L’anno nuovo si è presentato bussando con il pugno. Prima il Venezuela, ora l'IRAN. Il 2026 è cominciato come se il mondo avesse deciso di accelerare verso l’incendio generale, con l’aria stanca di chi non ha imparato nulla da un drammatico 2025 e ha tutta l’intenzione di peggiorarlo. Ma c'è un dettaglio sui mercati predittivi che merita un approfondimento, perché le scommesse non fanno la storia, ma in alcuni casi la anticipano.
In questo Articolo:
- 1 Lo scenario attuale drammatico in IRAN
- 2 Le scommesse come sismografi del potere
- 3 Lo strike USA: probabilità al 77% entro marzo
- 4 Reuters: probabile attacco USA entro 24 ore
- 5 Le parole di Donald Trump rendono più probabile l'azione
- 6 Avvertenza: non sempre i mercati predittivi sono affidabili
- 7 Analisi geopolitica: perché il regime Iraniano è in serio pericolo
Lo scenario attuale drammatico in IRAN
Nella Iran, la Repubblica Islamica, la temperatura politica sale di ora in ora e non è una metafora climatica. Le parole di Donald Trump, che tornano a rimbombare come fiammiferi strofinati contro il muro del mondo, fanno il resto. Per le strade iraniane le proteste si sono trasformate in un bagno di sangue con il regime teocratico, che ha risposto come fanno i regimi quando si sentono assediati: con la violenza. Le cifre sono un macabro gioco al rialzo. Le fonti ufficiali di Teheran parlano di duemila morti. Le ONG stimano dodicimila decessi nelle strate, per lo più di giovani. In mezzo c’è una generazione falciata, ragazzi che pagano con la vita il prezzo di un’economia implosa e di un’inflazione che divora stipendi e futuro.
La crisi economica ha spinto la piazza oltre la paura. Le sanzioni occidentali hanno contribuito a stringere il cappio, ma ora la domanda rimbalza nelle cancellerie: funzionano davvero, o servono solo a rafforzare la narrativa dell’assedio utile al potere? Meglio inasprirle ancora o sostenere apertamente le proteste? È il solito dilemma morale travestito da strategia.
Arrivano però dei segnali inquietanti da Trump che invoca alla rivolta, promette un aiuto imminente e chiude tutti i canali diplomatici con Teheran (anche se è in corso un tentativo di mediazione della Turchia con Iran e Stati Uniti ma pare tardiva).
Nelle ultime ore inoltre gli USA stanno parzialmente evaquando la loro base principale nelll'area in Qatar che era già stato oggetto di una rappresaglia iraniana a giugno.
Con l’escalation della repressione, alla Casa Bianca sembrano diminuire i dubbi e aumentare i muscoli. Ma c’è un altro termometro, meno nobile e più cinico, che misura il febbrone della politica internazionale: quello dei mercati predittivi.
Le scommesse come sismografi del potere
Se si guarda all’Iran con lo sguardo disincantato del trader, con cinismo nonostante gli eventi drammatici che stanno coinvolgendo un grande popolo come quello persiano, emerge un dato che merita attenzione. Le piattaforme di scommesse predittive non fanno analisi geopolitica, ma fiutano l’aria. E spesso lo fanno prima degli editoriali e delle conferenze stampa (seppur bisogna fare attenzione alla liquidità di questi mercati per comprendere l'attendibilità delle informazioni).
È successo con il Venezuela. Su Polymarket, poche ore prima del blitz statunitense a Caracas e dell’arresto di Nicolás Maduro, le probabilità erano schizzate verso l’inevitabile. Non una coincidenza, ma il segnale che su quei mercati non giocano solo scommettitori della domenica: ci sono insider, o almeno persone straordinariamente informate, al limite (o oltre il limite) dell'insider trading.
Ayatollah in saldo, caduta del regime al 52%
Stamattina, su Polymarket, lo scenario iraniano viene trattato come un titolo volatile. La possibilità di uno strike statunitense nel Golfo Persico è considerata tutt’altro che fantapolitica.
La “caduta del regime degli ayatollah entro il 31 dicembre 2027” viene scambiata intorno al 47%, dopo aver toccato nella notte il 52%, con circa 1,8 milioni di dollari già passati di mano. Per dare la misura del terremoto: il 20 dicembre quella stessa ipotesi valeva un misero 9%. Allora l’attenzione era tutta concentrata su Caracas, oggi il baricentro si è spostato a Teheran.
Ricordate il nostro slogan? "Le scommesse, naturalmente, non fanno la storia. Ma a volte la anticipano". Ecco, paiono purtroppo che ci siano tutti gli elementi per un'azione più o meno plateale da parte di Trump.

Lo strike USA: probabilità al 77% entro marzo
La scorsa settimana, vi avevo segnalato che lo strike (bombardamento) da parte degli Stati Uniti entro la fine del mese era del 30% come probabilità che emergeva dai mercati predittivi, oggi un blitz militare è al 68% entro il 31 gennaio. Entro il 23 gennaio è probabile al 59%.
Al 31 marzo è al 77% e al 30 giugno del 78%. Il mercato però non è ancora così profondo (quindi meno attendibile nel calcolo delle probabilità, ve ne parleremo in seguito di questo aspetto) con poco più di 264.000 dollari scambiati dai trader.
Reuters: probabile attacco USA entro 24 ore
Per i media invece, in particolare l'agenzia internazionale Reuters, le probabilità di un attacco imminente sono molto alte. Teniamo monitorati i mercati in attesa di capire se nelle prossime ore ci sarà un balzo notevole delle probabilità come è accaduto per la caduta di Maduro in Venezuela.
In effetti aver evacuato in parte la base del Qatar non è un buon segno.
Gli iraniani: "abbiamo la capacità di bombardare le basi USA"
L’Iran rivendica la propria capacità di risposta militare e lo fa richiamando un precedente preciso: l’attacco missilistico dello scorso giugno contro una base statunitense in Qatar. Un episodio che, secondo i vertici del regime, dovrebbe funzionare da avvertimento mentre cresce l’attesa per le mosse degli Stati Uniti dopo le dichiarazioni sempre più aggressive di Donald Trump, che non ha escluso l’opzione militare a sostegno dei manifestanti iraniani.
A ribadirlo è Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, intervenuto con un messaggio pubblicato su X. Shamkhani invita il presidente americano a completare il racconto delle proprie minacce: se si parla di una presunta aggressione “infruttuosa” contro gli impianti nucleari iraniani, allora – sostiene – andrebbe ricordata anche la distruzione della base statunitense di Al-Udeid, colpita da missili iraniani.
Secondo il consigliere di Khamenei, quel raid non è solo un fatto del passato ma una dimostrazione concreta della “volontà e capacità dell’Iran di rispondere a ogni attacco”. Un messaggio calibrato, che non alza la voce ma punta il dito su un precedente militare preciso, trasformandolo in deterrenza politica. In attesa che Washington decida se restare alle parole o passare ai fatti.
L'assenza di una flotta attiva nell'area del Golfo
Sulle probabilità dello strike pesa comunque l’assenza di una portaerei nel Golfo Persico, nel Mar Rosso e nel Mar Arabico da parte della Marina statunitense. Come ricordato, gli USA dispongono di una delle più importanti basi in Qatar che però stanno in parte evacuando.
Hanno inoltre bombardieri anche negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita ma non è così scontato che i paesi del Golfo autorizzino blitz dalle basi sul loro territorio per paura di ritorsioni dell’IRAN che dispone di un arsenale di tutto rispetto tra droni e missili supersonici.
Per questa ragione, i trader di Polymarket danno per probabile uno strike ma non così imminente come i media. E’ necessario un tempo tecnico per spostare probabilmente la portaerei più vicina, la Abraham Lincoln oggi presente in un altro scenario di potenziale conflitto come il Mar Cinese del Sud (vedi tensione per Taiwan con la Cina).
Le parole di Donald Trump rendono più probabile l'azione
Donald Trump è stato durissimo: ha promesso un aiuto imminente ai manifestanti e minacciato che ci ha affari con l'IRAN verrà colpito da dazi al 25% (messaggio diretto a Pechino).
Le reazioni di Russia e proprio della Cina (storiche alleate di Theran) sono state molto negative e critiche verso la promessa di intervento di Trump, proprio perché avvertono che le probabilità di un’azione militare sono ogni giorno più concrete.
Azione di terra molto difficile (visti i precedenti)
Non è concepibile, dopo l’esperienza negativa in IRAQ, che i militari statunitensi invadano l’IRAN.
Non è da escludersi ma non è neanche probabile uno scenario che prevede dei blitz delle forze speciali (il precedente del 1979 di Carter con il blitz fallito all'ambasciata è il terrore di tutti i presidenti USA) a supporto delle proteste.
Il ruolo di Israele
Più probabile un bombardamento con un’azione coordinata con Israele sul campo considerando che il Mossad ha molti agenti infiltrati proprio nella Repubblica islamica. Potrebbe verificarsi un'azione di intelligence (in Venezuela la CIA è stata protagonista) supportata anche dall'aria per colpire il potere militare repressivo del regime. Il Governo di Tel Aviv non si sta nascondendo ed ha ammesso che sta giocando un ruolo più o meno determinante all'interno dell'IRAN.
I segnali sono seri, al netto della propaganda: Donald Trump ha interrotto qualsiasi canale diplomatico e sui social ha esortato il popolo persiano a continuare nelle forme di proteste, promettendo: “presto arriverà un aiuto”. Il mondo MAGA (la base elettorale del Presidente) si divide, mentre Israele, dopo queste dichiarazioni, è in stato di massima allerta, teme ritorsioni (l’IRAN dispone di 2mila missili supersonici, alcuni di ultima generazione che negli Strike del 2025 hanno bucato le difese anti-aeree).
Avvertenza: non sempre i mercati predittivi sono affidabili
C’è però da sottolineare che i mercati predittivi, come piattaforme come Polymarket o Kalshi, non sono sempre così affidabili in tutti i mercati nel calibrare le probabilità alla perfezione perché l’incontro tra domanda e offerta in alcuni market non ha una liquidità deep.
Sulle scommesse sull’IRAN la liquidità inizia a essere profonda: 1,8 milioni di dollari inizia a essere un mercato serio.
In mercati con minore liquidità, c’è da prendere le probabilità con le pinze. Insomma, i mercati predittivi non possono garantire sempre informazioni affidabili, a volte sono anche strumentalizzati, ma operano comunque diversi insider per interessi monetari.
Essendo una borsa (se conoscete bene lo strumento di Betfair Exchange capirete meglio certi meccanismi che sono simili), c’è sempre da fare una valutazione sia sulla liquidità complessiva del mercato ma anche sui vari ordini, c’è da attenzionare sempre le proposte sul si o no (spesso abbiamo a che fare con opzioni binarie) nel book order (dove sono visibili le varie ipotesi e i vari ordini, probabilità per probabilità, come se fossero delle quote proposte e non ancora abbinate).
Avendo una struttura di Exchange, Polymarket, Kalshi e company funzionano come delle vere borse delle scommesse/probabilità. Non esiste un banco, non si scommette contro un banco ma contro altri utenti grazie alla tecnologia blockchain decentralizzata.
Analisi geopolitica: perché il regime Iraniano è in serio pericolo
Gli utenti di Polymarket hanno ragione a valutare intorno al 50% un regime change entro il 2027? Perché rispetto alle altre proteste, compresa quella del 2022, quella del 2026 in corso mina realmente le fondamenta del regime e spalanca le porte anche a un intervento degli Stati Uniti e Israele?
La minaccia esistenziale del regime teocratico iraniano (con un cambio sempre più concreto come scenario entro il 2027 dei vertici istituzionali persiani) è concreta e le probabilità che possiamo consultare su Polymarket paiono realistiche e per nulla campate in aria.
Il fronte interno: i motivi del dissenso
Sotto il profilo politico interno, il regime oramai è isolato per via della enorme crisi economica e della sua incapacità di poter trovare una soluzione alle sanzioni internazionali. Quindi, le proteste dei giovani iraniani sono forti e convinte, sincere. I persiani che sono molto orgogliosi non stanno protestando per ambire a vivere come noi occidentali, non è così. Alla base delle proteste c'è il bisogno di maggiore democrazia, maggiori libertà di pensiero e parola, maggiori libertà alle donne e di una situazione economica oggi diventata inaccettabile per la popolazione, nonostante risorse petrolifere e di gas uniche al mondo. Le repressioni hanno oramai creato un odio generazionale verso il regime.

Il fronte esterno: l'IRAN è isolato e in serio pericolo
Nel 2025, l’IRAN ha perso il suo baluardo geografico-strategico e alleato principale, la Siria. Caduto Assad, l'uomo di Mosca, ri sono trovati con le forze armate israeliane che sono penetrate in profondità, mentre anche la Turchia è presente nel paese in modo pressante sia politico che militare.
Ha i principali nemici alle porte. Inoltre l’altro alleato storico, la Russia, è impegnata con tutte le risorse in Ucraina e ha perso quasi 10 anni di investimenti proprio in Siria (dove aveva la più importante base navale del Mediterraneo).
L’Iran è rimasto da solo, sta perdendo anche il Venezuela come alleato. La caduta dello stesso Venezuela nelle mani americane, permette agli USA anche di affrontare in modo più disincantato l'eventuale blocco dello stretto di Hormuz dove passa un quinto del greggio mondiale.
I proxy che finanziava che minacciavano Israele sono stati notevolmente indeboliti come Hezbollah in Libano (decapitati da un’operazione di intelligence che rimarrà storica con circa mille "cercapersone" esplosi che hanno azzerato i dirigenti e tutti i vertici uccisi in un successivo blitz a Beirut). Inutile parlare di Hamas nella striscia di Gaza che ha subito una delle più dure offensive della sua storia (purtroppo però con gravi conseguenze per l’innocente popolo palestinese).
Di fatto l’attuale regime iraniano è da solo, può contare solo sull’alleanza della Russia per lo sviluppo e lo scambio di armi mentre tutti i paesi arabi sunniti come Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti rimangono dei minacciosi rivali nell’area.
L'esercito iraniano sembra fedele a Ali Khamenei
Mai come in questo momento l’Iran è debole e esposto sia dall’interno che dall’esterno anche se l’esercito regolare, i Pasdaran e tutte le milizie paiono uniti intorno al leader Ali Khamenei, almeno pubblicamente.
Anche se la visione pare semplicistica, visto che un grande paese come la Persia, con 92 milioni di abitanti, ex potenza imperiale per secoli, è una realtà molto più complessa anche a livello politico, con le nuove generazioni, soprattutto di ufficiali nell’esercito che sono più pressanti verso strategie più aggressive verso l’esterno, mentre i vertici del vecchio regime, cercano di frenare gli istinti giovanili aggressivi della base, ben consapevoli di non poter reggere, nel lungo periodo, un confronto militare contro gli USA e Israele alleati. E nel 2025, con la durissima offensiva contro Hezbollah e Hamas, i nemici occidentali hanno dimostrato di non scherzare, bombardando anche i siti nucleari iraniani.