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Avviso ai naviganti: il vice campione del Mondo Sammartino non vive in Italia (unico paese a liquidità chiusa), le ragioni del fallimento e della crescita zero

Perché i giocatori italiani professionisti come Dario Sammartino non vivono da molti anni in Italia? Il mancato accesso alla liquidità internazionale è la prima ragione.

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18/07/2019 19:36

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Puntuale come ogni anno arriva la radiografia fiscale dei finalisti del Main Event (ne parleremo a parte). Quest’anno, l’analisi dell’esperto statunitense Russ Fox ci vede coinvolti da vicino: al final table c’era Dario Sammartino che ha incassato il secondo premio da 6 milioni di dollari.

Questa l’analisi del noto fiscalista:

In questo caso però il fiscalista americano del Nevada ha sbagliato (capita anche ai migliori): secondo i suoi calcoli MadGenius avrebbe dovuto pagare all’agenzia delle entrate $2.572.350. Ma ha fatto i conti senza l’oste perché in Italia si sta vivendo una situazione a dir poco paradossale e giocatori come Dario Sammartino, Gianluca Speranza, Mustapha Kanit e tutti i professionisti di primo piano, vivono all’estero.

Chi non conosce il settore si domanderà: perché?

La prima ragione è che i giocatori italiani sono gli unici al mondo  ad essere ghettizzati. Il motivo? La storia è curiosa ma l’unico filo conduttore di questi anni è che stanno provando a fare il poker italiano a pezzi: prima con la mancata regolamentazione del live e dei circoli, poi con il sabotaggio della condivisa ed infine con il Decreto Dignità. Solo l’impresa di Sammartino ci dà la forza di rialzarci.

In Francia ed in Spagna il movimento è in crescita, negli Stati Uniti 30 milioni di persone hanno seguito in diretta su ESPN, Sammartino e company al final table. In Italia invece viviamo uno dei momenti peggiori ma la crescita della popolarità del poker è ostacolata in modo palese ed evidente.

Sammartino è residente a Nova Gorica

Ma ritorniamo al ragionamento iniziale. Dario Sammartino, per giocare a poker online, vive a Nova Gorica da diversi anni. Alle WSOP risultava registrato proprio come residente nella città slovena ma è un fatto risaputo da parecchio tempo.

E’ successo poi che la stessa Slovenia abbia vietato l’online (per una nuova regolamentazione) ed allora durante le grandi series (SCOOP, WCOOP) ci risulta che Dario si sposti in Austria per giocare su PokerStars.eu.

Per questa ragione, l’Erario italiano rimarrà a mani vuote. La legge italiana è chiara: se sei residente per almeno 6 mesi e 1 giorno all’anno, in un paese straniero dell’UE, sei residente fiscale in quello stato. Ergo, le tasse le paghi nel paese di residenza e non in Italia (per chi non lo sapesse, esiste il divieto di doppia imposizione in Unione Europea).

Le ragioni del fallimento italiano: le lobby del terrestre si sono opposte alla liquidità internazionale

Sammartino da anni ha la residenza oltre confine per giocare sul network internazionale di PokerStars e delle altre rooms straniere che hanno liquidità mondiale. Non come in Italia, dove la liquidità per professionisti come lui è insufficiente, perché siamo gli unici ad avere un sistema chiuso, nonostante i Monopoli dal 2013 abbiano individuato la soluzione: l’adesione alla liquidità condivisa europea.

In realtà, per essere pignoli, anche in India vi è una liquidità chiusa, ma il paese asiatico ha una popolazione di 1,4 miliardi (!) di abitanti.

L’home page di ieri di Sport Mediaset ha dato risalto a Sammartino e non l’ha relegato in una posizione marginale sul sito

Il sabotaggio della condivisa

Come noto l’Italia era stata promotrice dal 2013, prima con Rodano e poi con la Dottoressa Petralia (responsabile dell’online), di questo progetto. I nostri dirigenti avevano fatto pressioni nei confronti di Spagna e Francia, per creare un mercato condiviso. In questo modo si recuperava il gettito (che finiva sul .com) e veniva creata un’offerta legale competitiva, proprio per convincere professionisti come Sammartino a rimanere a casa.

Non appena Arjel e DGOJ (gli enti regolatori transalpino e iberico) più il Portogallo, si sono allineate ed hanno aderito al progetto italiano, come per magia il nostro paese si è sfilato, ha rinunciato alla liquidità condivisa per il veto di alcune rooms nazionali che lo hanno ribadito anche di recente.

Questa è la prima ragione che spiega la residenza estera di Sammartino.

Ora chi glielo spiegherà invece all’ADE che 2,7 milioni sono andati in fumo e per quale ragione l’Italia continua a perdere soldi (mancati introiti dal poker online)?

Ma il problema non sono solo questi 2,7 milioni, ma la montagna di soldi che lo stato italiano sta perdendo sia perché i nostri professionisti giocano all’estero, sia perché il mercato italiano (per questa ragione) è in caduta libera (anche quest’anno la spesa è diminuita di oltre il 10%). Tutto per una “logica” di mercato non costruttiva e di crescita organica sana, ma una strategia di mero sabotaggio.

Siamo in Italia, succede così in quasi tutti i settori, per questo siamo un paese a crescita zero, però ci sono più di 4.100 persone che hanno aderito alla nostra petizione (quella portata avanti dai principali portali di poker italiani) che si fanno delle domande.

Fabio Bianchi su Gazzetta.it ha ricordato il successo di Sammartino

Non esiste una normativa fiscale chiara per i professionisti

La seconda ragione per la quale i nostri professionisti preferiscono vivere all’estero è che non c’è alcuna certezza in Italia in materia fiscale.

Semmai le certezze esistono dopo l’intervento a gamba tesa della Corte di Giustizia Europea che ha dato ragione a Cristiano Blanco e Pier Paolo Fabbretti.. Questa sentenza mette al riparo Sammartino e gli altri pro italiani ed ha stroncato le pretese del fisco italiano.

Però nel nostro paese non c’è una normativa fiscale chiara per i giocatori di poker nel live ed è un vero peccato, perché la tassazione sull’online è molto favorevole ai giocatori di poker (versano il prelievo pagando direttamente la rake). I players azzurri potrebbero avere convenienza a giocare e pagare le tasse (alla fonte, versate dalle poker rooms legali) nel nostro paese. Ma senza liquidità condivisa nessuno rientrerà e l’erario continuerà a perdere soldi.

Il Corriere della Sera riconosce una dignità sportiva al poker

La continua campagna politica e mediatica demagogica contro i giocatori

I giocatori e gli operatori di poker sono stati bersaglio, nell’ultimo anno, di una vera caccia alle streghe, trattati come appestati, ludopatici, malati di gioco da parte di politici moralisti e dell’ opinione pubblica. La demagogia ha le gambe corte (si contano più i voti persi che acquisiti), le contraddizioni invece no: purtroppo, in televisione c’è un invasione di spot sugli alcolici, ma la colpa dei mali della società è sempre e solo del gioco ed il poker non è escluso.

Opinione pubblica e politici che – in con cadenza quotidiana – hanno attaccato il settore ed i giocatori italiani (anche i pokeristi come Sammartino). Beffa nelle beffe, non hanno minimamente considerato il poker come uno skill game, semmai lo hanno messo sullo stesso piano dei Gratta e Vinci, delle slot e lotterie varie.

La paura di pronunciare solo la parola poker

Il culmine lo si è raggiunto in questi giorni: oramai in Italia c’è paura solo a pronunciare la parola poker con le nuove leggi che avranno delle conseguenze importanti: secondo le ultime stime verranno persi 17mila posti di lavoro nel settore, le televisioni come Mediaset e Sky hanno bruciato 70 milioni di euro di mancati introiti dall’inizio del campionati di calcio (anche in questa caso, in quanti perderanno il posto di lavoro?), i giocatori ludopatici continueranno a mettere i loro soldi nelle macchinette e li perderanno più velocemente (il Governo ha abbassato i payout) mentre gli sport minori sono in ginocchio e  lo Stato perderà circa 1,5 miliardi di gettito nel 2019 per il mix tra nuove tasse sproporzionale, il divieto di pubblicità e la campagna quotidiana contro il settore.

Perché vivere all’estero per un pokerista italiano è più attrattivo

Capite bene che con questo clima, giovani ragazzi come il 32enne Dario, preferiscono vivere in giro per il Mondo, viaggiare e giocare liberi negli Stati Uniti ed in Europa (Spagna, Montecarlo, Francia, Gran Bretagna, Slovenia etc) ed evitare il nostro paese. I casinò italiani, nel frattempo, chiudono ed intere comunità rischiano la bancarotta (Campione d’Italia).

Nonostante questo clima e le leggi bavaglio, nelle ultime ore tutti i media generalisti hanno esaltato il nuovo vice campione del Mondo, Dario Sammartino, ridando a questo gioco una certa dignità almeno sotto il profilo della competizione. Una rivincita del poker sportivo. Grazie Dario!

 

Nel frattempo la nostra petizione per la liquidità condivisa europea ha raggiunto
le 4.115 firme digitali su Change.org.

se anche tu vuoi la LIQUIDITA’ INTERNAZIONALE NEL POKER, METTI LA TUA FIRMA!

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