, ci sarà essenzialmente un nuovo boom del settore: centinaia di migliaia di giocatori amatoriali, e non solo. Anche “la parte alta della catena alimentare avrà la sua fetta”, scrive Davy riferendosi ovviamente ai tanti potenziali frequentatori dei tornei Super High Roller.

L’autore chiude il suo pensiero citando come esempio Hui ‘Kitty’ Chen-Kuo (nella foto sopra): “Se c’è una cosa che i giovani asiatici amano è avere una stella capace di competere con i giocatori dell’Ovest. Ecco perché penso che Hui Chen-Kuo presto avrà uno sponsor. Kitty è l’unica cinese nel Global Poker Index, ha base in America ed è disposta a viaggiare in Europa per partecipare ai vari circuiti. Chi meglio di lei può dimostrare cosa sono in grado di fare i cinesi, qualora ottenesse un buon risultato in un torneo?”.