Gioco legale e responsabile

News

Tom Dwan: “Quanti giocatori di oggi mi ricordano il primo “durrrr”? Quasi tutti!”

Intervistato da Pokernews, Tom Dwan si lamenta l'eccessivo "tanking" che si vede oggi in molti live, ma di cui è stato "cattivo maestro" in passato. Tom parla anche de suoi dubbi sul poker sportivo e molto altro ancora, come "i nuovi durrrr".

Scritto da
02/08/2018 18:30

3.816


Nella “golden age” del poker è stato sicuramente il giocatore che più di ogni altro ha impersonato un modello, un risultato da raggiungere. Tuttavia “durrrr” era “durrrr” proprio perché esserlo era innovativo rispetto ai tempi, e questo Tom Dwan lo ha sempre saputo.

Tuttavia il fenomeno del New Jersey non è mai stato gran che interessato alla sua fandom, anche nel periodo in cui era sponsorizzato da Full Tilt Poker. Poi il suo personaggio ha attraversato un lungo periodo di appannamento, tra voci poco edificanti e sparizioni dalla scena più o meno lunghe.

Tom Dwan e l’amore per lo short deck

Da qualche tempo Tom Dwan si rivede con buona continuità negli eventi Triton, un circuito che trova il suo gradimento anche per una ragione che ha svelato a Pokernews: “Perché vengo qui? Perché qui hanno tolto i 2, i 3, i 4 e i 5”. La battuta sottintende il suo entusiasmo per lo Short Deck Poker, la modalità con il mazzo ridotto a 36 carte che fa impazzire diversi top player tra cui lo stesso Dwan e Phil Ivey.

L’intervista con Pokernews è stata però anche occasione per scoprire una sorta di “mea culpa”, da parte di “durrrr” su alcune tendenze del poker di oggi.

Tom Dwan durante un evento delle Triton Series di Jeju

Durrrr, il cattivo maestro del tanking: “Ma oggi questa cosa è sfuggita di mano”

“Nei pochi tornei che ho giocato ultimamente, ho notato che questa cosa del “guardarti negli occhi” è decisamente sfuggita di mano.” Dwan allude al tempo che diversi giocatori prendono prima di molte decisioni, e solo allo scopo di scrutare l’avversario. Un “tanking” estremo che è sicuramente fastidioso, ma che ha avuto proprio in “durrrr” uno dei primi interpreti

In particolare sono rimaste famose alcune sue lunghissime “tankate” durante alcuni episodi di High Stakes Poker. Tom lo sa ma si dice ugualmente infastidito: “Ok io l’ho fatto alcune volte, ma soprattutto quando c’erano piatti da 100 big blinds o cose di questo genere. Invece oggi la gente ha portato tutto questo all’estremo, e il risultato non è certo di quelli che contribuiscono a portare nuova gente al poker”.

Secondo Dwan infatti un amatore che viene scrutato a lungo viene messo in soggezione o imbarazzo. Quindi non è affatto incentivato a tornare a giocare, poiché tra l’altro si diverte molto meno.

“Il poker per me è sempre stato più un gioco che uno sport”

Proprio il divertimento è un altro aspetto inedito nel “durrrr-pensiero” di oggi. Stuzzicato dalla domanda sull’atmosfera giocosa e scanzonata che era presente alle Triton Series anche nei momenti di maggiore tensione, Dwan ha detto “Giusto che sia così. Io ho sempre pensato al poker più come a un gioco che come a uno sport. Lo sport è più qualcosa in cui la gente corre per chilometri, oppure dietro a una palla. Nel poker invece la cosa più importante è avere un’atmosfera amichevole al tavolo, così i nuovi giocatori saranno sempre più invogliati a partecipare”.

Tom durante una leggendaria mano contro Phil Ivey, proprio ad “High Stakes Poker”

“Chi mi ricorda me stesso da giovane? Quasi tutti!”

Infine, una battuta sul livello del poker di oggi. L’intervistatrice di Pokernews chiede “quando sei apparso sulla scena eri il ragazzino super-aggressivo. C’è qualcuno oggi che ti ricorda te stesso da giovane?”

“Quasi tutti”, è la divertita risposta di Tom Dwan, che poi spiega il suo interessante punto di vista.

La soluzione di durrrr per il poker del futuro

“I ragazzi che giocano oggi sono arrivati a questo livello grazie al duro lavoro, studiando e applicandosi moltissimo. La soluzione per non finire a giocare solo tra di noi è quella di vedere proposte sempre nuove strutture, nuove varianti. Se invogliamo un giocatore amatoriale a sedersi al tavolo, presentandogli un gioco in cui sa di non essere il migliore ma di avere comunque qualche chance allora si divertirà. Diversamente, se si insiste sempre e solo su una modalità di poker che alcune persone studiano e perfezionano al millesimo da anni, allora difficilmente si sentirà a suo agio.”

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento