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Gioco pubblico: nel 2016 ha trionfato il fisco, falliscono i divieti sulla pubblicità. Gli italiani hanno speso di più (+8,3%)

Nel 2016 la spesa nel gioco pubblico è aumentata di oltre otto punti percentuali. I numeri dimostrano che i limiti imposti alla pubblicità (introdotti un anno fa) non hanno alcuna incidenza. L'ennesima prova che l'advertising non incide minimamente sull'esigenza degli italiani di gamblare il proprio denaro nelle macchinette, semmai i divieti colpiscono i giochi con payout più alto.

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31/12/2016 14:30

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Due giorni fa, l’autorevole agenzia di stampa Agipronews ha pubblicato le stime del 2016 per quanto riguarda il gioco pubblico. E’ stato tracciato un bilancio sull’ultimo anno, nel quale si è registrato un aumento dell’8,3% della spesa degli italiani nel settore che ha toccato i 18,5 miliardi di euro, dei quali ben 10 sono finiti nelle casse dello Stato (+24%). Gran parte del contributo è arrivato proprio dal settore degli apparecchi come slot e Vlt (oltre metà del gettito), segno evidente che certi limiti imposti con la Legge di Stabilità hanno ottenuto l’effetto contrario da quelli annunciati per contrastare le dipendenze.

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Nel 2016 introdotti limiti alla pubblicità ma la spesa è aumentata!

Il 2016 è stato un momento cruciale e di svolta per il gioco pubblico. Doveva essere l’anno della verità. E di verità scomode ne sono emerse, considerando che sono stati introdotti limiti rigidissimi sulla pubblicità in televisione ed è aumentato il prelievo fiscale nelle slot machines.

Risultato? Gli italiani continuano a perdere sempre di più alle macchinette, anche perché il payout si è abbassato ulteriormente, a seguito dell’aumento del Preu passato dal 13% al 17%, ma non solo.

I numeri dimostrano che la pubblicità non ha alcuna influenza sulle dinamiche di gioco che si “vogliono” limitare.

Bilancio fallimentare

Dopo 365 giorni abbiamo avuto conferma delle nostre convinzioni, ovvero che i limiti sulla pubblicità del gioco provocano effetti opposti a quelli sbandierati e promessi all’opinione pubblica e all’elettorato:

  • colpiscono e limitano solo il gioco online (che ha un payout notevolmente più alto, quindi spesa più bassa)
  • non influenzano i clienti abituali di slot e Vlt, unici prodotti che non hanno bisogno di advertising
  • favoriscono l’offerta illegale e le organizzazioni criminali
  • favoriscono ancor di più la spesa di slot e Vlt terrestri (considerando che viene penalizzata la concorrenza del gioco online che è meno caro)

Sono tutti effetti previsti dagli esperti di settore da anni, non ci vuole un genio per capirlo ma bisogna possedere solo una superficiale visione d’insieme del settore per capirlo.

Proposte della politica inadeguate a contrasto delle dipendenze

Ma sembra chiaro che tutte le proposte presentate ed applicate in questi anni (e mesi) dalla politica paiono inadeguate per calmierare un fenomeno in piena espansione. Si è provato con un aumento indiscriminato della tassazione che doveva aver l’effetto – così ci avevano raccontato – di rendere i giochi meno attrattivi (il payout delle slot si è assestato dopo questa ennesima mazzata intorno al 71%). In realtà lo Stato ci ha guadagnato (+24%) mentre i gamblers continuano a perdere sempre di più e le slot hanno garantito un aumento del gettito (+36%).

Se vogliamo dirla tutta, lo Stato ha perseguito nell’ultimo anno una politica fiscale molto efficace ed intelligente, ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda la lotta alle dipendenze. 

Un anno fa, il Ministero dell’Economia ha cercato di arginare i danni: la pressione per introdurre il divieto alla pubblicità era alle stelle ed alimentata da una campagna demagogica senza precedenti ma su presupposti sbagliati. I limiti introdotti dalla Legge di Stabilità del 2106 sono solo frutto di un compromesso ed alla fine hanno comunque, così strutturati ed introdotti, l’obiettivo di preservare i minori dal gioco d’azzardo.

Ban della pubblicità: solo fumo negli occhi agli elettori

Ad un anno di distanza dall’introduzione dei limiti sulla pubblicità, questi numeri hanno emesso una sentenza molto chiara ed hanno provato, come scrivevamo da tempo, che era una manovra fallimentare annunciata sotto il profilo della lotta alle dipendenze. Una misura voluta da alcuni partiti e movimenti politici ma non dai tecnici. Fumo da gettare negli occhi agli elettori? Molto probabile.  I numeri sono sotto gli occhi di tutti.

Nonostante il disastro provato ed annunciato,  il Movimento 5 Stelle (che nel settore ha dimostrato di cadere in mille contraddizioni) ci sta riprovando con una proposta del tutto inutile (ma con conseguenze pesanti sia dal punto di vista sociale che nelle politiche di settore) con il divieto totale dell’advertising.

Beppe Grillo

Grillo vuole il ban della pubblicità ma i limiti imposti 12 mesi fa dimostrano che è una misura del tutto inefficace e con conseguenze disastrose sulle dipendenze. In realtà aumenta la spesa e favorisce l’offerta illegale…

In realtà, la pubblicità non ha alcuna incidenza sul bisogno degli italiani di gamblarsi tutto alle slot. La misura chiesta da Grillo – come spiegato più volete – avrebbe solo l’effetto di favorire l’offerta illegale (e quindi tutto quello che ne consegue…) e colpire il gioco online che rappresenta una percentuale ridicola della spesa. Ma perché se realmente vogliono contrastare le dipendenze non propongono misure efficaci e tecnicamente corrette?

Molto probabilmente nessuno può permettersi in Italia di rinunciare nel lungo periodo a 10 miliardi di euro di gettito (più di 5 miliari dalle slot e vlt) ed allora sacrificano (gioco online) solo per illudere gli elettori. Non vi sono altre giustificazioni tecniche a tutto ciò.

Servono proposte più efficaci e serie per contrastare la ludopatia

I dati che abbiamo pubblicato sono la dimostrazione di come la pubblicità non incida minimamente sull’ esigenza delle persone di inserire il proprio denaro in slot e VltSemmai, questi limiti affondando il gioco online e favoriscono proprio la spesa delle macchinette e, di conseguenza, il gettito fiscale aumenta. 

Sarebbe il caso di introdurre misure serie, come l’uso della tessera sanitaria o del codice fiscale (come nel gioco online) per accedere ad una slot etc, con limiti ben precisi, in modo da preservare i minori e le fasce deboli, oltre a raccogliere dati preziosi per comprendere meglio i fenomeno della lupopatia.

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