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“Regolamentare il poker live nei circoli? Sempre possibile, serve la volontà”

Il suo nome è venuto fuori un paio di volte negli ultimi mesi, per altrettante deep run importanti nei tornei live. Tuttavia, oggi con Nicola Pezzullo non parliamo delle sue performance ai tavoli. Si tratta infatti di un avvocato, con una lunga esperienza nel poker live non solo con le chips, ma anche e soprattutto con i codici in mano.

Nello specifico, affrontiamo un argomento annoso, per chi segue il nostro settore da molto tempo. Molti altri però magari non sapranno, la storia dietro alla possibile legalizzazione del poker live in Italia fuori dai casinò, nelle sale o – come vengono comunemente definite – circoli.

Regolamentazione del poker live in Italia: cenni di storia

Al momento, il poker live nelle sale o circoli, in Italia, non è regolarizzato. La famosa circolare dell’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni pose fine a un periodo di boom ma sempre in una sorta di zona grigia. Era il 9 settembre del 2009. Negli anni si sono susseguite varie sentenze che permettono il poker sotto forma di torneo a determinate condizioni, ma una vera e propria legge sull’argomento non ha mai visto la luce.

Nicola Pezzullo e la possibile regolamentazione delle sale

Viene da chiedersi perché ciò non sia accaduto e mi rivolgo proprio a Nicola Pezzullo per sentire la sua opinione in merito.

“La questione va suddivisa per periodi. Fino al 2009, quando c’è stata esplosione del movimento, c’era un certo interesse. Successivamente c’è stato un disinteresse di tutte le parti, e le azzociazioni erano interessate a organizzare tornei nei casinò. Nel 2015 si era aperta una possibilità di regolarizzarlo, ma al tempo le poker room online non erano così interessate.”

Volendo inquadrare un po’ meglio il periodo, parliamo di anni in cui il settore iniziava a conoscere una fortissima crisi di liquidità. Potremmo forse discutere di come erano stati spesi i budget negli anni del boom, ma forse nel 2015 non c’erano davvero le risorse – oltre che la volontà – per puntare a una sinergia con il live. Ma torno da Nicola Pezzullo per capire alcuni aspetti tecnici.

Futuri circoli di poker: come potrebbero essere

Ipotizzando che si crei improvvisamente una volontà politica e una convergenza di interessi verso la legalizzazione delle sale o circoli di poker, come potrebbero queste diventare dei business economicamente sostenibili?

“Sicuramente dovrebbe trattarsi di strutture aperte 7 giorni su 7. La forma dovrebbe essere quella delle associazioni come accade in Inghilterra o dei club come avviene in Svizzera, con dipendenti fissi assunti regolarmente e accordi con lo stato per gli inquadramenti, i contributi e le tasse da pagare. Ad esempio, il Grosvenor Victoria paga una fee annuale per aprire, e poi corrisponde un canone percentuale sugli ingressi totalizzati in un anno. In più si potrebbe mettere un tetto ai buy in e ai garantiti come avviene in Svizzera. Le soluzioni ci sono, serve la volontà.”

Che altri tipi di benefici vedi?

“Tantissimi dal lato giocatore, che verrebbe naturalmente rassicurato e, da associato, sapere che può giocare in totale serenità. Poi la sala avrebbe tutto l’interesse a stringere partnership pubblicitarie anche sul piano locale, e questo sarebbe un aspetto di legame con il territorio. Inoltre, in un regime regolamentato, anche le poker room online sarebbero nuovamente interessate a investirci. Pensiamo all’Hippodrome di Londra, che è di proprietà di PokerStars e i player possono anche giocare online al suo interno. Le room, tramite partnership con le sale locali, potrebbero aumentare i volumi di gioco dell’online.”

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Integrità del gioco: come garantirla?

A tal proposito, c’è una questione che diventerebbe cruciale nelle sale o circoli da poker regolamentati. Come garantire l’integrità del gioco?

“Tema importantissimo, senza dubbio, perché da esso dipende l’intera credibilità del sistema. L’unica strada sarebbe quella di controlli serrati e so che l’Agenzia Dogane e Monopoli è già attiva su questo aspetto, con i centri scommesse e altre attività retail del settore. Pertanto non credo manchino le risorse per effettuare i controlli, manca la cornice normativa che consenta di operare in trasparenza.”

L’Italia, i quattro casinò e il futuro del live

La situazione dei quattro casinò terrestri italiani non è proprio rosea. Secondo te vedrebbero di buon occhio un’apertura alle sale?

“Guarda, penso di sì e credo che anche il discorso dei margini bassi che si fanno col poker, rispetto agli altri giochi, sia un falso problema. Basta vedere che risultati sta ottenendo il Casinò di Sanremo da quando è tornato a puntare sul poker: ottimi riscontri sugli ingressi e diversi nuovi iscritti anche al loro sito online. Una cosa del genere, con le dovute differenze, potrebbe verificarsi anche a Venezia.

Senza considerare, poi, che le sale avrebbero a disposizione gamme di buy-in sempre contenuti, mentre nei casinò si potrebbe continuare a offrire tornei a costi e montepremi più alti. O magari riprendere a farlo, tramite partnership proprio con sale del territorio che potrebbero benissimo organizzare calendari di satelliti.”

Se dovessi fare un pronostico, vedi la regolamentazione del poker live nei circoli in agenda del Governo Meloni?

“Non so, dipende da tanti fattori e dobbiamo sempre considerare le forti resistenze di quelle lobby alle quali fa comodo inquadrare il poker come azzardo per eccellenza, dove si rovinano le persone e le famiglie, mentre sappiamo bene che la natura del nostro gioco è molto meno incline alla compulsione rispetto ad altri giochi. Di una cosa però sono certo: se dovesse muoversi qualcosa, avverrà soltanto a fine legislatura. Come sempre accaduto con i temi “scomodi”, del resto.”

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".
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