Al Bar Bon di Monfalcone in Friuli, una coppia è stata denunciata per una sospetta truffa alle slot per decine di migliaia di euro. Al centro della vicenda un oggetto metallico che avrebbe ingannato l'inserimento nella macchinetta delle monete. E' il trucco più antico del mondo da quando l'uomo ha inventato le slot? Probabile.
Il caso che richiama una lunga storia di frodi: dai gettoni contraffatti ai difetti dei software. Dall'Italia a Las Vegas è sempre la stessa storia: le slot machines sono spesso prese di mira da gamblers frustrati o veri e propri truffatori.
La presunta truffa alle slot
Uno strano meccanismo ha ravvisato da diverse settimane Sando Miliavaz, il titolare del bar Bon di Monfalcone: la slot registrava una giocata, ma nella cassa non entrava il denaro corrispondente. Se veniva centrata una combinazione vincente, invece, il pagamento era reale.
Insomma, i conti non tornavano mai.
È questa l'origine degli ammanchi al Bar Bon di Monfalcone, raccontati da il quotidiano Il Piccolo. Si tratta di veri "buchi" che hanno creato un grave danno all'imprenditore friulano e al proprietario delle slot installate nel suo locale. In questa vicenda la fortuna/sfortuna c'entra poco probabilmente.
Il titolare ha trovato un cavetto metallico con un piccolo disco e sospetta che venisse utilizzato per ingannare il riconoscimento delle monete. Nell’ipotesi descritta dal barista, l’apparecchio consentiva così di giocare senza versare la puntata.
Il vantaggio sarebbe consistito nell’ottenere giocate senza il relativo costo, incassando gli eventuali premi. Una sorta di freeroll che i giocatori si creavano con l'inganno. Non rischiavano nulla, giocavano gratis.
La denuncia
Dopo le anomalie ravvisate negli incassi, il gestore ha installato una telecamera e grazie alle immagini una coppia è stata identificata e denunciata; sia i filmati che l' oggetto metallico sono stati consegnati alle forze dell’ordine. Gli ammanchi complessivi sarebbero nell’ordine delle decine di migliaia di euro, ma il conteggio è ancora provvisorio. Anche il funzionamento dell’espediente e l’attribuzione delle perdite devono essere accertati, la polizia, per il momento, non vuole sbilanciarsi in attesa che si concludano le indagini.
Altre quattro persone coinvolte
Secondo il quotidiano di Trieste sarebbero diverse le persone coinvolte nella presunta truffa oltre alla coppia.
Ecco come i giornalisti locali hanno riportato l'intera vicenda: "Sando Miliavaz, titolare del Bar Bon di via Roma, ha deciso di posizionare una telecamera nella sala interna del locale, dove si trovano le macchinette, insospettito da quel viavai di persone che non aveva mai visto prima. Oltre al fatto di aver scoperto un cavetto in ferro, con all’estremità un dischetto levigato, attaccato a uno dei dispositivi. Uno strumento il cui funzionamento, racconta lui stesso, «lo ignoro ancora».
Notando come si stavano comportando, ha allertato le forze dell’ordine, sicuro di aver finalmente individuato chi c’era dietro a quell’emorragia di monete. Sul posto sono arrivate due pattuglie della Polizia locale, fermando il tentativo di fuga della coppia che in quel momento era seduta ai tavoli esterni del locale. Identificata, è stata poi denunciata dallo stesso Miliavaz e dalla proprietà delle slot, la stessa che detiene l’immobile.
«Ma il problema andava avanti già da un mese e mezzo circa», rivela il barista, «e prima di questi ultimi due abbiamo notato altre quattro persone agire nello stesso modo». In tutto, gli ammanchi si aggirano sulle decine di migliaia di euro, ma il conto preciso è ancora in fase di definizione.
Il problema andava avanti già da un mese e mezzo circa e prima di questi ultimi due abbiamo notato altre quattro persone agire nello stesso modo
Sandro Miliavaz titolare Bar Bon - Monfalcone
I precedenti delle frodi alle macchinette
Il caso di Monfalcone richiama altri precedenti nella lunga storia delle frodi studiate e applicate agli "apparecchi d'intrattenimento": i giocatori truffaldini non mancano neanche nei bar oltre che nelle sale slot e Vlt. La storia dei casinò poi è ricca dei personaggi più insoliti e ingegnosi. Geni (più o meno) delle truffe.
Louis “The Coin” Colavecchio: gettoni contraffatti per giocare nei casinò
Tra i più noti in questa lista c'è Louis Colavecchio, soprannominato “The Coin”. La sua attività riguardava la contraffazione dei gettoni utilizzati nei casinò.
Il Dipartimento di Giustizia statunitense ricorda che nel 1997 venne condannato a 27 mesi di carcere federale per un’operazione di contraffazione che aveva preso di mira i casinò di Atlantic City e Foxwoods, in Connecticut.
Il collegamento con la vicenda di Monfalcone riguarda l’idea di fondo: far accettare all’apparecchio qualcosa che non corrisponde a un pagamento legittimo. Questo non significa che strumenti e modalità fossero gli stessi. The Coin usava proprio dei gettoni contraffatti.

Tommy Glenn Carmichael: quando il target era il pagamento delle vincite
Un altro nome noto alle forze dell'ordine e ai casinò è Tommy Glenn Carmichael, protagonista di diverse frodi che ha preso di mira anche diverse generazioni di slot.
Usava dispositivi elettronici che interferivano con i circuiti di pagamento e, successivamente, con i sensori incaricati di contare le monete erogate. Tra questi diventarono celebri la Monkey Paw e la light wand.
In questi casi l'obiettivo non era soltanto quello di "sballare" i sistemi di certificazione del credito necessario per giocare ma anche i sistemi di controllo dell’erogazione delle vincite. L’obiettivo consisteva nel far uscire denaro in eccesso che la macchina non avrebbe dovuto pagare. Si trattava di una reale sfida tecnologica tra Tommy Glenn Carmichael e i sistemi a supporto delle slot nella gestione dei flussi di cassa.
La “Gallina” Fowl Play Gold e il difetto del raddoppio
Nel mondo delle slot italiane circola da anni anche la leggenda, una sorta di mito mai documentato, tra i gamblers della famosa slot Fowl Play Gold, conosciuta come la “Gallina”.
Secondo una ricostruzione pubblicata dal sito di settore Spike nel 2008, la diffusione di un presunto difetto nelle vecchie versioni del gioco aveva favorito degli abusi da parte di alcuni giocatori di origine asiatica. Secondo tale ricostruzione, l’anomalia riguardava il bonus di raddoppio e il conteggio del credito, permettendo incrementi che non avrebbero dovuto verificarsi. Il sistema si diffuse rapidamente tra i giocatori che cercarono di approfittare di questo leak con dei marchingegni elettronici.
Abbiamo parlato però non a caso di leggenda perché non ci sono conferme dirette da parte delle forze dell'ordine nè del produttore del gioco.
Un diverso episodio venne riportato dal Corriere del Veneto nel luglio 2009. Due giovani cittadini cinesi furono denunciati per truffa in concorso: secondo la ricostruzione del giornale, avrebbero sfruttato un’anomalia associata al riavvio di una slot, ottenendo pagamenti elevati. Non ci sono però conferme che la slot in questione riguardasse proprio la famosa “Gallina” dalle uova d'oro.
Gli apparecchi Aristocrat e il caso dei dispositivi elettronici
Nel dicembre 2014, un’incriminazione federale statunitense venne contestata a quattro uomini che avevano pianificato e attuato una truffa almeno in dieci casinò. Secondo l’accusa, dispositivi elettronici collegati a un server estero consentivano di prevedere il comportamento di specifiche slot Aristocrat Mark VI, ottenendo vincite superiori a quelle attese dal gioco regolare.
Anche qui il bersaglio era diverso: una vulnerabilità di determinati modelli, non il sistema di accettazione delle monete come in Friuli.
La vicenda di Monfalcone si inserisce quindi in una storia fitta di truffe tentate e andate a segno.
Come si difendono i casinò di Las Vegas?
Dai migliori si può solo imparare: come si difendono dai truffatori delle slot i casinò di Las Vegas? Sappiamo che SinCity è una città molto complicata, con la più alta densità di mal intenzionati. Possiamo dire che il titolare del bar di Monfalcone è stato igegnoso perché incosapevolmente ha usato lo stesso metodo: ovvero installare delle telecamere.
A Las Vegas infatti la difesa dalle frodi alle slot combina videosorveglianza, controlli contabili e protezioni tecniche degli apparecchi. Le telecamere consentono di ricostruire comportamenti sospetti, mentre il confronto tra giocate registrate, incassi e pagamenti aiuta a individuare anomalie da approfondire: una vincita elevata, da sola, non dimostra una truffa. L’accesso alle parti interne delle macchine e alle chiavi è regolato da procedure di controllo; gli standard tecnici prevedono inoltre verifiche dell’integrità del software. A queste misure si affianca il lavoro del Nevada Gaming Control Board, che valuta le tecnologie di gioco e riceve le segnalazioni di possibili illeciti. La sicurezza nasce quindi dall’incrocio tra immagini, dati e verifiche tecniche, anziché dal semplice sospetto verso chi vince