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Phil Galfond

Phil Galfond spiega in 11 passi perché il poker online non è truccato

Il Phil Galfond furioso. Alcune volte i personaggi più in vista sotto l'aspetto mediatico, pensano di scrivere un post sulle loro piattaforme che sconvolgerà i propri e gli altrui follower, ma alla fine si risolve talvolta in una montagna che partorisce un topolino.

Altre volte, invece, succede esattamente il contrario.

Il tweet innocuo di Phil Galfond

Poteva sembrare ai più innocuo il tweet di Phil Galfond del 17 febbraio scorso, atto, probabilmente anche nelle intenzioni del suo autore, a schierarsi dalla parte di quei giocatori che condannano l'atteggiamento di chi non crede alla completa purezza del gioco online.

Ma le risposte non si sono fatte attendere e, al contrario, sono arrivate copiose.

https://twitter.com/PhilGalfond/status/1626701582560595969?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1626701582560595969%7Ctwgr%5E6491d8734a1640b4e4123ad1906e55d97dcea835%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fhighstakesdb.com%2Fnews%2Fhigh-stakes-reports%2Fphil-galfond-tweets-why-online-poker-is-not-rigged

Questo il cinguettio originale dal quale tutto è partito. Traducendolo si scopre che Galfond odia essere proprio lui ad aprire gli occhi a tutti, ma "se credete che un popolare sito di poker sia truccato, allora non siete pronto ad essere dei giocatori vincenti".

Le spiegazioni

Subito dopo le prime arringhe dei giocatori che si sono sentiti chiamati in causa, Phil Galfond ha provato a raffreddare gli animi, ottenendo probabilmente maggiore curiosità e visibilità per il tweet in questione.

"I principali siti di poker non sono così stupidi da truccare il loro software per raccogliere maggiore azione", continua Galfond, "ma ci sono i teorici della cospirazione che la pensano così. E io vi dico cosa non capiscono"

"Non voglio denigrare nessuno, anzi, quello che ho scritto serve per fargli aprire gli occhi e gli innumerevoli commenti sulle piattaforme più importanti sui software truccati, vengono probabilmente da da giocatori che stavano perdendo."

"Come molti hanno correttamente sottolineato, diverse grandi aziende nel poker (e anche al di fuori di esso) hanno fatto cose losche. Voglio essere chiaro sul fatto che non penso che tutti i grandi siti siano moralmente al di sopra della manipolazione degli RNG (il generatore di numeri casuali). Penso solo che dovrebbero essere degli idioti per farlo..."

Da questo momento Galfond comincia una lunga disamina su alcune delle dinamiche che governano il poker online, come la rake, e il CAP.

Il punto più interessante riguarda la liquidità, utilizzata per mettere sul tappeto il fatto che lo stesso Galfond gestisce (lui usa il passato), una Poker Room e non vuole spiegare a tutti quanto sia importante la liquidità per una room di poker, laddove per liquidità si intende numero di giocatori e partite disponibili.

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In quello successivo parla invece dei giocatori, che se vincono, spesso, incassano, se perdono e vanno broke, se ne vanno. I giocatori attivi, secondo Galfond, sono TUTTO!

Poi passa il costo del passaggio di denaro dei depositi e dei prelievi a carico delle Room.

Nel tweet che state per leggere, invece, Galfond mette in chiaro quale sia l'action ideale per un sito di poker: leggetela perché è molto interessante.

Infine l'undicesimo comandamento: quello che Galfond vuol passare è che l'ultima cosa che vogliono le poker room, è quella di creare piatti mostruosi per far crackare gli assi a qualcuno, fargli perdere i soldi e non vederlo mai più.

Questa è l'ultima cosa che le poker room vogliono, secondo Galfond.

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.