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Peter Eastgate: “Ho un’intelligenza nella media, se oggi sono ricco è perché sono stato fortunato”

Peter Eastgate è sicuramente un personaggio molto particolare nel mondo del poker. Nel 2008, l’allora 23enne danese vinse il Main Event WSOP per 9.1 milioni di dollari, intascando l’intero bottino perché aveva deciso di non vendere alcuna quota del buy-in da 10.000$. Si può dunque dire con relativa certezza che il suo trionfo fu a conti fatti il più ricco nella storia del Main Event, visto che sia Jamie Gold (campione 2006 per oltre 12 milioni di dollari) sia Martin Jacobson (campione 2014 per 10 milioni di dollari) avevano ceduto una percentuale della loro action. Come se non bastasse, dopo l’exploit, Eastgate fu ingaggiato da Pokerstars con un ricco contratto di sponsorizzazione e nell’anno successivo al titolo di campione WSOP riuscì a mettere insieme un altro milione (lordo) di vincite nei tornei dal vivo.

Ciononostante, nel 2010 Peter smise di essere un poker pro e sostanzialmente si ritirò dalle scene, senza mai spiegare precisamente il motivo. Confessò di aver perso una somma di denaro molto grande alle scommesse sportive, poi annunciò il ritorno ai tavoli, ma solo per sparire nuovamente. Recentemente ha fatto un’altra apparizione nel mondo del poker, prendendo parte alle WSOPc in Georgia. In quell’occasione ha parlato con Pokerlistings.com per spiegare in che direzione sta andando la sua vita e cosa ha fatto negli ultimi anni.

Non gioco a poker seriamente da circa sei anni, tranne qualche rara occasione”, ha esordito il 31enne. “Quindi, cosa ho fatto in tutto questo tempo? Praticamente niente. Mi sono trasferito nuovamente in Danimarca da Londra nel 2013 e ho provato a studiare biomedicina. Purtroppo ho fallito tutti i quattro test di ingresso e non ho potuto continuare. Ho davvero dato il massimo ma non sono riuscito a farmela entrare in testa”.

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Già dalle prime dichiarazioni si intuisce che Eastgate non ha alcun problema a dire come stanno realmente le cose e a parlare dei suoi fallimenti personali. Proseguendo, però, la sua onestà risulta quasi disarmante: “Dal 2014 non faccio altro che farmi trasportare dagli eventi. Non mi annoio, è una situazione che mi sta bene, anche se non posso dire di essere propriamente felice. Vista dall’esterno, comunque, la mia vita sembra certamente noiosa”.

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L’apatia che traspare dalle sue parole deriva dall’aver raggiunto troppo in fretta e troppo facilmente un traguardo – la vittoria del Main Event – a cui migliaia di giocatori professionisti ambiscono per tutta una vita. A dirlo è lui stesso: “Nel 2010 mi sono reso conto che avevo già ottenuto tutto ciò che avevo sempre desiderato. Avevo raggiunto il picco della mia vita. Ora gioco il NL 200$ dal vivo e mi diverto, anche se i soldi non spostano niente. So che devo trovare uno scopo nella mia vita, altrimenti da anziano avrò dei rimpianti“.

Questa situazione non propriamente esaltante nasce, per assurdo, dalla totale stabilità finanziaria di Eastgate, che dichiara di avere abbastanza soldi da non doversi mai più preoccupare di guadagnarne altri. “Ho perso molti soldi con le scommesse ma non sono mai nemmeno andato vicino al perdere tutto ciò che avevo guadagnato“, spiega tornando sull’argomento spinoso. “Oggi sono finanziariamente indipendente, non ho la minima preoccupazione da quel punto di vista. Ho cambiato il mio stile di vita. Le mie spese sono come quelle di un tizio qualsiasi, non ho nemmeno l’automobile perché mi muovo in bicicletta, e so di avere soldi da parte per i prossimi 70 o 80 anni“.

Un campione del mondo che gira in bicicletta e gioca il NL 200$? Attualmente è questo il ritratto di Peter Eastgate, che conclude l’intervista con un’umiltà mai sentita nel mondo del poker: “Mi considero molto fortunato. Avrei potuto vivere un grosso downswing dopo la vittoria del Main Event e perdere gran parte della vincita, ma non è successo. La mia intelligenza è nella media e non c’è niente che mi faccia pensare che fossi destinato a vincere tutti quei soldi. Semplicemente sono nato nel momento giusto e sono entrato nel poker al momento giusto”.