La piattaforma di scommesse predittive online Polymarket è riuscita nell’impresa più difficile: far infuriare i giocatori dopo che avevano vinto. O almeno così credevano. In realtà, nei fatti, il sito ha ragione: non si è trattato di un'invasione del Venezuela nel vero senso della parola.
Il book di scommesse predittive ha annunciato (forse sentendo puzza anche di insider trading) che non regolerà milioni di dollari di puntate su una presunta invasione statunitense del Venezuela, sostenendo che la cattura del presidente Nicolás Maduro non rientra nella definizione di “invasione”. Questione semantica, diranno loro. Questione di portafoglio, ribattono i trader.
Ma la logica impone che si tratti di una cattura delle forze speciali, un'operazione di intelligence condotta dalla CIA che alla fine ha portato alla destituzione di Maduro ("Maduro out" nel vero senso della parola). Nessuna invasione classica.
C'è stato però un cortocircuito mediatico e molti osservatori e giornalisti sono caduti in errore nel confondere due situazioni e due mercati diversi. Ho letto giornali (anche testate prestigiose) che hanno fatto confusione.
I due mercati aperti che la stampa ha confuso riguardano:
- Maduro out entro il 31 gennaio? (é stato chiuso)
- Gli Stati Uniti invaderanno il Venezuela entro... (è rimasto aperto)
In questo Articolo:
I movimenti sospetti sui mercati
Prima che le forze speciali mandate da Donald Trump prelevassero l'ex presidente del Venezuela all’alba di sabato, qualcuno sembrava aver fiutato l’aria. Sui cosiddetti “prediction markets” — mercati predittivi, il nuovo "oroscopo" dei tempi digitali — erano comparsi movimenti sospetti.
Qui non si scommette solo su cavalli o rigori, ma sul destino del mondo: sì o no, entra o esce, cade o resiste e, come ribadito, spesso questi mercati si prestano a insider trading facili facili.

Ad esempio, sulla piattaforma oggi si scommette sulla previsione che Trump compri la Groelandia e le probabilità sondate dai mercati predittivi danno l'ipotesi al 15%. Prima le possibilità erano all'8%.
Un secondo bombardamento all'Iran entro il 31 marzo è - su Polymarket - oggi al 30%.
Venerdì scorso, un trader anonimo su Polymarket ha puntato 30.000 dollari sul mercato “Maduro fuori entro il 31 gennaio 2026”. Quando la cattura del presidente venezuelano è stata annunciata il mattino seguente, il conto sembrava sorridere: profitto potenziale di oltre 436.000 dollari. Champagne stappato. Troppo presto?
I media hanno confuso due mercati diversi sul Venezuela
Alcuni giornali e siti internet sostengono che il titolare di questo account anonimo non avrebbe vinto la scommessa secondo Polymarket. Ma non è così, non risulta. La scommessa aperta riguardava: "Maduro out?"
E Maduro è stato messo fuorigioco, è fuori dai giochi. Di fatto hanno vinto quelli che hanno puntato sulla decapitazione istituzionale dell'ex leader chavista. Quindi, l'invasione non c'entra nulla con questa bet.
Se per caso Polymarket dovesse aver sospeso i pagamenti è per altri motivi derivanti dal tempismo sospetto delle operazioni. Ma non lo sappiamo.
La scommessa sull'invasione
Polymarket quando ha annunciato che la scommessa era ancora aperta perché "non si tratta di un'invasione", si riferiva a un altro mercato. L'equivoco nasce da questo dettaglio.
E' probabile quindi che i media abbiano fatto confusione con l'altra scommessa aperta, ovvero che "Gli Usa invaderanno il Venezuela". In quel caso, Polymarket giustamente non ha chiuso il mercato, perché un'invasione non c'è stata.
L'aviazione statunitense ha solo annullato (in modo permanente con ogni probabilità) le difese aeree e potrebbe ricolpire (c'è una bet aperta anche su questo scenario del secondo strike).
Il mercato è sempre aperto sull'invasione del Venezuela:
- entro il 31 gennaio: ipotesi sul mercato è al 5% (le probabilità sono crollate)
- entro il 31 marzo: ipotesi sul mercato è all'11%
- entro il 31 dicembre: ipotesi sul mercato è al 18%
La scommessa è aperta sempre (ma il mercato "Maduro out" è chiuso) e Polymarket ha poi chiarito che la “presa” di Maduro non equivale a una vittoria della scommessa sull'invasione.
Puntati 10,5 milioni di dollari sull'Invasione
In totale, più di 10,5 milioni di dollari sono stati puntati quest’anno su un’invasione del Venezuela, soprattutto con la scadenza del 31 gennaio. Altri hanno allungato lo sguardo a marzo o addirittura a dicembre. C’è chi ha scommesso decine di migliaia di dollari su una sola domanda: quando — e se — l’America entrerà davvero.
Interpellata per un commento, Polymarket ha rimandato alle definizioni sul proprio sito. La scommessa, spiegano, riguarda “operazioni militari statunitensi finalizzate a stabilire il controllo”. E aggiungono: il fatto che il presidente Trump abbia parlato di “gestire” il Venezuela, mentre erano in corso colloqui con il governo venezuelano, non basta a qualificare l’operazione di “snatch and extract” — il blitz per catturare Maduro — come un’invasione vera e propria.
La reazione dei trader
Una spiegazione che non ha convinto gli utenti. Un trader, con il nickname Skinner, ha scritto parole che odorano di tribunale morale: “Polymarket è scivolata nell’arbitrarietà pura. Le parole vengono ridefinite a piacimento, scollegate da qualsiasi significato riconosciuto, e i fatti semplicemente ignorati. Che un’incursione militare, il rapimento di un capo di Stato e la presa di controllo di un Paese non siano considerate un’invasione è semplicemente assurdo”.
Che le azioni degli USA siano state drastiche e che abbiano annichilito le difese del Venezuela è fuori di dubbio, ma non c'è neanche un soldato USA ufficialmente sul suolo dello stato sudamericano, inoltre non è stato neanche sovvertito il gruppo di potere al comando dal 1998 (dai tempi della vittoria alle elezioni di Chavez). Alla fine, sono rimasti gli stessi, è caduto solo il leader.
Solo la storia ci dirà se gli USA avranno la capacità di governare il paese in modo indiretto e efficace.
Ad oggi ha ragione la piattaforma: tecnicamente non si può parlare di invasione militare. Al massimo di forti ingerenze politiche e di business sull'economia nazionale venezuelana.
Trump ha anche annunciato che invierà dei soldati a protezione dei pozzi petroliferi (suo vero obiettivo). In quel caso sarà curioso capire come la piattaforma considererà quelle forze armate e se ci saranno gli estremi per considerare l'invasione.
Ma tutto ciò dimostra quanto sia difficile regolamentare il mercato delle scommesse predittive, scommesse travestite da analisi razionale.
Scommesse predittive vs bookmakers tradizionali
Secondo Citizens Equity Research, i mercati predittivi stanno sottraendo ai bookmaker tradizionali circa il 5% del volume di gioco regolato, pari a 8 miliardi di dollari l’anno. Impressiona scritto così, ma è un’illusione ottica: non sono ricavi, sono solo puntate movimentate. Come dire traffico, turnover.
L’analista Jordan Bender la chiama senza giri di parole una wash: per colossi come DraftKings, FanDuel (e la sua casa madre Flutter Entertainment) l’impatto è neutro. Hanno già messo un piede nei mercati predittivi e dormono sonni relativamente tranquilli.
Chi potrebbe soffrire un po’ di più sono gli operatori rimasti fuori dal gioco — Bet365, BetMGM, Caesars, Penn Entertainment — ma niente che giustifichi il panico in Borsa. Anzi: Rush Street Interactive, nonostante l’esposizione minima, è stata una delle migliori titoli gaming dell’ultimo anno.
Il vero problema: i giocatori perdono di più con le scommesse predittive
Il vero problema, semmai, è per i giocatori. I dati dicono che chi usa i mercati predittivi perde di più e più in fretta: –7% nei primi 90 giorni, contro l’1% degli altri canali di gioco. Colpa di quote peggiori, puntate medie molto più alte (185 dollari contro 55) e della concorrenza diretta con scommettitori professionisti, incentivati da piattaforme come Kalshi.
Tradotto: i peggiori perdono di più, i migliori vincono meglio. Un classico.
E mentre i titoli di DraftKings e Flutter Entertainment hanno perso oltre il 30% dai massimi, l’analisi invita alla calma: una sola brutta serata di Monday Night Football può fare più danni all’EBITDA di tutti i mercati predittivi messi insieme. Inoltre, più si legalizza lo sport betting tradizionale, più questi mercati alternativi diventano marginali negli USA.

