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Poker ABC: come giocare il river e prendere la decisione finale

Dopo i primi quattro articoli che ci hanno dato la possibilità di prendere confidenza con i range iniziali e i primi tre giri di puntata, chiudiamo questa cinquina di articoli di strategia con la strada che chiude i giochi e che decide definitivamente le sorti di un mano: il river.

Del ragionamento che abbiamo fatto fin qui e che dovrebbe mettervi in condizione di tenere un filo logico della mano, a voi giocatori alle prime armi ai quali sono destinati i nostri articoli, è dedicato anche il consiglio più importante: sia nel poker online che nel poker live, giocate facile e non cacciatevi in situazioni difficili nelle quali bisogna prendere decisioni difficili, con l'andare del tempo sarete più esperti e avvezzi a risolvere tali situazioni.

Ecco i pezzi precedenti:

Il river

Nel percorso che abbiamo seguito fin qui abbiamo provato a mettere da parte uno degli errori più comuni di chi comincia ad approfondire il poker: osservare esclusivamente le proprie due carte e cercare di indovinare quelle dell'avversario.

Abbiamo introdotto il concetto di range, per poi vedere come le decisioni prese preflop restringano progressivamente quel ventaglio di possibilità e come flop e turn ci permettano di raccogliere ulteriori informazioni.

Arrivati al river, tutto questo lavoro trova la sua conclusione: Non ci sono più carte da scoprire, non possiamo migliorare una coppia trasformandola in trips, completare un progetto di colore o sperare che una scala venga chiusa dall'ultima carta del board. La nostra mano ha ormai il suo valore definitivo e la domanda diventa apparentemente molto semplice: possiamo estrarre ancora valore, dobbiamo bluffare ancora, possiamo chiamare una puntata oppure è arrivato il momento di arrenderci?

La risposta, naturalmente, è meno semplice della domanda! Ed è proprio per questo che il river rappresenta una delle strade sulle quali emergono maggiormente le differenze tra chi gioca pensando soltanto alla propria mano e chi prova invece a ricostruire l'intera storia dello spot.

L'ultima carta che elimina l'equity prospettiva

Se il river è l'ultima carta comune che gira il dealer, che sia esso fisico per quanto riguarda il poker live, oppure virtuale quando parliamo di gioco online, va da sé che dobbiamo esclusivamente ragionare in termini immediati.

Non ci sono più carte da girare e stack altrui, non solo il nostro, da attaccare o preservare in relazione alle puntate future: qui il dado è tratto e occorre chiudere in festa, limitare i danni, oppure, speriamo per voi di no, consegnarci mani e piedi al nostro avversario.

Flop e turn possiedono una caratteristica che il river non ha: una mano che in un dato momento è perdente può ancora diventare vincente. Con quattro carte di colore possiamo chiamare una puntata perché, oltre al valore eventualmente già posseduto dalla nostra mano, abbiamo una determinata probabilità di completare il progetto; stessa cosa vale per una scala che abbiamo la possibilità, oltre che il mero desiderio, di chiudere, oppure per una coppia che vuole diventare tris, ecc. ecc.

Al river queste componenti scompaiono completamente.

Le molteplici domande da farsi

Uno degli errori più frequenti consiste nel classificare la propria mano in maniera assoluta. “Ho doppia coppia, quindi devo puntare”. Oppure: “Ho soltanto una coppia, quindi devo controllare/checkare”: il poker non funziona in questo modo perché la forza di una mano è sempre relativa al board, all'azione precedente e soprattutto al range dell'avversario.

Immaginiamo di aver aperto da bottone con a q , essere stati chiamati dal big blind e aver puntato su un board a 8 4 . Dopo il call dell'avversario, il turn è un 2 e riceviamo un altro call su una nostra nuova puntata. Se il river porta un apparentemente innocuo 7 , la nostra top pair con buon kicker può ancora ricevere valore da diversi assi peggiori. Dobbiamo solo capire come il nostro avversario giochi eventuali doppie coppie o set.

Adesso dell'esempio precedente cambiamo solo parte del board: turn 9, river T, con tre carte dello stesso seme sul board. La nostra mano nominalmente è ancora una coppia d'assi con Q kicker, ma il valore relativo è profondamente cambiato.

Alcune mani che prima potevano chiamarci sono diventate doppie coppie, altre hanno completato colore o scala e una parte del range che continuiamo a battere potrebbe non essere più disposta a pagare una puntata consistente.

Chi ci paga al river?

Quando puntiamo per valore al flop possiamo avere anche altri obiettivi. Una puntata può proteggere la nostra equity, impedire all'avversario di vedere gratuitamente una carta o far pagare un progetto. Al river tutto questo non esiste più: se puntiamo per valore, vogliamo essere chiamati.

Per questa ragione una domanda estremamente utile è: “Quale mano peggiore della mia mi paga?”. Se di queste mani non riusciamo a trovarne abbastanza, probabilmente la nostra puntata non è così automatica come pensavamo.

Questo vale soprattutto con le mani di forza intermedia, mentre con il nuts, il punto imbattibile, il problema naturalmente cambia: vogliamo principalmente scegliere una size capace di ottenere il massimo dal range che ci possa chiamare.

Ma con una top pair, una seconda coppia forte o una doppia coppia su board complicati, il confine tra value bet e check può diventare molto sottile.

Qui entra in gioco il cosiddetto thin value, cioè la capacità di ottenere valore anche con mani che non appartengono alla parte fortissima del nostro range. È un concetto importantissimo, perché molti giocatori inesperti perdono una quantità enorme di valore semplicemente checkando troppo spesso il river.

Avere paura di essere rilanciati non deve diventare il motivo principale per non puntare. Se riteniamo che otto combinazioni peggiori possano chiamare e soltanto poche migliori ci battano, quella puntata può essere redditizia anche se occasionalmente ci troveremo davanti a una mano superiore: ricordate che quello che vince sempre è, come dicono in TV i commentatori calcistici, "Padre Tempo". E' il lungo periodo quello che ci interessa.

Il river: come raccontare la storia giusta

Chiudiamo con il momento in cui di valore non ne abbiamo e vogliamo provare a bluffare.

Supponiamo di aver puntato flop e turn con un progetto di colore e che al river non completi nulla. Se facciamo check e l'avversario fa altrettanto, nella maggior parte dei casi perderemo allo showdown anche contro una semplice coppia, oppure addirittura con una sola over card. A quel punto la nostra mano può avere maggiore utilità come bluff che come check.

Non tutti i progetti mancati si devono trasformare in bluff: quando siamo di fronte ad un giocatore esperto, egli si renderà spesso conto di quando non abbiamo concluso niente di buono, in presenza di un board con dei progetti mancati, per cui in quel caso occorrerà andarci coi piedi di piombo.

Dobbiamo chiederci quale parte del range avversario vogliamo far foldare e, soprattutto, se la nostra linea precedente rappresenta in maniera credibile le mani forti che stiamo cercando di raccontare.

Il bluff al river, quindi, non dovrebbe nascere mai dal pensiero “non posso vincere, allora provo a puntare”, ma da qualcosa di più strutturato: la mia mano ha scarso valore di showdown, il mio range può rappresentare mani molto forti e una parte sufficiente del range avversario si trova davanti a una decisione difficile.

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.