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Reclamo alla Commissione UE contro il Decreto Dignità: “aiuti di Stato alle lobby del gioco!”

Il tanto discusso Decreto Dignità voluto dal Governo è oggetto di un secondo reclamo alla Commissione Europea perché discriminatorio e anti-concorrenziale. Non solo: il divieto della pubblicità avvantaggia il gioco terrestre e penalizza in maniera eccessiva l'online. Impugnata davanti alle autorità europee la legge bavaglio.

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06/10/2018 11:03

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E’ stato depositato un secondo reclamo alla Commissione Europea per impugnare il Decreto Dignità. L’ha presentato un’altra volta Niklas Lindahl, country manager di Leo Vegas in Italia. Secondo gli avvocati della società svedese, invece di contrastare le “lobby del gioco” come sbandierato dal vice premier Luigi Di Maio, il ban della pubblicità sta proteggendo i leader di mercato che hanno quote ben consolidate.

Ma soprattutto questo ban della pubblicità va a devastare gli operatori dell’online e favorisce in maniera chiara i concessionari del gioco terrestre“Questo secondo reclamo porta in evidenza alla Commissione Europea come i provvedimenti presi dal Governo italiano siano a tutti gli effetti aiuti di Stato e creino favoritismi tra le diverse società di gioco online”.

Per Lindahl questo è un grosso favore che il Governo Conte sta facendo ai leader, alle lobby che controllano circa il 60%: “Vietare la pubblicità al gioco online avvantaggia gli operatori più conosciuti e con una presenza già consolidata nel mercato, che hanno avuto maggior tempo a disposizione per sviluppare azioni di marketing e comunicazione in grado di posizionarli e diffonderne la conoscenza presso i consumatori”.

Per Leo Vegas il ban della pubblicità rappresenta illegali aiuti di Stato alle lobby nazionali dell’azzardo: cosa ne penserà la Commissione Europea ed il suo Presidente Juncker?

Non ci vuole molta fantasia per capire questo tipo di scenario alla fine voluto dall’attuale Governo. Nuove società che sono appena entrate nel mercato legale e che hanno sostenuto grossi investimenti in strutture, concessioni e tasse e che non hanno la possibilità di competere ad armi pari con le lobby storiche del settore. Di fatto, vengono escluse a vantaggio delle grosse società che da anni hanno avuto la possibilità di investire milioni in pubblicità.

Altra prova evidente: quest’estate nessun leader di mercato è uscito allo scoperto per criticare una misura che va contro gli interessi dell’intero settore e lo colpisce senza criterio ed in modo indiscriminato. Perché? Perché non è stato presentato nessun ricorso ad un provvedimento lesivo della libertà di impresa? E’ evidente che sia stato favorito il gioco terrestre e demolito l’online con questa manovra del Governo.

Inoltre le misure contenute nel decreto non contrastano nel modo più assoluto la dipendenza dal gioco d’azzardo: i provvedimenti sono demagogicci e fini a se stessi ed anzi vanno a tassare proprio i ludopatici, con un inasprimento del PREU sulle slot e VLT, con l’effetto di abbassare il payout e far perdere ancora di più l’85% dei giocatori problematici (ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità).

Il manager svedese è molto chiaro: ” le misure prese dal Ministro Di Maio contro la ludopatia non sono efficaci per la soluzione del problema e creano importanti scompensi nel settore, minando la libertà di impresa e la libera concorrenza“. 

“Il divieto determina l’effetto perverso che, soprattutto nel lungo periodo, gli operatori che hanno acquisito una posizione di leadership sul mercato nel corso degli anni saranno quelli che trarranno vantaggio da questa misura, mentre gli altri operatori saranno fortemente svantaggiati e discriminati. Senza possibilità di fare attività di marketing, la reputazione e la conoscenza del brand sarà il nuovo indicatore di performance nel mercato del gioco d’azzardo italiano, questo a scapito degli operatori che solo di recente hanno acquistato una licenza per operare sul mercato”.

Ricapitolando:

  • Il decreto è stato approvato per “contrastare le lobby del gioco” (cit.) ma in realtà le favorisce secondo le accuse del manager svedese.
  • Il decreto mira a parole a frenare le dipendenze ma va a colpire pesantemente proprio l’85% dei giocatori problematici.

Un disastro su tutta la linea. Un decreto che doveva contrastare le ludopatie e tutelare la salute dei cittadini ed invece ottiene – sotto il profilo tecnico – il risultato contrario.

Inoltre ci sono i danni incalcolabili al gettito erariale nel lungo periodo (va a colpire anche il gettito sull’IVA degli spot pubblicitari). Considerando che la Commissione Europea ci considera ad un passo dal disastro finanziario con il nuovo DEF, non è stata proprio una mossa perspicace. E dopo la bocciatura del documento finanziario, chissà cosa ne penserà Bruxelles dei possibili scenari futuri del mercato del gambling legale con le ultime misure approvate che sono destinate ad annullare nel lungo periodo un gettito (10 miliardi l’anno) al momento vitale per le casse dello Stato?

Altri danni collaterali: il decreto danneggia l’editoria e le televisioni (un altro obiettivo spesso sbandierato da alcuni rappresentanti della maggioranza) e va inevitabilmente a minare la libertà di stampa e il diritto di cronaca (ma questo potrebbe essere un effetto voluto purtroppo). Una legge bavaglio che colpisce anche la comunicazione di settore.

Questo Decreto, secondo Lindhal, oltre ad essere anti-concorrenziale, è un favore evidente alle “lobby del gioco” (esattamente il contrario di quanto viene narrato e sbandierato ogni giorno) ma non solo: un assist al mercato illegale e alle organizzazioni criminali. Ed in Europa che vedono le cose al netto della demagogia elettorale, potrebbero interpretare questo decreto come un “aiuto di stato” per favorire le big nazionali.

Vi è una discriminazione verso i nuovi operatori che pare abbastanza evidente: che ne penserà la Commissione Europea?

Questo il comunicato stampa ricevuto:

LeoVegas continua ad essere protagonista a Bruxelles nella battaglia al Decreto Dignità, per quanto riguarda la lotta alla ludopatia. Niklas Lindahl, Country Manager di LeoVegas Italia, annuncia che la società svedese ha presentato un secondo reclamo alla Commissione Europea contro gli aiuti di Stato. Fin dalla prima circolazione del Decreto il 27 giugno scorso, LeoVegas ha sostenuto che le misure prese dal Ministro Di Maio contro la ludopatia non siano efficaci per la soluzione del problema e creino importanti scompensi nel settore, minando la libertà di impresa e la libera concorrenza. Questo secondo reclamo porta in evidenza alla Commissione Europea come i provvedimenti presi dal Governo italiano siano a tutti gli effetti aiuti di Stato e creino favoritismi tra le diverse società di gioco online.

Vietare la pubblicità al gioco online avvantaggia gli operatori più conosciuti e con una presenza già consolidata nel mercato, che hanno avuto maggior tempo a disposizione per sviluppare azioni di marketing e comunicazione in grado di posizionarli e diffonderne la conoscenza presso i consumatori. Di contro, va a discapito di chi ha la necessità di comunicare ai consumatori perché è entrato solo recentemente sul mercato e vede totalmente cambiare lo scenario in cui opera, venendo privato della possibilità di promuoversi al pubblico. Secondo LeoVegas, in questo modo lo Stato italiano protegge i dieci gruppi maggiori, perpetrando un evidente favoritismo.

Niklas Lindhal sta cercando di far valere i diritti della libertà di impresa nel settore del gaming italiano

Nonostante il Decreto Dignità abbia introdotto un divieto applicabile a tutti gli operatori attivi sul mercato italiano del gioco d’azzardo, le sue implicazioni non si riflettono allo stesso modo sugli operatori. Il divieto determina l’effetto perverso che, soprattutto nel lungo periodo, gli operatori che hanno acquisito una posizione di leadership sul mercato nel corso degli anni saranno quelli che trarranno vantaggio da questa misura, mentre gli altri operatori saranno fortemente svantaggiati e discriminati. Senza possibilità di fare attività di marketing, la reputazione e la conoscenza del brand sarà il nuovo indicatore di performance nel mercato del gioco d’azzardo italiano, questo a scapito degli operatori che solo di recente hanno acquistato una licenza per operare sul mercato.

LeoVegas appartiene a quegli operatori che non sono stati in grado di crearsi una reputazione consolidata nel mercato del gioco d’azzardo, rispetto ai dieci maggiori operatori che detengono insieme una quota di mercato del 60%. Il divieto totale migliora chiaramente la posizione concorrenziale di alcuni operatori, mentre allo stesso tempo riduce le possibilità degli altri operatori di aumentare e rafforzare le proprie posizioni sul mercato. Quindi, è evidente che la concorrenza nel mercato italiano del gioco d’azzardo è gravemente falsata.

Dato che la posizione dominante – si legge nel comunicato – sul mercato dei dieci più forti operatori sarà perpetuata da una misura statale, LeoVegas ha richiesto alla Commissione Europea di analizzare la legalità di tale sostegno statale.

Niklas Lindahl, Country Manager di LeoVegas, commenta così la situazione attuale: “Abbiamo deciso di procedere con questo secondo reclamo perchè per alcuni operatori, quelli con posizioni di mercato dominanti, il Decreto Dignità rappresenta un vantaggio economico nel lungo periodo. Gli altri operatori, come LeoVegas, non potranno invece fare affidamento sulla reputazione consolidata per crescere o stabilizzarsi sul mercato, visto che siamo arrivati in Italia molto recentemente. Mentre a prima vista si percepisce che il divieto si applica ugualmente a tutti gli operatori con una ricaduta negativa, in realtà questa misura statale è colpevole di favoritismo. La differenza creata dal divieto è che alla fine alcuni operatori trarranno beneficio dalla misura, mentre altri sperimenteranno solo gli effetti negativi del divieto. Il ruolo dello Stato italiano nel favorire determinati operatori diventa evidente, determinando una restrizione alla libertà di business che avvantaggia solamente alcuni provider”.