Vai al contenuto
poker e tasse

Circoli e associazioni: niente partita IVA fino al 2036, è arrivata la proroga. La disciplina

Con il Decreto Legislativo n. 186/2025 arriva una nuova, importante boccata d’ossigeno per le associazioni e i circoli privati: slitta a gennaio 2036 l’obbligo di apertura della Partita Iva per le prestazioni rese dietro pagamento di un corrispettivo specifico o di contributi supplementari.

Un rinvio lungo dieci anni rispetto alla previsione originaria contenuta nel Decreto Legislativo n. 146/2021, che avrebbe ampliato in modo significativo gli adempimenti fiscali per il mondo associativo e quindi anche per molti poker club che sono affiliati alle associazioni.

L’obbligo di Partita Iva resta limitato esclusivamente ai circoli che già oggi sono tenuti ad aprirla in base alle regole vigenti. Non si allarga quindi il perimetro dei soggetti obbligati e la maggior parte delle realtà associative può continuare a operare secondo l’assetto fiscale attuale.

Il rinvio interviene su una materia particolarmente sensibile. Negli ultimi anni, infatti, l’associazionismo è stato progressivamente coinvolto in un rafforzamento dei controlli fiscali e in una rilettura delle attività considerate “commerciali”.

A richiamare l’attenzione sulla proroga è anche SAPAR (Associazione nazionale gestori di gioco di stato, una dellle più importanti realtà per quanto riguarda il mondo slot terrestri), che chiarisce un punto fondamentale: nulla cambia, per ora, rispetto all’attuale quadro normativo.

Cosa dovrebbe cambiare nel 2036

Dall' 1 gennaio 2036, salvo ulteriori proroghe, anche le singole prestazioni effettuate verso pagamento – pur restando esenti da Iva e senza addebito dell’imposta – diventeranno rilevanti ai fini Iva. Questo comporterà, nei fatti, l’obbligo di apertura della Partita Iva e l’avvio di tutti gli adempimenti collegati: contabilità, dichiarazioni, gestione fiscale strutturata.

La proroga e le slot

Resta però un punto fermo, sottolineato proprio da SAPAR: la proroga non incide sul regime fiscale degli apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7, del TULPS (slot). Per il comparto degli apparecchi da intrattenimento e da gioco continuano quindi ad applicarsi le regole specifiche già previste dall’ordinamento, senza alcuna modifica legata al Decreto Legislativo n. 186/2025.

In sintesi: nessuna rivoluzione immediata, ma un orizzonte temporale più lungo che consente a circoli e associazioni di programmare con maggiore serenità il proprio futuro fiscale. Un rinvio che, almeno per ora, congela un passaggio delicato per tutto il settore.

Circoli e associazioni: quando scatta l’IVA (e quando no)

Nel quadro attuale, circoli e associazioni restano fuori dal perimetro IVA per le attività istituzionali svolte nei confronti dei propri soci. Una scelta confermata dal legislatore con una proroga che mantiene in vigore il regime di esclusione fino gennaio 2036, evitando – almeno per ora – nuovi e pesanti adempimenti fiscali.

Attenzione però: l’esclusione dall’IVA non è generalizzata. Tutto dipende dalla natura dell’attività svolta e dal soggetto a cui è rivolta.

Poker high stakes fisco
La disciplina IVA per le associazioni e i circoli

Il regime IVA oggi per i circoli

Dal punto di vista formale e per la legge italiana quindi anche i circoli di poker sono associazioni e non imprese. Pertanto le attività istituzionali verso i soci restano fuori campo IVA per i circoli.

Attività istituzionali verso i soci

Le entrate tipiche dell’associazionismo come:

  • quote associative annuali
  • corrispettivi specifici versati dai soci per partecipare alle attività istituzionali (culturali, sportive, ricreative, poker sportivo compreso)

In questi casi:

  • non è obbligatoria l’apertura della Partita IVA
  • non va emessa fattura
  • l’attività è considerata non commerciale, se svolta nel rispetto delle regole associative.

Questo è il perno su cui si regge l’equilibrio fiscale dei circoli.

Attività commerciali: quando l’IVA diventa obbligatoria

Il quadro cambia radicalmente quando l’associazione svolge attività che escono dall’ambito istituzionale. In questi casi, l’IVA scatta eccome, con obbligo di Partita IVA e relativi adempimenti.

Rientrano tra le attività considerate commerciali, a titolo esemplificativo:

  • vendita di beni o servizi a non soci
  • sponsorizzazioni e attività pubblicitarie
  • gestione di un bar aperto anche al pubblico esterno
  • vendite online o attività continuative con finalità economica

Qui non conta la forma giuridica, ma la natura dell’attività.

Cosa cambierà dal gennaio 2036 per i circoli

La proroga decennale ha congelato un passaggio che era già scritto. Dal 1° gennaio 2036, le prestazioni rese verso pagamento anche nei confronti dei soci diventeranno rilevanti ai fini IVA, pur restando esenti dall’imposta.

Tradotto:

  • l’IVA non verrà addebitata al socio
  • ma l’associazione dovrebbe comunque aprire una Partita IVA
  • con obblighi contabili e dichiarativi ben più strutturati

La proroga mantiene quindi in vita l’attuale regime di esclusione, decisamente meno oneroso per i circoli e più compatibile con la loro natura associativa.

Il punto chiave

In sintesi, l’IVA non dipende dal nome del soggetto, ma da cosa fa e a chi lo fa. Finché l’attività resta realmente associativa e rivolta ai soci, il sistema è esentato dall'imposta sul valore aggiunto. Quando invece si sconfina nel commerciale, la fiscalità cambia.

Fiscalità nei circoli di poker: cosa è consentito, cosa no e quali sono gli obblighi reali

Il tema della fiscalità nei circoli di poker continua a essere uno dei più delicati – e spesso fraintesi – del panorama del gioco dal vivo in Italia. Tra associazionismo, attività istituzionale, contributi dei soci e controlli fiscali sempre più stringenti, il rischio di errori (anche inconsapevoli) è concreto. Fare chiarezza è fondamentale, soprattutto per chi opera nel rispetto delle regole.

Non bisogna essere prevenuti (come lo è l'opinione pubblica). Per l'ordinamento italiano sono associazioni e non imprese.

Circoli di poker: associazioni, non imprese

Altro punto centrale riguarda la natura del poker praticato nei circoli. I tornei devono essere strutturati e sposare il concetto di poker sportivo. In tal senso la Corte di Cassazione, a sezioni unite, ha dato delle linee guida. Eccole:

  • buy-in contenuto
  • montepremi predeterminato (tornei freezeout)

Apparecchi da intrattenimento: regole diverse

Va poi chiarito che la fiscalità dei circoli non incide sul regime degli apparecchi da intrattenimento (slot, VLT, AWP). Se un circolo ospita slot dichiarate e legalmente collegate alla rete Sogei, per queste continuano ad applicarsi le norme specifiche previste dal TULPS e dalla disciplina ADM, sotto il controllo di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Come ribadito anche da SAPAR, le recenti proroghe fiscali non modificano in alcun modo questo comparto.

In sintesi

La fiscalità nei circoli di poker non è una giungla senza regole, ma nemmeno una zona franca. Oggi il sistema consente di operare in modo sostenibile, purché:

  • l’attività sia realmente associativa
  • il poker resti sportivo
  • la gestione sia trasparente

La regolamentazione e i circoli come risorsa fiscale

Dal 2006, dall'esplosione della popolarità del texas hold'em in Italia, con la sua pratica nelle associazioni e nei circoli culturali, si chiede una regolamentazione compiuta del poker sportivo. E' bene però chiarire che una regolamentazione esiste, seppur parziale fin dal 2008, dalla famosa circolare del Ministero degli Interni a tutte le questure, i cui contenuti poi furono ripresi dal Decreto "per l'adeguamento degli obbligi comunitari" poi convertito in legge (da quella che venne definita in modo erroneo "Legge Comunitaria", in realtà era ed è una legge ordinaria dello Stato italiano).

Nel decennio successivo, con grande coerenza, la Corte di Cassazione è stata costante nel definire i confini del poker sportivo praticato nei circoli per quanto riguarda i tornei, riprendendo gran parte dei contenuti della famosa circolare e rispettando il decreto legge del 2008.

Queste sono le basi della regolamentazione e riguarda soprattutto l'applicazione del diritto penale. Un altro ambito è la materia fiscale e gli aspetti del diritto amministrativo.

Lo Stato italiano ha provato nel 2011, con il Ministro Giulio Tremonti, nella legge finanziaria a regolamentare i club di poker e trattarli anche come risorsa fiscale, prevedendo un bando di gara concessorio e un futuro regolamento, delegando di tale potere (per una normativa regolamentare secondaria) l' Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), al tempo AMMS. Erano state anche fatte stime di entrate per l'Erario, ad iniziare dal bando di gara.

Le associazioni e i circoli erano i primi a voler questa regolamentazione e riconoscimento, ma l'Italia è come sempre un paese complesso.

La solita demagogia e populismo non ha consentito di fare questo ulteriore passo, nessun regolamento e nessun bando concessorio è stato fatto, ma la regolamentazione (che ha come base il decreto legge del 2008, poi convertito) è rimasta in piedi con le sue regole di principio, poi accolte e sposate anche dalle Sezioni Unite della Cassazione.

I circoli non sono mai entrati nel sistema concessorio dei Monopoli di Stato, in ambito di disciplina penale rimangono quelle regole il riferimento. Sotto il profilo fiscale, come abbiamo visto, per il nostro ordinamento, i circoli rientrano nella disciplina riservata alle associazioni per quanto riguarda tutte le attività tipiche (anche organizzazione di tornei di poker) verso i soci.

Editor in chief
Iscritto all'ordine dei giornalisti da più di 25 anni, vivo a Malta dal 2012, laureato in giurisprudenza, specializzato nello studio dei sistemi regolatori e normativi del settore dei giochi nel Mondo e nella comunicazione responsabile nel mercato legale italiano alla luce del Decreto Balduzzi e del Decreto Dignità (convertiti in legge). Forte passione per lo sport e la geopolitica. Fin da bambino, sfogliando il mitico Guerin Sportivo, sognavo di fare il giornalista sportivo, sogno che ho realizzato prima di passare al settore del gaming online. Negli anni universitari, ho iniziato anche il lungo percorso da cronista in vari quotidiani e televisioni. Dai primi anni 2000 ho lavorato anche nel settore delle scommesse e nel 2010 sono entrato nella grande famiglia di Assopoker per assecondare la mia passione per il poker texas hold'em.
MIGLIORA IL TUO POKER CON I NOSTRI CONSIGLI