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Ben 144 scommettitori finiscono sotto indagine per aver truccato partite, ma il bookmaker viene multato!

Quando il truffato viene anche multato, quando l’integrità sportiva diventa un romanzo capovolto: è successo in Canada. Il bookmaker vittima di una truffa da parte di centinaia di scommettitori è stato anche sanzionato dalle autorità locali. Oramai se ne vedono di tutti i colori contro il settore legale. La demagogia è dilagante e anche chi dovrebbe tutelare il settore invece infierisce.

C’è un paradosso che — nel silenzio dei numeri e delle percentuali — urla più forte di qualsiasi titolo: la gravità di una multa non è misurata solo dal valore in dollari, ma dal significato che porta con sé. E qui, nella vicenda che ha visto protagonista FanDuel, il colosso delle scommesse sportive, siamo ben oltre la semplice cronaca di una sanzione amministrativa.

Fanduel truffata e multata

Giovedì scorso l’Alcohol and Gaming Commission of Ontario (AGCO) ha inflitto a FanDuel una multa da 350.000 dollari (la più pesante finora comminata nel mercato regolamentato delle scommesse in Canada) per non aver individuato e segnalato tempestivamente attività di scommesse sospette su partite di tennis tavolo internazionali.

Fin qui, potrebbe sembrare la solita storia di controlli e compliance. Ma guardando un po’ più in profondità, lo scenario si capovolge. Perché la sanzione non è stata inflitta ai giocatori che avrebbero manipolato gli incontri — né ai membri di qualche circuito minore di table tennis — bensì al soggetto truffato: il bookmaker stesso.

Il grande paradosso: il regolatore punisce il leso, non il truffatore

Pensiamoci un attimo: in una normale storia di frode sportiva, l’ente regolatore individua chi trucca risultati, chi influisce sui punteggi, chi compra un arbitro o un atleta. Qui, invece, l’AGCO ha puntato il dito non contro i possibili artefici delle irregolarità, ma contro chi ha accolto le scommesse.

FanDuel, racconta il comunicato, non avrebbe fatto abbastanza per monitorare e bloccare i segnali anomali. Eppure — ed è questo il punto — FanDuel sostiene di essere stato l’unico operatore ad aver effettivamente identificato l’attività sospetta e a averla riferita tempestivamente alle autorità competenti.

Insomma: nell’epoca in cui la tecnologia è promessa di trasparenza, abbiamo un gigante delle scommesse bollato come inadempiente non perché ha ignorato un problema, ma proprio perché — secondo lui — ha provato a segnalarlo. C’è qualcosa di tranchant in questa inversione di responsabilità, qualcosa che somiglia a un racconto dove l’eroe viene punito per aver fatto il suo dovere.

Fanduel, il primo bookmaker nord americano

Fanduel è nato come una società di fantasy sports negli Stati Uniti ed ha un database immenso di milioni di appassionati. Da quando sono state legalizzate le scommesse nella maggior parte degli stati in USA e in Canada, insieme alla rivale storica DraftKings, domina il mercato del betting legale nord americano. E' di proprietà di Flutter, la società che controlla PokerStars, Sisal, Snai, Betfair, SkyBet, Tombola, PaddyPower ed altri importanti brand in Australia, Georgia, Brasile e India. E' presente in tutto il mondo e Fanduel è la società con la più alta capitalizzazione.

 

Un segnale inquietante per il mercato delle scommesse

Il regolatore dice: “non hai fatto abbastanza”. Il bookmaker replica: “noi abbiamo fatto tutto il possibile”. E nel mezzo, la polizia locale apre un’indagine penale sui 144 scommettitori coinvolti e un sistema di controllo dell’integrità che sembra inciampare proprio quando dovrebbe correre più veloce.

Cos’è davvero strano in questa storia? Non è tanto il fatto che un bookmaker venga multato — è che venga multato mentre, a sua stessa detta, cercava di proteggere l’integrità del sistema. È come sanzionare il guardiano per aver visto per primo il ladro. È la trama di un noir regolamentare, in cui la linea tra chi deve proteggere la sportività e chi invece la viola si assottiglia fino a confondersi. E' un rischio per tutto il sistema?

La tensione non è più solo tra bookmaker e scommettitori, ma tra logiche di mercato e logiche di controllo. Se un operatore teme sanzioni nel momento in cui denuncia segnali sospetti, quale incentivo ha a collaborare? E in un ecosistema in cui la prevenzione conta quanto la punizione, questa storia suggerisce che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

In fondo, viene da chiedersi: quando il regolatore punisce chi segnala il rischio invece di colpire chi lo crea, chi davvero tutela lo sport e chi invece finisce per minare la fiducia in esso? Una domanda che, almeno per ora, resta aperta.

Editor in chief
Iscritto all'ordine dei giornalisti da più di 25 anni, vivo a Malta dal 2012, laureato in giurisprudenza, specializzato nello studio dei sistemi regolatori e normativi del settore dei giochi nel Mondo e nella comunicazione responsabile nel mercato legale italiano alla luce del Decreto Balduzzi e del Decreto Dignità (convertiti in legge). Forte passione per lo sport e la geopolitica. Fin da bambino, sfogliando il mitico Guerin Sportivo, sognavo di fare il giornalista sportivo, sogno che ho realizzato prima di passare al settore del gaming online. Negli anni universitari, ho iniziato anche il lungo percorso da cronista in vari quotidiani e televisioni. Dai primi anni 2000 ho lavorato anche nel settore delle scommesse e nel 2010 sono entrato nella grande famiglia di Assopoker per assecondare la mia passione per il poker texas hold'em.
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