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Trump Prediction market

USA: legge bipartisan contro i prediction markets per le scommesse. Kalshi e Polymarket bannano politici e sportivi

C'è una battaglia silenziosa in corso negli Stati Uniti, e riguarda qualcosa che ai più sembrerà un dettaglio tecnico ma che in realtà tocca il cuore del capitalismo americano: chi ha il diritto di fare soldi sulle previsioni del futuro?

Da una parte ci sono le piattaforme di prediction market (con l'alleato Donald Trump) e dall'altra parte della barricata i bookmakers legali americani.

I siti di prediction come Kalshi e Polymarket (ma ce ne sono a decine) non sono altro che exchange di scommesse (senza licenze statali) travestiti da borsa valori. I prezzi, invece di essere espressi in quote decimali o americane, sono espressi in percentuali. Inoltre è possibile su queste piattaforme puntare o bancare su qualsiasi evento, non solo sportivo ma anche politico, finanziario, geopolitico, senza alcun limite etico.

Questo momento storico mi ricorda da vicino il periodo dal 2006 al 2011 negli USA nella battagia per la legalizzazione del poker online con i casinò di Las Vegas, appoggiati dai Democratici, che non ne volevano sapere di regolamentare il gaming, mentre dall'altra parte PokerStars, Full Tilt, Absolute Poker e UB che sostenevano che il poker non fosse azzardo e che quindi non rientrasse nei divieti del Wire Act (legge voluta dai Kennedy che vietava le scommesse telefoniche fin dagli anni '60). Sappiamo tutti come è finita con il Black Friday, la mega inchiesta del Distretto Sud di New York del Dipartimento di Giustiza federale.

Arriverà un Black Friday anche per le scommesse predittive? Le cose sono un pò diverse oggi, visto che sono regolamentate dall'authority federale della Commodity Futures Trading Commission.

Il disegno di legge in Senato: "The Prediction Markets Are Gambling"

Un disegno di legge bipartisan — già questo, in tempi di polarizzazione feroce, dovrebbe far drizzare le antenne — è stato introdotto al Senato questa settimana.

Lo firmano insieme un repubblicano dello Utah, John Curtis, e un democratico della California, Adam Schiff. Il nome del provvedimento è già tutto un programma: "The Prediction Markets Are Gambling" Act.

Traduzione libera, noi interpretiamo (tenendo conto del contesto) così: "I mercati predittivi sono azzardo, punto". I senatori sono entrati in scivolata.

L'obiettivo è vietare alle piattaforme che operano sotto la supervisione della Commodity Futures Trading Commission (per esempio Kalshi e presto anche Polymarket) — il regolatore federale sui derivati finanziari — di offrire contratti che mimano le scommesse sportive.

In Italia diremmo che stanno impedendo a piattaforme finanziarie di fare anche da allibratori senza licenze statali. Ma in America le cose non sono mai così semplici.

Kalshi nell'occhio del ciclone

Al centro della disputa c'è Kalshi, una startup del fintech che ha trasformato in prodotto finanziario la vecchia e umana passione per il pronostico. Scommettere sull'esito di una partita di baseball? No, no — secondo Kalshi si tratta di un contratto privato tra due contraenti su un evento, un derivato, qualcosa di molto simile a comprare futures sul petrolio o sull'oro. E se è finanza, allora è competenza federale, non statale.

È una distinzione che vale miliardi di dollari. Letteralmente: Kalshi avrebbe appena raccolto un miliardo di nuovi finanziamenti. Il mercato ci crede. Wall Street ci crede. E l'amministrazione Trump, con il suo istinto libertarian-finanziario, li ha difesi apertamente e il figlio gli ha fatto da consulente e ha lanciato anche una piattaforma di famiglia.

Gli Stati contro Trump e i prediction markets

Diversi stati non ci stanno. L'Arizona è arrivata addirittura a presentare venti capi d'accusa penali contro la società, sostenendo che accettare scommesse su sport ed elezioni in violazione delle leggi statali è reato. Il Nevada — che di gioco d'azzardo se ne intende — ha ottenuto un'ingiunzione temporanea che blocca le operazioni di Kalshi sul suo territorio. In Georgia, una class action accusa i fondatori di aver operato "in malafede, con piena consapevolezza dell'illegalità".

Le lobby del casinò contro la Silicon Valley

Il co-fondatore di Kalshi, Tarek Mansour (nella foto in copertina insieme a Donald Trump), non le ha mandate a dire. Su X ha scritto che il disegno di legge è frutto "delle lobby dei casinò che sono al lavoro duro… Vietare queste piattaforme spinge tutto offshore, dove non esiste regolamentazione. Questa legge non protegge i consumatori: protegge i monopoli".

Ha torto? Ha ragione? È vero che dietro la crociata "anti-prediction" ci sono spesso gli interessi consolidati del vecchio settore del gioco in particolare dei bookmakers online legali. Ed è altrettanto vero che le piattaforme di prediction market operano in una zona grigia che assomiglia molto, moltissimo, a un betting exchange con un abito diverso, come se fosse uno strumento finanzario.

Nel frattempo, la MLB, la lega del baseball — sport nazionale, quasi una religione civile americana — ha siglato una partnership proprio con Polymarket, un concorrente di Kalshi, e firmato un accordo di condivisione dati con la CFTC. Segno che il mondo dello sport ha già scelto da che parte stare.

"Le lobby dei casinò sono al lavoro duro… Vietare queste piattaforme spinge tutto offshore, dove non esiste regolamentazione. Questa legge non protegge i consumatori: protegge i monopoli"

Tarek Mansour - fondatore di Kalshi

Kalshi e Polymarket corrono ai ripari

Siamo stati tra i primi in Italia a denuncire il pericolo dell'Insider trading su queste piattaforme. Notizia dell'ultima ora: Kalshi ha annunciato che bloccherà preventivamente atleti, allenatori e politici dal piazzare scommesse sui mercati che li riguardano direttamente. Una mossa che sa di pompieri che cercano di spegnere l'incendio che hanno contribuito ad accendere.

La tempistica dice tutto: le due maggiori piattaforme di prediction market si sono affrettate a introdurre nuove regole proprio il giorno in cui due senatori hanno presentato una legge che potrebbe affossare l'intero settore secondo il Washington Times.

Coincidenza? In America non esistono coincidenze, esistono interessi.

Anche il rivale Polymarket si è adeguato, riscrivendo le proprie regole per vietare esplicitamente il trading da parte di chi potrebbe influenzare l'esito di un evento o disporre di informazioni riservate.

Nel frattempo, almeno undici stati hanno inviato diffide alle società di prediction market, quattro stati hanno avviato azioni legali o penali, e al Congresso sono già stati depositati sette disegni di legge nel solo 2026.

L'autoregolamentazione di Kalshi è un segnale che il settore ha capito di giocare una partita esistenziale. Ma come ha detto un analista del settore, queste piattaforme temono che lo scandalo dell'insider trading possa uccidere la gallina dalle uova d'oro — e per questo lo stanno prendendo sul serio. Resta da vedere se basterà.

Kalshi oggi vale 22 miliardi, Wall Street scommette sul futuro

C’è un dato che più di tutti racconta dove sta andando il mercato: Kalshi oggi vale circa 22 miliardi di dollari, il doppio rispetto a fine 2025. Non è solo una crescita, è un’accelerazione violenta, quasi da ciclo crypto nei momenti migliori.

Dietro questa valutazione non c’è hype fine a sé stesso, ma un cambio di percezione strutturale: i prediction markets stanno uscendo dalla zona grigia del “betting evoluto” per entrare ufficialmente nel perimetro della finanza regolata. Kalshi, ricordiamolo, opera sotto supervisione CFTC negli Stati Uniti, e questo dettaglio fa tutta la differenza agli occhi degli investitori istituzionali.

Il confronto con Polymarket è inevitabile.

Kalshi → modello regolato, capitali istituzionali, accesso al mercato USA
Polymarket → struttura crypto, maggiore libertà operativa, ma più problemi normativi

Due mondi che oggi convivono, ma che potrebbero convergere: da una parte la compliance, dall’altra la liquidità globale.

Il punto chiave, però, è un altro: non siamo più davanti a una nicchia. Siamo davanti a un nuovo mercato ibrido, dove informazione, probabilità e capitale si fondono. E chi oggi entra — hedge fund, VC, grandi investitori — sta scommettendo sul fatto che le previsioni diventeranno un prodotto finanziario.

Il paradosso americano

Questa storia racconta qualcosa di più profondo sull'America di oggi. Un paese che riesce a essere simultaneamente il più grande mercato finanziario del mondo e un luogo in cui il gioco d'azzardo è ancora regolato in modo frammentato, stato per stato, come ai tempi del proibizionismo. Un paese dove la frontiera tra investimento e speculazione, tra borsa e casinò, è sempre stata sottile — e dove la vera domanda non è mai "è giusto o sbagliato?" ma "chi ne ha il controllo?"

La risposta, come sempre, la daranno i tribunali. E le lobby.

Editor in chief - Analista poker e betting industry
Iscritto all'ordine dei giornalisti da più di 25 anni, vivo a Malta dal 2012, laureato in giurisprudenza, specializzato nello studio dei sistemi regolatori e normativi del settore dei giochi nel Mondo e nella comunicazione responsabile nel mercato legale italiano alla luce del Decreto Balduzzi e del Decreto Dignità (convertiti in legge). Forte passione per lo sport e la geopolitica. Fin da bambino, sfogliando il mitico Guerin Sportivo, sognavo di fare il giornalista sportivo, sogno che ho realizzato prima di passare al settore del gaming online. Negli anni universitari, ho iniziato anche il lungo percorso da cronista in vari quotidiani e televisioni. Dai primi anni 2000 ho lavorato anche nel settore delle scommesse e nel 2010 sono entrato nella grande famiglia di Assopoker per assecondare la mia passione per il poker texas hold'em.
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