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Dominare i tavoli finali dei tornei con i consigli di Aaron Barone, pro 888poker

Nei bilanci a lungo termine di un torneista di poker, l'approccio ai tavoli finali fa la differenza. Nel momento in cui i premi più grandi sono in gioco, ogni errore può avere uno specifico effetto monetario.

Per massimizzare le possibilità di vittoria e affrontare al meglio gli ultimi tavoli dei tornei, viene in aiuto un video pubblicato sul canale YouTube di 888poker con il professionista Aaron Barone nei panni del prof.

Cosa rende i tavoli finali diversi?

Barone inizia spiegando le differenze tra i tavoli finali e le altre fasi dei tornei di poker.

"La differenza principale tra giocare un final table e giocare un tavolo qualsiasi nelle fasi iniziali del torneo è piuttosto evidente: ogni posizione vale più soldi, e la maggior parte dei soldi va al primo posto. Ogni pay jump aggiunge valore reale e cambia completamente il modo in cui devi impostare la tua strategia. Nelle fasi iniziali di un torneo giochi in modo molto più lineare: vuoi accumulare chip, fare stack, costruirti la possibilità di arrivare deep. Ovviamente non vuoi bustare, ma l’obiettivo principale è crescere, non sopravvivere a tutti i costi.

Al final table, invece, la sopravvivenza diventa parte centrale della strategia. Non è l’unico obiettivo, non vuoi giocare in modo timido o tight, ma devi capire che ogni volta che foldi c'è la possibilità che due avversari si scontrino e tu prenda dei soldi extra, che, alla fine della giornata, è probabilmente quello che conta."

Adjustare la tua strategia

Per il professionista di 888poker c'è un grande errore che viene commesso da molti ai tavoli finali:

"È non riconoscere quanto valore ci sia nel “non fare nulla” in certi spot. Molti giocatori continuano a ragionare come nelle fasi precedenti, solo in termini di chip EV, e finiscono per prendere spot marginali, quando in realtà preservare lo stack vale più che raccogliere qualche big blind in più."

Sta' attento alla situazione

Lo statunitense riconosce che giocare un final table è molto simile a giocare una bolla estesa

"Vuoi evitare i big stack, non vuoi bustare inutilmente e devi mettere pressione soprattutto sugli stack medi, quelli che hanno ancora qualcosa da perdere e sono capaci di foldare.

Le carte contano, ovviamente, ma le dinamiche contano ancora di più. Ci sono giocatori contro cui vuoi spingere e altri da cui, temporaneamente, è meglio stare alla larga. Vuoi vincere il torneo, certo - ma non prendendo rischi inutili."

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Il peso dell'ICM sulle decisioni

Barone sottolinea quindi il peso sulle decisioni del modello matematico ICM - acronimo di Independent Chip Model. L'esempio concreto è quello del coinflip tra big stack.

"Immagina di essere al final table con un altro giocatore molto deep, mentre tutti gli altri sono short. Se finite all-in tra di voi in una situazione 50/50, potresti pensare che sia uno spot accettabile. In realtà spesso non lo è. Se eviti quello scontro e lasci che siano gli short stack a eliminarsi, puoi garantirti un salto enorme di payout: magari dal nono al quinto posto. E la differenza tra uscire nono o quinto non passa dalla teoria ma da soldi tangibili.

Per questo motivo, anche se uno spot è profittevole in termini di chip, può essere sbagliato in termini di ICM. In certi momenti la priorità non è accumulare chip, ma restare in gioco."

Preparati per l'heads-up

Infine, Barone sottolinea l'importanza di arrivare preparati ai testa a testa. Secondo il pro 888poker, tantissimi non studiano gli heads-up con la scusa che ci arrivano raramente, ma così facendo rinunciano a tantissimo valore.

"Esiste un edge enorme nel saper giocare bene l’heads-up. Se ci pensi, la differenza tra secondo e primo posto può essere enorme: qualche centinaio di buy-in, decine di migliaia di dollari, a volte centinaia di migliaia o addirittura milioni negli eventi più grandi. Se studi l’heads-up puoi vincere anche il 30% in più. Quel margine vale tantissimo."

Conclusioni

In chiusura di video il torneista sottolinea l'importanza della preparazione mentale ai final table:

"Il lavoro principale è prepararsi mentalmente al momento, più che guardare a sim e solver. Molti giocatori conoscono la teoria, sanno cosa dovrebbero fare, ma quando arrivano i grandi scalini di premio e la pressione aumenta non riescono ad andare fino in fondo. Si devono rimuovere tutte le distrazioni per fare attenzione alla giocata migliore. Se sai qual è la decisione migliore e riesci a eseguirla sotto pressione, farai final table solidi e vincenti."

Giornalista
Dopo anni passati a scrivere di altro, in un periodo sabbatico si è appassionato al poker e dal 2012 è diventato il suo pane quotidiano. Intanto ha scritto un paio di libri che niente hanno a che vedere col nostro meraviglioso gioco. Vive in Maremma dove è riuscito a realizzare il sogno che aveva preso forma nella sua mente da piccolo davanti a un 486 con 4Mb di RAM, ovvero lavorare comodamente da casa scrivendo al computer. Laurea magistrale in scienze della comunicazione, da venti anni iscritto all'Ordine dei Giornalisti, prima di conoscere il poker si è occupato di cronaca sulla stampa quotidiana nazionale e di musica su quella periodica, quest'ultima soprattutto per entrare gratis ai concerti. Poi ha creato e diretto per cinque anni un freepress bilingue turistico-locale. Al termine di questa esperienza il suo percorso si intrecciò con il NLHE grazie a un amico che giocava su Full Tilt Poker.
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