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Poker live: tolleranza zero di nuovo in arrivo?

poker-texasNel settembre del 2009, l’ex Ministro degli Interni Roberto Maroni invitava tutte le Questure d’Italia ad applicare la famosa “tolleranza zero” nei confronti dei circoli poker sportivo.

Nei mesi successivi un’ondata repressiva stroncava di fatto il movimento del texas hold’em, applicando alla lettera l’articolo 24 della legge ‘Comunitaria’ , entrata in vigore nello stesso anno e (in parte) riformata nel 2011 da Tremonti. Nel momento del boom c’erano quasi 2.000 circoli attivi, dopo il 2009 si è passati a circa 700 che ancora operativi sul territorio.

La giurisprudenza penale, ed in parte quella amministrativa (il primo è stato il Tar della Puglia), hanno però aperto uno spiraglio significativo e ridato ossigeno ai poker club italiani.  Al momento, sono state stimate circa 600 associazioni che hanno coinvolto circa 2 milioni di italiani.

Di fatto, senza un Governo politico, nel nostro paese è ripresa la chiusura di molte rooms nei primi mesi del 2013, nonostante le sentenze favorevoli della Cassazione. L’ultimo a chiudere i battenti è stato il famoso ‘Cotton Club’ di Roma. E dopo il provvedimento della Questura della Capitale, sono in molti a temere un effetto domino ed un’offensiva finale.

Non vi è però un disegno politico ma bensì una pressione costante dei media e dell’opinione pubblica che invece di invocare la disciplina del poker sportivo dal vivo (con benefici per l’Erario, l’occupazione e soprattutto per l’ordine pubblico), prega per un reset netto, favorendo così il proliferare di location clandestine dove andare a giocare.

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Nell’ultimo periodo i media generalisti hanno dedicato parecchio inchiostro al fenomeno, dipingendo le sale da poker come veri e propri luoghi di perdizione. La crociata è iniziata con Famiglia Cristiana e l’Avvenire, la palla è poi stata ripresa dal TG1 e delle “Iene” di Italia 1. L’ultima è stata Repubblica  che ha voluto pubblicare una “fotografia” il più reale possibile sui circoli romani, dove si giocano tornei con montepremi impressionanti. C’è poi il il cash game che – in effetti – rimane la problematica di fondo del movimento ma che non appartiene alla totalità delle card rooms.

Ogni giorno nelle cronache locali e nazionali, trovano spazio sequestri e chiusure ed il regolamento tarda ad arrivare da più di 4 anni. Si parla di una possibile abrogazione della Legge. Vi sono problematiche tecniche che non permettono la disciplina, ma soprattutto manca la volontà di affrontare una volta per tutte la pressione dell’opinione pubblica.

Con un Governo che tarda ad arrivare, difficilmente nei prossimi mesi il live italiano potrà rivedere la luce con una disciplina ad hoc ed il caos e l’incertezze saranno sempre più di stretta attualità.

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Editor in chief - Giornalista e analista betting
Luciano Del Frate è giornalista iscritto all’Ordine da oltre 25 anni e vive a Malta dal 2012. Laureato in Giurisprudenza, è specializzato nei sistemi regolatori del settore gaming e nella comunicazione del gioco legale in Italia. Dopo gli inizi tra quotidiani e televisioni, dai primi anni 2000 lavora nel mondo delle scommesse come consulente, approfondendo da vicino le dinamiche del mercato internazionale. Dal 2010 fa parte della squadra di Assopoker, dove racconta poker, betting e industria del gioco con un approccio tra analisi, esperienza e passione. Malato di sport fin da bambino, non ha mai smesso di inseguire quel sogno nato sfogliando il Guerin Sportivo