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Indiscreto: trattative avanzate a Parigi sulla liquidità internazionale, ma l’Italia deve sposare il sistema fiscale francese

Esclusiva – Stamani vi abbiamo dato, in anteprima, la notizia dell’approvazione da parte del Senato francese e dell’Assemblea Nazionale dell’articolo 95 della Legge Digitale che autorizza l’Arjel a trattare con gli altri stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, per creare una piattaforma unica e condivisa nel poker online. In serata però arriva la doccia fredda. Ci sarebbe la volontà comune tra Arjel e ADM di celebrare le nozze, ma i sistemi tecnici e fiscali sono incompatibili. Di fatto l’Italia dovrebbe aumentare la tassazione ed adeguarsi a quella francese, la pressione fiscale salirebbe del 40%! Seguiteci!

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Renzi-Hollande: amore anche nel poker online?

Italia-Francia-Portogallo: trattative avanzate a Parigi

Nostre fonti autorevoli ci hanno assicurato che durante il vertice parigino della scorsa settimana, si è parlato per ore della liquidità internazionale e la Francia avrebbe, in linea di massima, convinto i rappresentanti di Italia e Portogallo ad aderire al progetto sulla liquidità condivisa. Anche la Spagna sarebbe orientata a sposare il progetto ma, al momento a Madrid non esiste di fatto un governo stabile, e il DGOJ dovrebbe prima essere autorizzato dal Parlamento con una nuova legge. C’è la volontà politica tra Italia e Francia ad andare a braccetto anche nel poker online, ma durante il vertice sono stati ignorati aspetti tecnici non secondari, tutt’altro.

I due sistemi fiscali sono incompatibili!

Arriva infatti la doccia gelata: nostre fonti ben informate ci assicurano che non esiste alcuna soluzione tecnica centralizzata per poter gestire due o tre sistemi differenti. Come calcolare pot e rake diversi in uno stesso tavolo?

La liquidità internazionale funziona solo quando i sistemi fiscali sono simili. Italia e Francia sono agli antipodi. Nel nostro paese si applica una tassazione nel cash game online che è pari al 20% del rake lordo. La Spagna del 25%, ma il problema è che il prelievo francese viene calcolato non sul rake, bensì sul pot ed è sproporzionato, folle: l’aliquota è del 2%. Uno studio ha evidenziato che la media si assesterebbe a circa al 60% del rake (+40% rispetto al nostro). Non a caso solo 2 operatori su 9 sono in attivo e 7 in perdita nell’esagono. Se calcoliamo anche le spese marketing e di gestione, è difficile immaginare che PokerStars.fr e Winamax siano in attivo.

Mercato francese insostenibile: il poker italiano si vuole suicidare?

Alla luce di queste considerazioni tecniche, l’unica alternativa per realizzare e condividere il sogno di liquidità internazionale con i cugini francesi è quello di uniformare le tassazioni: o si adegua Roma al prelievo del 2% sul pot (pura follia) oppure i transalpini fanno un passo indietro. Ma pare impensabile che il Governo francese proponga una riduzione delle tasse nel poker online. Il sospetto è invece che l’Arjel abbia voluto la liquidità internazionale per continuare ad imporre questo sistema fiscale insensato (voluto dai politici francesi) e salvare il mercato. Dare uno zuccherino agli operatori oramai al collasso. Ma il conto lo dovrebbero pagare giocatori e rooms italiane?

In Francia il poker è un business solo per il Fisco

I dati degli ultimi 6 anni dimostrano che il mercato francese è un business solo per lo Stato ma penalizza giocatori (rake altissima) e operatori. Ed allora? L’Italia non può certo permettersi questo sfizio solo per creare una liquidità comune con la Francia. Sarebbe un suicidio in piena regola. Bella idea solo sulla carta, ma se non si trova una soluzione tecnica che mantenga lo status quo, questa strada porterebbe dopo un paio d’anni all’azzeramento del cash game italiano. Sarebbe una scelta politica opinabile, con un aumento della pressione fiscale di circa il 40%. In passato si è commesso l’errore di voler segregare i field nazionali senza rispettare le leggi del mercato (nel poker la liquidità è fondamentale). Uno sbaglio riconosciuto da tutti gli enti regolatori europei presenti a Parigi. Perseverare sarebbe grave.

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Dopo l’illusione ed i primi brindisi, per i pokeristi italiani arriva una doccia gelata inaspettata sulla liquidità internazionale

A Parigi vogliono esportare un modello che non funziona

In poche parole i francesi vogliono esportare un loro modello che non è per nulla sostenibile e che non funziona neanche nel loro mercato interno, ma a loro conviene fare così. E’ la stessa cosa che sta succedendo (con la regia anche della Germania) anche negli altri settori economici ed i risultati nell’Unione Europea sono sotto gli occhi di tutti. La speranza è che non si commetta il medesimo errore nel gioco online. La nuova responsabile dei Monopoli (ADM) per l’online, Daria Petralia, sembra essere partita con il piede giusto nel settore e farà delle attente valutazioni prima di dire si a Parigi. Fare fronte comune con i francesi (ed adottare il loro sistema impositivo) vorrebbe dire azzerare nel giro di due anni al massimo, le entrate fiscali dal settore del poker online. Non conviene a nessuno, in primis all’amministrazione.

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L’unica strada logica è la liquidità internazionale con il field del com/eu

Non bisogna farsi ammaliare da un’ipotesi affascinante ma che rischia di far saltare definitivamente i fragilissimi equilibri del nostro poker. O si trova una soluzione tecnica ad hoc per calcolare correttamente i differenti prelievi (ma nostre fonti ci assicurano che al momento è molto difficile), oppure è giusto salutare i cugini, dargli una bella pacca sulla spalla con un affettuoso “arrivederci”. Abbiamo la possibilità di adottare un modello simile (mercato regolamentato con field aperto) a quello della Gran Bretagna e della Danimarca. Perché non sposare questa soluzione compatibile con il nostro mercato (il prelievo è sempre sul rake). Operatori e giocatori sarebbero senza dubbio favorevoli a questa ipotesi e ADM vedrebbe crescere il gettito fiscale dall’online.

In sintesi:

  • Il Parlamento francese ha approvato mercoledì la norma sulla liquidità internazionale
  • Prima indiscrezione: a Parigi, l’Arjel ha convinto Italia e Portogallo ad aderire al nuovo progetto
  • Altra indiscrezione: non esiste un metodo centralizzato per calcolare rake, prelievo etc.
  • Il sistema fiscale italiano e francese sono incompatibili in questo momento
  • Unica soluzione: l’Italia deve adeguarsi alla illogica tassazione francese, un disastro per rooms e giocatori
  • Meglio la liquidità internazionale con dot eu, con potenziali accordi con UK o Danimarca

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Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.