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Nasce la Super Lega con i soldi di JP Morgan, quando ci provò il poker ma perse un’occasione storica

Terremoto nel calcio con la costituzione della Super Lega e la nostra memoria va al tentativo fallito nel 2016 nel poker. Altro mondo ed altri presupposti. Perché fallì il progetto della Global Poker League. L'esempio (da seguire) degli eSports.

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19/04/2021 19:03

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Svolta epocale nel mondo del calcio europeo: 12 top club hanno annunciato la costituzione della Super Lega con l’appoggio di una delle banche d’affari più importante nel mondo: JP Morgan.

La banca americana finanzierà il progetto e staccherà subito un assegno iniziale di 3,5 miliardi di euro. Ma il punto che interessa a noi è un altro. E’ esistito un tentativo simile nel poker? Con quale esito? Quali furono gli errori? Cosa ci può riservare il futuro? La Super lega può essere un modello di business per altri sport e giochi? Prendiamo spunto dagli eSports…

Il comunicato della Super Lega europea

Prima di tutto, la cronaca: “Dodici prestigiosi club europei – recita il comunicato ufficiale – di calcio hanno annunciato oggi congiuntamente un accordo per costruire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai Club Fondatori.

AC Milan, Arsenal , Atlético, Chelsea, Barcellona, Internazionale, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham hanno aderito in qualità di Club Fondatori. È previsto che altri tre club aderiranno come Club Fondatori prima della stagione inaugurale, che dovrebbe iniziare non appena possibile.

In futuro, i Club Fondatori auspicano l’avvio di consultazioni con UEFA e FIFA al fine di lavorare insieme cooperando per il raggiungimento dei migliori risultati possibili per la nuova Lega e per il calcio nel suo complesso”.

I Club fondatori hanno confermato il loro impegno per i campionati nazionali ma hanno chiaramente intenzione di boicottare la Champions League. L’UEFA li ha minacciati di lasciarli fuori dal sistema. Juventus, Milan e Inter rischiano di non partecipare alla Serie A?  Si sta innescando un vero braccio di ferro, una guerra senza precedenti.

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In ballo ci sono molti soldi. La Champions genera, per come è gestita, circa 2 miliardi di euro di ricavi, gran parte gestiti dalla UEFA che li ripartisce anche con le federazioni, dall’altra c’è una Super Lega che può arrivare ad un giro d’affari di 10 miliardi ad edizione e il cui business sarebbe gestito – senza intermediari – dai club. La differenza è notevole dal punto di vista economico.

Inoltre i club vorrebbero restringere il campo, alzare il livello qualitativo della competizione europea e l’UEFA cosa fa? Allarga la nuova Champions: dal 2024 non sarà più a 32 squadre ma a 38. Hanno capito tutto in Svizzera…

Dalla Epic alla Global Poker League

Ma questo non è il punto che ci interessa, bensì capire se questo modello di business e competitivo possa essere ripreso, in futuro, da altri giochi competitivi come il poker. Ad esempio, gli eSports si stanno strutturando in quella direzione.

Bisogna però capire gli errori delle esperienze passate per comprendere quali siano i presupposti da cui partire. Mi riferisco al fallimento, senza appello, prima della Epic Poker League (totalmente made in USA, guidata da Annie Duke nel 2010 e che fallì nel vero senso della parola) e della Global Poker League di Alex Dreyfus (ora Ceo di Socios, partner di molti club fondatori della Super League).

Il denaro è una leva determinante nel calcio come nel poker nel 2021

Parliamoci chiaro, il calcio romantico è finito 30 anni fa, dall’inizio degli anni ’90 si è pensato ad un calcio business, la Super Lega è figlia di quei giorni (non a caso Berlusconi, Tapie, Mendoza e Giraudo già la invocavano nel 1994/95). Tutta questa demagogia che percepiamo in queste ore è abbastanza stucchevole, soprattutto da noti giornalisti che sembrano atterrati da Marte. Questo è il mondo del calcio oggi e la Super Lega è una naturale evoluzione di un sistema basato oramai solo sul business o quasi.

Sia nel calcio che nel poker la competizione ha senso, ma contano anche (e molto) i soldi, senza quelli i Messi ed i Ronaldo non te li puoi permettere. Perdonate il cinismo ma questa è la realtà dei fatti.

Dalla Sentenza Bosman in  poi, i giocatori hanno un potere in mano notevole e vogliono mangiarsi tutta la torta dei diritti televisivi insieme ai propri agenti. Così i club sono costretti a rincorrere i ricavi e non possono più fare sconti o pagare intermediazioni troppo care (vedi UEFA). Dalla Bosman in poi, il mondo del calcio è cambiato.

Perché la GPL non ha funzionato: le ragioni

Pecunia non olet, il denaro non ha odore, il denaro non puzza, come dicevano i latini.

Nel 2016 si conclude la prima stagione della Global Poker League, ma non fu un successo organizzativo (potete leggere qui il commento di Domenico Gioffré di 4 anni fa).  Un insuccesso che fu previsto in anticipo – devo essere onesto – da un nostro collaboratore Gianluca Gotto (ora fa lo scrittore di successo per Mondadori) che il giorno del Draft predisse in redazione: “non funzionerà mai, il denaro è l’unica cosa che interessa ai pokeristi”.

Anche in questo caso non era questione di essere cinici, ma realisti. Giocare per la gloria era il vero azzardo dalla neonata Lega. Suona paradossale ma è così.

Come ha ricordato Mustapha Kanit poche settimane fa in un podcast: “il denaro nel poker per me vale come un punteggio” , è un metro che serve per misurare le performance dei giocatori. Musta ha rivelato di non aver mai dato troppa importanza ai soldi nella vita reale. Il denaro vinto è sempre stato un’unità di misura per comprendere chi fosse il più forte. L’All time money list viene vista come una classifica centrale per i players.

I premi in moneta sono una parte integrante ed intrigante del poker, proprio per le ragioni spiegate dal giocatore italiano che, nonostante tutto, provò a dare una grossa mano a Alex Dreyfus.

La Global Poker League voleva – almeno in una fase iniziale – prescindere dall’aspetto economico. Come avete intuito, partì da un presupposto totalmente sbagliato: il palio c’era solo la gloria e poco altro. Non vogliamo sembrare cinici, ma nel poker per arrivare a vincere tornei braccialetti e picche bisogna prima costruirsi un bankroll…

Perché la Global Poker League è stata una grossa occasione persa

Un vero peccato, una grossa occasione persa dal mondo del poker per creare una lega professionistica che avrebbe potuto stabilizzare il movimento e promuovere il texas hold’em con una competizione appassionante.

Alex Dreyfus partì con belle idee e le migliori intenzioni (per questa ragione, meriterà sempre un plauso da parte di noi appassionati) ma si trovò presto lasciato solo da sponsor, investitori e televisioni.

Le poker rooms non compresero il messaggio promozionale potente che era insito alla GPL, ovvero la capacità di creare figure professionali (stipendiate dalle franchigie e dai team come avviene negli eSports) grazie all’esistenza della Super lega  pokeristica.

Nel calcio, la Super Lega europea parte con fondi di investimento alle spalle, una banca d’affari di livello mondiale e 300 milioni di euro garantiti nelle casse di ogni club fondatore e la prospettiva di spartirsi un business di 7/10 miliardi.

Naturalmente il poker non potrebbe mai competere per queste cifre, ma dovrebbe strutturarsi come un modello simile a quello degli eSports, con team finanziati da investitori e giocatori sotto contratto con entrate fisse e garantite.

Negli eSports i soldi girano ed anche parecchi all’estero, lo stesso potrebbe essere anche per il poker, seppur  i fatturati delle due industrie non sono paragonabili.

Le tappe online della Global Poker League inoltre fecero del tutto evaporare l’interesse per una lega nata con le migliori intenzioni ma senza risorse fondamentali per un progetto a medio lungo termine.

Il poker ha perso l’occasione di strutturarsi professionalmente come è accaduto per gli eSports.

Ma prima di compiere un passo del genere, lo stesso poker avrebbe dovuto trovare un format televisivo divertente e spendibile nei confronti di una platea relativamente giovane.

Il sogno di una patch e di diventare “professionista”

Normale che non sia semplice fronteggare la competizione dei video games e degli sport in generale, ma vi ricordate del texas hold’em 10 anni fa?

Vi ricordate perché molti giovani si avvicinavano al poker? Tutti sognavano la patch e di diventare professionisti o pseudo pro sponsorizzati. Tutti ambivano ad una sponsorizzazione e a vincere il torneo dei sogni, viaggiare, essere indipendenti.

Vi immaginate se nel poker esistesse ancora una possibilità simile, con diversi team (come negli eSports) che stipendiano i players e si contendono montepremi molto ricchi in occasione dei grossi eventi?

La varianza non sarebbe più l’incubo dei professionisti e molti nuovi giocatori si avvicinerebbero a questo gioco, di nuovo, con la prospettiva di entrare a far parte di team professionistici, in un processo di selezione molto duro e difficile. Ma almeno lasciateci l’illusione di tornare a sognare ancora!

Questo è sempre stato il sale per i giocatori amatori alle prime armi, avere un obiettivo, una potenziale prospettiva (difficile da realizzare, sia chiaro), un punto di arrivo o di partenza.

Senza il mercato americano attivo, un progetto del genere non è possibile neanche pensarlo. L’idea di Dreyfus era giusta (non a caso molti top players lo appoggiarono) ma fu applicata in un momento storico difficile per il poker mondiale (mentre le rooms tagliavano e si leccavano le ferite nel lungo post black friday). Con la riapertura del mercato a stelle e strisce (grazie alle scommesse, ne parleremo in uno speciale nei prossimi giorni) le prospettive potrebbero essere differenti. Con una Super Lega ancor di più.

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