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Il 48% dei poker players spagnoli gioca sul .com per l’eccessiva pressione fiscale. Ecco quanto pagano

Quasi la metà dei poker players iberici è emigrato per ragioni fiscali e non ritornerà a casa. I risultati di una ricerca dell'Università di Madrid.

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03/08/2017 14:03

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Si parla molto in questi giorni di liquidità internazionale e come si svilupperà il nuovo mercato europeo 2.0. Come accennato nella precedente analisi, i poker players francesi e spagnoli rischiano di partire da una posizione di svantaggio (nel lungo periodo) perché devono affrontare una tassazione illogica che rende, di fatto, il loro grinding insostenibile, con una rake (in teoria) più alta, se sarà confermato il sistema di ripartizione e calcolo del prelievo in base alla residenza del giocatore al tavolo.

Javier Gomez Zapatero è un professionista spagnolo e come molti suoi colleghi vive a Londra. Ha vinto un WPT Main Event a Praga nel 2015 e una settimana fa un importante torneo al Venetian a Las Vegas.

Francia: i cash gamer (pro) vivono all’estero

In Francia, la questione riguarda solo il cash game (la tassazione nei tournaments è favorevole) mentre in Spagna il problema è molto più serio e generico. Ed è per questa ragione che la maggior parte dei professionisti vive a Londra e Malta, onde evitare una doppia pressione fiscale ingiustificata.

 

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Ed è molto probabile che il field europeo, almeno nel cash game, sia composto in minima parte da professionisti transalpini (almeno quelli più noti), considerando che anche i pro stranieri (che possono accedere alle rooms.fr tranne PokerStars) si guardano bene da pagare il 2% del pot (pari a circa il 43% della rake lorda in media, più del doppio rispetto all’Italia).

Discorso diverso invece per i tournaments (Spin e Tornei): in tal caso gli “stranieri” possono essere una seria minaccia per i giocatori italiani su piattaforme come Winamax, iPoker, PartyPoker e 888. Questi network chiuderanno le frontiere come PokerStars.fr?

Le tasse sul reddito dei poker players iberici

Ed i players spagnoli? Sono costretti i professionisti a versare il 30% delle loro vincite superiori a 3.000 euro ed è una beffa perché già versano alla fonte il 25% della rake lorda negli mtt, sit lottery e cash game.

Un anno e mezzo fa circa, una ricerca dell’Università Carlo III di Madrid (sponsorizzata dalla Fondazione Codere) ha evidenziato che il 48% dei poker players iberici gioca su piattaforme offshore .com.

“I professionisti non rientreranno in Spagna…”

Ma non è tutto. Il poker pro online Domingo Cerrado commenta a PokerNewsReport: “nel 2012 quando fu chiuso il .com nella penisola iberica, molti professionisti si trasferirono in massa a Londra per continuare a giocare su Ps.com e sugli altri siti non autorizzati. Anche con la liquidità condivisa, non torneranno indietro perché il reale problema riguarda la tassazione e le migliori condizioni offerte per i professionisti su queste rooms”.

“Sul com negli ultimi anni, molti giocatori hanno perso il loro denaro come su Full Tilt Poker, Europoker e PKR. Dov’è la protezione del giocatore? Ma nonostante tutto continuano a giocare sui siti offshore, alcuni non lo sanno nemmeno che stanno giocando su piattaforme non autorizzate in Spagna”.

E’ anche vero che il field spagnolo non è trascurabile (PokerStars.es ha una media inferiore di 100 seats rispetto a PokerStars.it) in termini numerici e, tenendo ben presente le considerazioni di Cerrado, è probabile aspettarsi pochi pro spagnoli nei  tavoli condivisi, visto che Mateos e compagni si guarderanno bene di dover pagare un doppio dazio al Governo di Madrid.

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