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Il poker è ancora popolare in Italia? Ecco cosa risulta da una nostra ricerca con dati Google. In Francia boom con la condivisa

Secondo Google Trends l'interesse per il poker in Italia non è cambiato nonostante i recenti attacchi politici, il sabotaggio della condivisa e le nuove leggi contro la pubblicità. Il ruolo chiave del gioco nel cross selling verso il betting. La crescita in Francia per via della liquidità condivisa.

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14/11/2018 13:15

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Se nel 2017 abbiamo assistito ad una crescita dei margini nei tornei online del 24%, nei mesi autunnali quest’anno invece assistiamo ad una forte contrazione della spesa, sia nei tournaments che – in particolar modo –  nel cash game.

Il motivo? La mancata adesione dell’Italia alla liquidità condivisa con Francia, Spagna e Portogallo che ha spinto molti giocatori professionisti (non solo gli high roller) a lasciare il bel paese per andare a grindare a Malta ed in Inghilterra.

L’abbiamo sempre sostenuto: il poker online è un gioco di liquidità, chi non accetta questa verità e continua a sabotare il progetto della condivisa va contro la natura del gioco stesso e prima o poi le conseguenze saranno inevitabili.

Interesse nel poker stabile in Italia secondo Google

Partiamo da un primo presupposto: negli ultimi 12 mesi l’interesse nel poker non è diminuito. Lo sostengono dati oggettivi, ovvero le ricerche sul motore di ricerca Google, come testimonia il grafico di Google Trends relativo all’ultimo anno che pubblichiamo.

Oltre al consueto picco natalizio (dove il termine poker è molto ricercato dagli utenti per la classica partita natalizia in famiglia), le ricerche rimangono costanti per tutto l’arco dell’anno, anzi, rispetto alla posizione di partenza, vi è un leggero miglioramento.

Considerando le problematiche ed i violenti ed ingiustificati attacchi degli esponenti del governo, se non è un miracolo poco ci manca. Inoltre l’industria sta promuovendo in maniera massiccia betting e casinò e sta snobbando il giochino. Più nei casinò italiani non si sta più organizzando un torneo di poker live e questo non aiuta.

Leggero calo per il poker online

Non si può dire la stessa cosa sul termine “poker online“, in leggera flessione nell’ultimo anno. Perché? Il mancato approdo alla condivisa sembra aver fatto perdere interesse (da parte degli operatori) ed entusiasmo (ai players).

Il grafico di Google Trends degli ultimi 12 mesi del poker online in Italia (c’è il solito picco di Natale) e poi la decrescita “infelice”

Popolarità poker negli ultimi anni

La popolarità del poker è in calo negli ultimi anni, inutile negarlo: questi sono i grafici dal 2013 e dal 2004. Proprio per questo motivo serve un’iniezione di liquidità forte e l’apertura delle frontiere può essere l’unica soluzione per rilanciare il mercato legale e ostacolare l’offerta non autorizzata, anche se l’entrata in vigore del Decreto Dignità rischia di frenare gli investimenti nel marketing e quindi vanificare una crescita decisa del texas hold’em e dei suoi fratelli.

Le ricerche della parola poker negli ultimi 5 anni

Il poker su Google dal 2004 ad oggi in Italia: il picco negli anni dal 2008 al 20011, poi con l’ingresso dei casinò online un rapido e feroce declino, con gli investimenti dell’industria che si sono spinti su quel segmento

La popolarità del poker nel Mondo dal 2004 ad oggi

Nel lontano 2004 nel mondo paradossalmente il poker era più ricercato su Google rispetto ad oggi. Proprio all’inizio della popolarità del texas hold’em negli States (l’effetto Moneymaker) quando in Italia era ancora un gioco all’apperanza quasi sconosciuto.

Perché questo crollo? Negli Stati Uniti (patria del Limit e del No Limit) è stato possibile giocare online fino al 2011 (stiamo parlando di normativa a livello federale). Ed in quel mercato prima PartyPoker (fino al 2006) e poi PokerStars e Full Tilt hanno investito fiumi di denaro nel marketing per la promozione del gioco. Ed in cambio hanno maturato profitti che re-investivano in tutti i mercati mondiali. Di fatto oggi la promozione è ferma in quasi tutti i mercati, tranne che nei paesi della neo liquidità condivisa, in Sud America e nel New Jersey.

Perché il poker è fondamentale per il cross selling in ottica betting

In blu la parola “poker” ed in rosso il termine ricercato “scommesse”

Ma vediamo un altro grafico molto interessante che testimonia un trend importante. Compariamo negli ultimi 14 anni, le ricerche sulla parola poker e sulla parola scommesse. In blu il poker, in rosso le scommesse.

Negli ultimi anni sembra non esserci storia: d’altronde gli investimenti milionari negli spot televisivi per spingere il betting e i numerosi eventi sportivi in mainstream hanno fatto la differenza. Ma potete comprendere che dal 2004 ad oggi la popolarità del poker è stata notevole rispetto agli altri giochi e a basso costo. Eh si perché se andiamo a fare un confronto negli investimenti pubblicitari complessivi non c’è paragone.

Investire nel poker può portare nuova linfa anche al betting e al casinò con costi più contenuti. E questo è stato un errore grossolano di molti operatori nel long term: ignorare l’hold’em (in alcuni casi sabotarlo) come potenziale e prezioso strumento di cross selling.

I dati che arrivano dalla Francia confermano il nostro ragionamento: con la liquidità condivisa, il numero di giocatori attivi nel poker e nelle scommesse, nel terzo trimestre dell’anno, è aumentato del 53% (ovvero scommettono e si siedono ai tavoli da poker) rispetto allo stesso periodo del 2017. Un incremento del 53% è un dato importante considerando che solo 6 poker rooms sono attive a Parigi e dintorni.

Francia: mercato poker in crescita

In un contesto globale così difficile (guardate il penultimo grafico), la Francia è la dimostrazione di quanto sia cruciale la liquidità internazionale per un mercato che è stato sempre “chiuso” (in realtà era parzialmente aperto agli stranieri). Stesso discorso per quello spagnolo e portoghese. Ma la liquidità condivisa europea inizia ad essere cruciale anche per l’intera industria mondiale del poker (PokerStars Europe è la terza poker room nel cash game).

In ogni caso, i giocatori di cash game sono cresciuti in numero del 13% grazie alla condivisa. Il numero medio dei giocatori attivi settimanali è aumentato complessivamente del 4%. I players attivi ora sono 238.000 rispetto a 228.000 (settimanali) del 2017. I volumi nel cash game hanno raggiunto un miliardo di euro, mentre 528 milioni nei tournaments.

Serve aggiungere altro? I numeri parlano chiaro dei benefici della liquidità internazionale. Si vuole continuare a favorire l’offerta illegale? Non sarebbe meglio rafforzare il mercato autorizzato nel nostro paese con la condivisa? Anche oggi le notizie che arrivano dalle redazioni dei principali quotidiani vanno in una direzione: la rete illegale in Italia è ancora molto molto forte.

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