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Timex re degli scacchi

Mike McDonald re anche negli scacchi, 18 anni dopo il trionfo EPT

Il numero 18 deve essere particolarmente caro, a Mike McDonald. A Diciotto anni, diventava il più giovane campione nella storia dell'EPT. Praticamente diciotto anni dopo, diventa campione nazionale di scacchi. Cosa è successo nel frattempo? E cosa hanno davvero in comune scacchi e poker? Cerchiamo di rispondere a tutte le domande.

Quando Mike McDonald batteva un record "definitivo" all'EPT

Nato a Waterloo, in Canada, l'11 settembre del 1989, Mike McDonald aveva compiuto diciotto anni da neanche tre mesi, quando si presentò all'Hilton di Praga a giocare il Main Event dell'European Poker Tour. Chiuse al quattordicesimo posto su 555 iscritti in un torneo che vide vincitore il francese Arnaud Mattern sul nostro Gino Alacqua. Lo stesso Mattern, peraltro, era un professionista di backgammon che aveva poi scoperto il poker. Quel 14° posto aveva fruttato al giovane Mike un premio da 20.200€, ma soprattutto gli aveva dato l'impressione di poter essere un fattore nel poker live.

Puntualmente, nemmeno due mesi dopo sarebbe diventato il più giovane vincitore di sempre a un Main Event EPT. Allo Spielbank Hohensyburg di Dortmund, dominò in maniera impressionante un tavolo finale che vedeva anche la presenza di Claudio "Swissy" Rinaldi, il quale avrebbe terminato la sua corsa al quinto posto. A contendere la vittoria a McDonald fu un amatore tedesco di origini turche e dalle size francamente improponibili, Andreas Gulunay. Infatti, per lui non ci fu scampo e così, il 2 febbraio del 2008, Mike McDonald divenne il più giovane di sempre a vincere un EPT, a 18 anni e 144 giorni. Uno di quei record che difficilmente si possono battere, per ovvi limiti anagrafici.

Il talento di Mike McDonald per il poker era di quelli evidenti, infatti andò molto vicino a vincere lo stesso torneo un anno dopo, chiudendo al quinto posto. Per la cronaca, vinse la meteora tedesca Sandra Naujoks.

Nonostante ciò, già prima della metà degli anni '10, il canadese decise di lasciare il poker inteso come professione, preferendo dedicare le proprie attenzioni ad altro. McDonald ha continuato a fare comparsate qua e là, ma senza il "grind" di un tempo e riuscendo comunque ad accumulare più di 13 milioni di dollari in vincite lorde da tornei live.

Il re delle prop bet

Forse il più grosso talento di Mike McDonald è però sempre stato quello delle prop bet. Il canadese ha una naturale inclinazione a cercare le sfide, sia fisiche che mentali, e la disciplina adatta a fare tutto ciò che serve per vincere. Ad esempio, è rimasta nella storia una prop bet cestistica. Nell'aprile del 2020, scommise 250.000$ che sarebbe arrivato a infilare 90 tiri liberi a basket su 100 tentativi, entro la fine dell'anno. Nonostante avesse zero esperienza pregressa con il basket, ci riuscì prima della metà di agosto…

La nuova sfida (vinta) di Mike McDonald: gli scacchi

Tra i suoi interessi c'è da anni quello per le cryptovalute, mentre da un punto di vista della competizione è sempre stato affascinato dagli scacchi. Il fascino è arrivato al punto da riuscire a vincere un campionato nazionale.

Fate caso alla data: 2 febbraio 2026, esattamente diciotto anni dopo aver trionfato nell'EPT Dortmund da diciottenne. Una coincidenza pazzesca, che dice comunque tanto del talento poliedrico di questo ragazzo, oggi trentaseienne.

Il torneo è stato vinto alle Isole Cayman, dove lui ha trionfato tra gli uomini e Zara Majid tra le donne. Sul profilo Facebook della FIDE si legge che Mike "ha combattuto a scacchi con determinazione e qualità". Lo stesso McDonald, sul suo profilo X, ha ammesso di aver dovuto ricevere qualche batosta, prima di arrivare a vincere.

A vedere il suo grafico, tuttavia, non si direbbe.

Mike, che grafico!

Siamo abituati a osservare grafici pokeristici presi dai vari Sharkscope della situazione, ma l'impatto visivo della progressione del rating scacchistico di Mike McDonald somiglia in maniera impressionante al grafico di un pokerista vincente.

Ecco la progressione del suo rating FIDE, che al momento è di 1.853 sugli scacchi standard, 1.936 nel rapid e 1.863 nel blitz.

Scacchi e poker, quanti campioni in comune!

In tutti questi anni, avete letto sulle nostre pagine di scacchisti divenuti giocatori di poker, o che comunque hanno coltivato entrambe le passioni ad alto livello. Bill Chen è un matematico ed ex PokerStars Team Pro che ha vinto due braccialetti WSOP, oltre ad aver scritto un libro molto apprezzato al tempo, "The Mathematics of Poker" (2006), oltre ad essere molto esperto di scacchi.

A proposito di testimonial PokerStars, come e più di Chen è eclatante il caso di Jennifer Shahade, scacchista americana tra le prime a ricevere la qualifica di "Woman GrandMaster" ma da anni dedicatasi anche al Texas Hold'em. Come lei ci sono stati anche Almira Skripchenko, Alexander Grischuk e Jeff Sarwer, che il sottoscritto aveva intervistato diversi anni fa, dopo un fantastico 10° posto EPT.

E poi ci sono anche i casi inversi, come il supercampione di scacchi Magnus Carlsen, che negli ultimi anni si è schierato diverse volte in tornei di poker live.

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Per dare una gerarchia alle cose, l'attuale rating FIDE di Carlsen è di 2.840, quello massimo di Jen Shahade è stato di 2.366, quello attuale di Mike McDonald 1.853.

Scacchi e poker, differenze e analogie: cosa dice la Teoria dei Giochi

Come ci aveva detto lo stesso Sarwer, ci sono analogie inimmaginabili tra poker e scacchi, in particolare nelle parti strategiche che tendono a mettere l'avversario in una condizione di pressione, per cercare di indurlo in errore.

La differenza principale è invece la totale assenza dagli scacchi del fattore aleatorio, che invece costituisce il "sale" del poker. Per esprimere meglio tale differenza, ci affidiamo a ciò che dice la Teoria dei Giochi.

Secondo la Teoria dei Giochi, entrambi sono giochi a somma zero, nel senso che qualsiasi risultato si abbia tra due giocatori, si avrà sempre un vincente e un perdente. Anche nel caso di pareggio negli scacchi, si tratta comunque di uno 0-0.

La differenza tra i due giochi è data fondamentalmente dal tipo di informazione. Gli scacchi sono un gioco ad informazione perfetta, il poker è invece un gioco ad informazione imperfetta.

Negli scacchi, siamo sempre potenzialmente in grado di avere una conoscenza completa della situazione e delle mosse eseguite dal nostro avversario fino a quel punto.

Nel poker, invece, l'informazione è imperfetta per mancanza di dati sulle carte in dotazione all'avversario e, eventualmente, la conoscenza delle carte comuni che devono ancora uscire e di altre incognite.

Una differenza abnorme è che un errore, negli scacchi, si paga caro e subito e costa immediatamente uno svantaggio, che spesso sfocia in una sconfitta. Nel poker, invece, una scelta sbagliata può ottenere un effetto positivo nell'immediato. Al contrario, una scelta corretta potrebbe avere un esito disastroso sempre nell'immediato di una singola mano.

Alla fine, è proprio questo elemento aleatorio che rende il poker così affascinante per un numero molto alto di persone, perché illude anche i meno bravi di poter competere alla pari con i più forti. Elemento, questo, impossibile negli scacchi.

Immagine di copertina: Mike McDonald (suo account X)

Giornalista - Poker e Sport Editor
Nato nel 1972 in Calabria, pratica diversi sport con alterne fortune, anche per via di un fisico non esattamente da Guardia Svizzera. Dai primi anni ’90 ad oggi, il suo percorso lavorativo e di vita non ha mai smesso di accompagnarsi alle varie passioni: dalla musica alle arti visive, alla tecnologia e alla scrittura. Prima DJ in vari club, poi tecnico e regista televisivo, quindi giornalista. Nel 2006 scopre il Texas Hold’em che dal 2007 diventa il suo pane quotidiano, creando la prima redazione online interamente dedicata al poker, in Italia. Anche lo sport non ha mai smesso di essere parte della sua vita, seppur non vissuto ma raccontato. Da anni scrive di calcio, basket e tennis, con particolare amore per quest’ultimo, ben prima che diventasse sport nazionale con la Sinner-mania e tutto ciò che ne consegue.
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