Se è vero com’è vero che il poker online è cambiato tantissimo negli ultimi anni e, soprattutto, è in continua evoluzione, lo è altrettanto il fatto che questo enunciato vale soprattutto per la strategia MTT Low Stake.
Le dinamiche rispetto ai tavoli dove i regular sono tantissimi, sono ovviamente diverse, visto che è ancora sufficiente applicare meno regole per uscirne vincenti, ma non per questo esse sono le medesime di quelle che governavano il poker dei tornei a basso Buy In di qualche anno fa.
Vediamo come ciò è accaduto dividendo il tutto in alcuni articoli: il primo fa leva soprattutto sulla strategia preflop e sulla gestione degli stack; a partire dal secondo svilupperemo il gioco postflop, gli adattamenti exploit, l’ICM e vi daremo qualche cenno di GTO.
In questo Articolo:
Strategia MTT Low Stake: il preflop
Da più parti si è sentito dire ultimamente che nel poker moderno vince chi gioca meglio il preflop.
Se ne vogliamo fare una questione puramente statistica, mai una frase di questo tipo ha calzato meglio in seno alla strategia da utilizzare nel poker online, a prescindere dal livello in cui si giochi.
Giocare poche mani, evitare gli spot marginali e aspettare che gli avversari commettessero errori, è stato ciò che ci hanno insegnato fin dai primi anni in cui il gioco è sbarcato in Italia e, più in generale, ha conosciuto la sua esplosione dopo l’effetto Moneymaker.
Chi vi scrive ha vissuto tutti questi passaggi e non vi nascondo che la difficoltà più grande per un giocatore che clicca da 20 anni e più, è stata la capacità di adattamento ai vari periodi storici.
Questo approccio conservativo di inizio era, non è del tutto sorpassato, ma mantiene ancora una parte di validità, perché nei field low stake non è necessario inventarsi giocate spettacolari per essere profittevoli, ma non è più sufficiente per costruire un vantaggio significativo.
Il poker da torneo oggi richiede una comprensione più precisa degli stack effettivi, delle posizioni, delle frequenze di apertura e delle situazioni nelle quali l’aggressione produce valore anche senza una mano premium.
Il low stake oggi non può essere soltanto un poker d’attesa
Giocare un MTT low stake in maniera moderna non significa trasferire meccanicamente sui tavoli da 5 o 10 euro le frequenze utilizzate dai professionisti negli high roller.
Significa comprendere i principi teorici e applicarli contro una popolazione di giocatori che presenta difetti differenti: il giocatore medio dei piccoli tornei può entrare in troppi piatti, chiamare troppo preflop, difendere male il grande buio oppure diventare improvvisamente molto prudente quando il piatto cresce.
La strategia vincente deve quindi possedere una struttura solida, ma anche la flessibilità necessaria per modificare le frequenze in base al tavolo.
E’ l’oggettività del gioco moderno che ce lo insegna: provate a giocare un torneo con l’aiuto di un programma d’ausilio legale, i famosi HUD. Non vi serviranno moltissime mani per capire chi giocherà senza criterio giocando quasi tutti i colpi, chi lo farà senza rischiare nemmeno una chips, chi entrerà nei piatti rilanciando quasi sempre e chi invece lo farà chiamando i rilanci preflop altrui.
Saranno tutte caratteristiche che vi serviranno per inquadrare i vostri rivali al tavolo e prendere le adeguate contromisure.
La confusione tra disciplina e passività
L’errore più frequente è confondere la disciplina con la passività. Foldare le mani deboli dalle prime posizioni è disciplina; rinunciare ad aprire dal bottone perché non si possiede una figura alta è passività. Non inseguire progetti senza pot odds è disciplina; evitare una 3-bet profittevole per paura di essere eliminati è passività.
Il poker moderno non elimina la prudenza, ma la colloca all’interno di una strategia che prova costantemente a conquistare bui, ante e, soprattutto, iniziativa.
Ecco, l’iniziativa. L’aggressività al preflop è l’elemento più importante che trattiamo in questo pezzo: il margine, o se preferite, il rapporto, che esiste tra la percentuale di chips immesse volontariamente nel piatto ( il famoso VPIP ), e quella delle mani con le quali entriamo in gioco con un rilancio, deve essere il più risicato possibile.
Se un tempo ci consigliavano di preferire il rilancio al flat-call ( chiamare un rilancio altrui ) o addirittura al limp ( entrare in un piatto non rilanciato pagando solo il buio di riferimento ), oggi questa dinamica diventa di vitale importanza.
Esistono delle mani che si possono chiamare, quando siamo alle prese con determinate situazioni e determinate dinamiche, ma esse devono essere molto rare e dobbiamo saperlo fare, per poi non impelagarci in situazioni successive che ci fanno perdere parti importanti del nostro stack.

La prima regola d’oro: misuriamo lo stack in Grandi Bui
Il primo cambiamento necessario riguarda il modo in cui viene percepito lo stack. Non conta possedere 120.000 chips se il livello è 2.000-4.000: ciò che conta è avere 30 big blind.
Ogni decisione deve partire dallo stack effettivo, cioè dalla quantità di chips che può essere realmente investita contro l’avversario coinvolto nella mano. Avere 70 big blind non permette di giocare un piatto da 70 big blind contro un avversario che ne possiede soltanto 18.
Le soluzioni moderne mostrano che le strategie cambiano in maniera sensibile passando da 50 a 35, 25 o 15 big blind.
Intorno ai 30-35 big blind il gioco è particolarmente complesso, perché lo stack è ancora troppo profondo per ridurre tutto a shove o fold, ma non consente di chiamare rilanci e inseguire equity con la libertà tipica degli stack profondi.
Con 20-25 big blind aumentano invece i reshove, le 3-bet all-in e, soprattutto dalle posizioni finali, alcune aperture direttamente in all-in.
I quattro passaggi da non dimenticare
Un giocatore preparato dovrebbe quindi costruire almeno quattro mappe mentali differenti:
- gioco deep sopra i 50 big blind
- gioco medio tra 30 e 50
- gioco corto tra 15 e 30
- gioco short sotto i 15
Utilizzare lo stesso range e le stesse size in tutte queste zone significa ignorare la variabile più importante dei tornei.
Nel prossimo pezzo impareremo a capire l’importanza dei range preflop.

