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Ed il “Lupo” del poker online finisce in carcere dopo lo scandalo Super User e il crack finanziario

Il fondatore di Absolute poker è stato condannato negli Stati Uniti dopo il crack finanziario della sua room da 60 milioni e lo scandalo Super User del 2007 che lo sfiorò ma non lo vide implicato anche se continuano ad aleggiare molti dubbi sul suo ruolo.

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12/10/2017 12:30

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Tom Scott, il fondatore di Absolute Poker, una delle quattro “consorelle” americane finite nel mirino dell’FBI in occasione del Black Friday (nel 2007 fu sfiorato dallo scandalo Super User), era tornato negli Stati Uniti a febbraio dopo quasi 6 anni di latitanza. Si è voluto consegnare alle autorità statunitensi per il buco da 60 milioni di dollari lasciatosi alle spalle per il crack della sua piattaforma (per fortuna il Governo sta rimborsando i players), avvenuto proprio nel 2011 a seguito dell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia americano.

Alla fine, Scott ha pagato a caro prezzo le sue malefatte, scontando la sua pena detentiva di 7 giorni, dopo essere stato condannato dai giudici statunitensi per la “trasmissione di informazioni riguardanti il gambling” che negli USA è una condotta vietata dalle leggi federali.

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Sul network Cereus (Absolute e Ultimate Bet) più volte si è parlato dello scandalo Super User

L’accordo

Tom ad aprile aveva raggiunto un accordo con i procuratori di New York: si era dichiarato non colpevole per le accuse più gravi riguardanti l’esercizio di gioco d’azzardo illegale e di riciclaggio di denaro ed era stato rilasciato su cauzione fino alla sentenza del giudice che è arrivata puntuale il 28 settembre. Pensava di evitare il carcere in questo modo.

L’ex boss di Absolute Poker non si aspettava il “soggiorno forzato”, visto che aveva programmato per il 30 settembre il suo ritorno ad Angigua, con tanto di biglietto aereo già acquistato. Ma è stata una spesa inutile perché il giudice l’ha obbligato a far visita ad una delle prigioni federali. Anzi, lo stesso magistrato Moses non ha digerito bene la cosa del volo già prenotato e, con ogni probabilità, ha voluto dargli un’ulteriore lezione, con una settimana di carcere e 300.000$ versati al Governo USA, Scott Tom ha scontato il suo debito con la giustizia statunitense.

Black Friday

A questo punto l’unico latitante del processo Black Friday è il fondatore di PokerStars (ed ex proprietario) Isai Scheinberg, anche se l’organizzazione del commercio mondiale ha dichiarato le persecuzioni statunitensi nel gioco online come una aperta violazione degli accordi commerciali internazionali.

Ritornando ad Absolute Poker, Tom Scott rimane una figura oscura per l’industria del poker online, per molti è da paragonare ad un vero “lupo“, uno speculatore/predatore senza scrupoli, sfiorato dallo scandalo Super User.

Lo scandalo Super User

Ricordiamo cosa è successo. Absolute Poker finì tra le polemiche anche nel 2007, 4 anni prima dell’inchiesta federale, quando alcuni players su TwoPlusTwo sollevarono dubbi pesanti sull’esistenza sulla piattaforma di un account super user che, secondo tali ricostruzioni, poteva disporre di super poteri, come vedere le carte dei giocatori avversari. La premessa da fare è che il network (Cereus) si prestava a simili truffe. Anche negli anni successivi, UB.com e la stessa Absolute, furono coinvolti in altri scandali simili.

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Ritornando ai giorni bui del 2007, un player ottenne sottobanco, da una fonte interna di Absolute Poker, le hand histories degli account coinvolti in una fase decisiva di un torneo, le cui dinamiche erano state talmente strane che erano state accompagnate da furiose polemiche sui forum. Oltre alle mani, per ogni account era segnalato, in quel documento, anche l’indirizzo IP dei players e degli osservatori ai tavoli. Il documento confermò, senza ombra d dubbio, l’esistenza di un account super user (nome #363) che era in grado di vedere le mani e che consigliava Portripper, il vincitore del torneo.

L’account #363 corrispondeva ad un server di Absolute Poker il cui hosting era posizionato presso l’ente regolatore della Kahnawake Gaming Commission (si tratta di un ente canadese-indiano che aveva riconosciuto una licenza anche a Full Tilt). Inoltre era collegato ad un server in Costarica di proprietà di Tom. L’account Potripper apparteneva a AJ Verde, un ex direttore delle operazioni di Absolute Poker, migliore amico del boss della poker room.

Conto finale e rimborso

La linea difensiva ufficiale di Absolute Poker era che gli account in quesstione erano stati hackerati da un dipendente scontento. In un decennio il mistero non è mai stato chiarito. Ma ancora oggi, gli ex giocatori di Absolute aspettano che sia fatta giustizia. Forse a Scott Tom, il giudice Moses gli ha presentato il conto finale?

La società è stata comunque messa in liquidazione e con quei proventi verranno rimborsati i giocatori di Absolute dopo 6 anni.

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