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New York capitale mondiale del cash game, il poker underground prolifera: 32 arresti

Il poker underground nella Grande Mela è sempre più vivo nonostante i divieti e l'FBI è dovuta intervenire per fermare un grosso giro clandestino.

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08/08/2018 16:03

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Il proibizionismo, nel gioco come in molti altri settori, favorisce solo il business clandestino gestito dalle organizzazioni criminali. Il rischio aumenta soprattutto quando si parla di azzardo, se non vi è una regolamentazione legale che mette sul piatto del player un’offerta controllata e tutelata.

Teddy KGB, il famoso personaggio di Rounders (film sul poker underground di New York) che gestiva un circolo illegale nella Grande Mela

Bene, da sempre a New York il poker è considerato una pratica illegale sia live che online (ad eccezione dei casinò statali che però rimangono fuori la Grande Mela e offrono un’action molto limitata). Ma proprio New York è riconosciuta come la capitale mondiale del cash game. La città che offre più azione nei circoli underground  e negli home games.

Proprio a Manatthan, aveva chiuso la sua carriera la poker host più famosa del mondo: Molly Bloom che si era rifugiata sulle rive dell’Hudson quando aveva perso il giro di partite high stakes più ambito di Hollywood. E’ stata poi travolta dallo scandalo della mafia russa che gestiva un giro milionario di scommesse nella Grande Mela (alcuni russi erano regular delle partite organizzate da Molly la quale però è stata riconosciuta, in tribunale,  “non coinvolta” negli affari del clan).

I federali sono dovuti intervenire poche ore fa per stroncare un altro ring clandestino che ha visto l’arresto di 32 persone per gioco d’azzardo illegale, traffico di droga (cocaina, marijuana e Xanax) e riciclaggio di denaro. Un’organizzazione che controllava diverse partite underground.

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La poker room si trovava in un centro commerciale del West Village ed i giocatori venivano contattati attraverso i social network, in particolare MeetUp. I giochi iniziavano alle 16 e finivano alle 4 del mattino. La polizia ha affermato che erano coinvolti anche “diversi pro di New York”.

Nella sala giocavano circa 30 players: si disputavano partite con buy-in da $200 e da $500. A scoprire l’esistenza della poker room underground è stato un agente dell’FBI sotto copertura. Non risulta però che all’interno della room siano mai state vendute droghe o armi.

Il ring era gestito dal capo dell’organizzazione David Diaz (52 anni) di New York City anche se il suo braccio destro per il poker era Geeta Singh, da tutti conosciuta come Mira che da remoto reclutava nuovi giocatori (dalla sua residenza di Atlanta), in particolare attraverso il social network MeetUp. E la polizia ha tenuto a sottolineare che molti noti professionisti high stakes di New York – come anticipato – partecipavano a queste partite.

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