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Diego Abatantuono

Regalo di Natale: il nuovo inedito finale del film cult di Pupi Avati

Dal momento in cui, in redazione, abbiamo cominciato a pensare ai pezzi da scrivere sotto le feste natalizie, il pensiero di tutti noi che ne facciamo parte è confluito sul film più bello che sia stato mai girato sul poker in Italia, Regalo di Natale.

L’opera, scritta e diretta da uno dei geni del cinema nostrano, Pupi Avati, va letta sotto diverse chiavi di lettura, alle quali voglio accennare brevemente, prima di buttarmi sul vero e proprio argomento che voglio trattare.

Le chiavi di lettura di Regalo di Natale

La prima e più diretta interpretazione che si vuol dare alla pellicola, è quella che fa capo alla semplice partita di poker che tutti noi abbiamo organizzato per le feste di fine anno.

Amici di vecchia data che si incontrano, magari non esattamente la notte del 24 dicembre come nel film, con il palese intento di rivedersi e passare qualche ora insieme, senza dover per forza onorare il significato prettamente religioso del Natale. È ovviamente l’interpretazione che ama dare chi non ha intenzione di scendere nel profondo, per evitare quella forma di pensieri e ragionamenti che, ahimè, ai nostri giorni, sta via via scomparendo sempre di più e che, evidentemente, costa fatica.

Ma Pupi Avati è stato uno dei più fini manipolatori di quella patina di superficialità atta a nascondere qualcosa di notevolmente e, in questo caso drammaticamente, meno semplice.

La partita di poker è utilizzata non a caso come paradigma più azzeccato dell’inganno.

Regalo di Natale
Una scena di Rivincita di Natale, il sequel di Regalo di Natale

Quattro vecchi amici che si ritrovano per una notte di gioco, più un altro, l’Avvocato Santelia, interpretato da Carlo Delle Piane, Coppa Volpi per la sua incredibile interpretazione, quinto incomodo e finto perdente ai tavoli, oltre che baro perfetto e raffinato.

Il tratto che fa da ponte tra chi inganna e chi viene ingannato è Ugo, Gianni Cavina, che con colui che è il vero protagonista del film, Franco, Diego Abatantuono, ha dei debiti morali legati all’unica donna amata da Franco nel suo passato, Martina.

Piccola curiosità che non tutti conoscono: il ruolo di Franco, poi dato ad Abatantuono, fu offerto in principio a Lino Banfi.

Tutti i partecipanti alla partita hanno, escluso Stefano che nasconde a tutti tendenze omosessuali comunque conosciute dai suoi amici e che è il personaggio meno appariscente, dei problemi di soldi, in un periodo in cui sono sfrenati gli atteggiamenti che fanno capo all’edonismo e alla conseguente ricerca spasmodica del proprio piacere personale.

Inganni, difficoltà finanziarie, gioco e famiglie distrutte, quindi, che sfociano nell’ennesimo bieco tradimento di uno degli amici di Franco, consapevole di tutto solo dopo aver perso ogni suo avere alla fine di quattro ore di poker all’italiana.

La mano conclusiva in un mondo parallelo

Quelle che avete appena letto, sono parole che un giocatore di poker di lunga data dovrebbe capire al volo e che ha fatto probabilmente sue nel momento in cui scorrono i titoli di coda.

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Ma cosa sarebbe cambiato in un contesto di questo tipo, se fosse stato scelto un finale diverso?

Proviamo per un attimo a immaginare che Franco avesse deciso di non pronunciare la frase che lo avrebbe rovinato “va bene, vedo i suoi 250 milioni“, ascoltando il consiglio di Lele, unico al tavolo ad avere profondamente a cuore le sorti dell’amico, “Franco, vieni via“.

Intanto la più diretta conseguenza sarebbe stata quella di non sperperare un patrimonio costruito grazie alla sua attività imprenditoriale che cominciava a vacillare, visto che il cinema al centro di Milano di sua proprietà, non stava andando alla grandissima in quel momento.

In secondo luogo avrebbe rovinato i piani di Ugo, in combutta con l’Avvocato Santelia e in disastrose condizioni economiche, oltreché familiari. Franco sarebbe uscito dalla partita tecnicamente “in pari“, ma l’inganno del personaggio interpretato da Carlo Delle Piane, è subdolo e allo stesso tempo geniale.

Esso fa leva sull’orgoglio di Franco che, da come lo presenta Avati, è giocatore esperto e scafato ed unico, tra i presenti, in grado di battere l’Avvocato, forte della sua situazione economica, ben più florida di quella dei suoi avversari.

La frase provocatoria che fa perdere la brocca a Franco è una concatenazione di parole che noi appassionati di poker sappiamo come una filastrocca: “L’unica cosa che le chiedo è che lei non saprà mai con quale punto l’ho sfidata a giocarsi 250 milioni, è l’unica condizione che le ho posto e mi sembra un dettaglio trascurabile“.

L’animo umano è spesso ingannato da dettagli che offuscano ciò che è invece veramente importante, lo è una frase come questa che porta a perdere 250 milioni, esattamente come lo è la vita quando perdiamo di vista i valori importanti del nostro quotidiano.

Scelga il lettore quali.

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".
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