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Juan Bas

Intervista con il famoso scrittore Juan Bas che mette il poker nei suoi romanzi: "Disciplina maestra di vita..."

di Alessandro Ruta

Bilbao - Se si cammina per il centro di Bilbao è facile incontrare Juan Bas, o perlomeno avere a che fare con questo peculiarissimo scrittore.

Romanziere, opinionista sul quotidiano "El Correo", saggista, sceneggiatore, "bon vivant", cinefilo e a tempo perso giocatore di poker.

Un bar della zona del "Casco Viejo", della parte vecchia della città, gli ha persino intitolato una targa.

Juan Bas: lo scrittore basco "politicamente" scorretto

Lo si potrebbe definire una sorta di Andrea G. Pinketts spagnolo, per il tono ironico dei suoi libri che tendono al noir, la passione per i "vizi" e la conoscenza chirurgica del luogo in cui vive: non Milano, bensì Bilbao, nel suo caso.

Di Juan Bas sono stati tradotti in italiano due saggi. Due piccole gemme, due trattati su due altrettanti temi curiosi: "Trattato sui postumi della sbornia" e "Trattato sui postumi dell'amore", usciti per Castelvecchi.

Quello sui postumi della sbornia, sulla "resaca", come si dice in spagnolo, è davvero notevole, oltre che ricco di ironia. Naturalmente non può essere un trattato scientifico, bensì una summa del politicamente scorretto.

A furia di camminare per il centro di Bilbao siamo riusciti a intercettare lo scrittore, che ci ha concesso un'intervista naturalmente ai tavoli di un locale molto chic della Plaza Nueva, cuore pulsante della parte vecchia della città basca.

Spiegami un po' il tuo rapporto con il poker, innanzitutto.

"Ti basterà sapere che nel 2011 ho scritto una raccolta di racconti dedicati al poker. O meglio, con il poker come filo conduttore: "La taberna de los tres monos" ("Il bar delle tre scimmie").

Questo significa che giochi.

"Più che altro giocavo, adesso non ho più tanto tempo. Certo, quando ho fatto il servizio militare a Barcellona, ti parlo di quasi 50 anni fa, mi sono divertito molto, visto che vincevo. Mi ballavo l'affitto della casa, però mi è andata bene".

Che contesto era?

"Tipico di una situazione non molto legale, un bar del quartiere El Putxet (zona Tibidabo, plaza Macià, ndr) dove c'era il proprietario, Joaquìn, un amico, che nel retro aveva montato una bisca di poker cash. E ci andava gente di tutti i tipi, come sempre; mi ricordo un aneddoto di un tipo che una sera si era presentato indossando degli occhiali da sole al tavolo, qualcosa che per l'epoca non era molto abituale, e venne preso a schiaffi da due fratelli un po' troppo gasati che credevano che li stesse fregando. In realtà era solamente strabico, ma talmente tanto che l'iride quasi gli usciva dall'occhio".

E tu mettevi gli occhiali da sole?

"Ma figurati! In compenso bevevo ai tavoli, ma senza mai arrivare a ubriacarmi, a differenza di molti altri".

Quando ho fatto il servizio militare a Barcellona, ti parlo di quasi 50 anni fa, mi sono divertito molto a giocare a poker, visto che vincevo... però mi è andata bene".

Juan Bas - Intervista esclusiva Assopoker

"In Spagna giocavamo a una variante di poker.. El sintético"

A che tipo di poker giocavate?

"In realtà diversi, soprattutto uno che chiamavamo "El sintético", con cinque carte in comune per tutti e due proprie, private. Tipo Texas Hold'em, sì, ma che in Spagna esisteva già (cash, naturalmente) durante il franchismo. Poi al "descubierto", cinque carte a testa con una carta comune coperta".

Ok, vincevi: tipo?

"Ricordo perfettamente una mano in cui chiusi full superiore contro un rivale. E non potevo che vincerla quella mano, matematicamente, io ero nuts. Un piatto di 100mila pesetas negli anni Ottanta non era mica male".

Pesetas in Spagna, il valore negli anni Ottanta

Quando Juan Bas parla di un piatto da 100mila pesetas vinto negli Anni Ottanta dobbiamo tornare indietro inevitabilmente nel tempo.

Il cambio ufficiale della peseta con l'euro, al momento dell'entrata in circolazione della moneta unica nel 2002, era stato di 166,386 pesetas per un euro.

In Spagna i soldi valevano molto meno che in Italia, visto che lo stesso cambio con la lira è di 1936,27.

Negli anni Ottanta, tuttavia, quanto valevano effettivamente le pesetas? Un caffé ad esempio costava 80, così come un litro di latte.

"Cosa mi ha insegnato il poker"

Tornando al poker di oggi, segui i circuiti internazionali?

"Non in maniera assidua, però so che esiste ad esempio una giocatrice molto forte che si chiama Leo Margets. E che è anche piuttosto carina. Però mi sarebbe piaciuto parecchio. Ho una conoscenza più letteraria che reale del poker, però se lo danno in televisione lo guardo. La letteratura di genere è entusiasmante, adoro in tal senso David Mamet, ma soprattutto quella frase, non so se vera o mitizzata, che se non scopri entro mezz'ora che sei seduto al tavolo chi è il pollo, allora il pollo sei tu".

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Neanche una capatina al casinò di Bilbao?

"No, nemmeno. E sai una cosa che mi innervosisce ai tavoli? Che proprio non sopporto? Quelli che giocano con le chips, il rumore mi fa impazzire, in negativo".

Cosa ti ha insegnato il poker?

"Tantissime cose. Una su tutte, però: mai andare oltre i propri mezzi. O meglio, giocare solo se vale la pena e se c'è un ritorno adeguato. Faccio così anche al momento di organizzare il mio festival cinematografico "Ja!". Sarebbe bello avere degli ospiti grandiosi, però poi mi chiedo se ne valga la pena".

"I film sul poker che ricordo..."

Film imprescindibili sul poker, tu che sei cinefilo e organizzi anche un festival?

"Cincinnati Kid", senza dubbio. E poi uno che non parla di poker, anzi, ma di biliardo, è "Lo spaccone" con Paul Newman. In Spagna ce n'è uno carino, che si chiama "Juego de luna".

In Italia abbiamo diversi film sull'argomento, ne hai mai visti?

"Beh, "Lo chiamavano Trinità" in Spagna ha avuto un grande successo, anche se il poker c'è solo in una scena. E ce ne sono altri? Dimmeli, che sono curioso di vederli".

A Juan Bas cito "Asso" e soprattutto "Regalo di Natale" (nella foto qui sopra) e lui immediatamente chiede, forse all'intelligenza artificiale del suo telefonino, di trovargli informazioni su questi due film.

Li guarderai, quindi?

"Sì: e mi vuoi dire che Adriano Celentano ha fatto un film di poker? Curioso. Pupi Avati pure mi sorprende, non ho visto tanti film suoi ma non riesco a connetterlo a un mondo come quello del poker. Celentano mi ricorda Ninetto Davoli, comunque".

Infatti è un film "diverso", tra i tanti che ha fatto. E il poker in "Regalo di Natale" è quasi un plus.

"Interessante, allora, vediamo se la trovo".

La chiacchierata finisce così, l'appuntamento con Juan Bas è stato in realtà per parlare della sua ultima fatica letteraria, la riedizione della sua "Trilogia del exceso".

Tre romanzi ambientati tutti a Bilbao con protagonista il suo alter ego letterario, Pacho Murga, un ricco cialtrone snob che vive di espedienti e che finisce per cacciarsi nei guai: "Alacranes en su tinta", "Voracidad" e "Ostras para Dimitri".

Il poker compare qua e là nelle pagine di questi tre romanzi usciti tra il 2002 e il 2012 e ora messi assieme in un unico volume.

Si ringrazia per la foto in copertina El Correo