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Ben Heath svela ad Assopoker: “Senza lo studio nel poker non vai da nessuna parte, altro che aspetti mentali….”

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08/05/2018 17:44

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Intervista a Barcellona con il noto pro high roller inglese Ben Heath che ci svela quale sia l’approccio giusto per essere vincenti nel poker e i suoi progetti nella vita, non solo ai tavoli.

Ben Heath si racconta ad Assopoker: tra trading e grinding Zoom su PokerStars

 

di Stefano Atzei

Barcellona – E’ facile pensare che in fondo, se avessimo l’opportunità di sederci al tavolo coi campioni ammirati in diretta streaming, non faremmo poi una così brutta figura. Ricordate i commenti su Fedor Holz dopo il runner up nell’High Roller WCOOP da 100K, arrivato nel periodo più sfavillante della sua carriera live? “Con quella run son bravi tutti a vincere” dicevano i più fissando il dito con la luna a far da sfondo.

D’altro canto è proprio questo il bello del poker: un singolo risultato o una singola scelta possono essere messe in discussione da chiunque e possono distorcere la percezione della realtà. Ciò che non si vede nell’immediato, ma che alla lunga fa la differenza più di qualsiasi altra cosa, è il percorso affrontato per raggiungere un certo livello.

Quando ci si aggira per i tavoli dei tornei high roller più prestigiosi al mondo non si hanno davanti i cinquanta/sessanta giocatori più fortunati nella storia del Texas Hold’em. Dietro ognuno di loro c’è una storia irta di ostacoli, fatta di sacrifici e duro lavoro, bad beat dopo bad beat.

Non solo, perché un conto è raggiungere certe altitudini, un altro è piazzarci le tende e dare sempre il massimo in ogni circostanza, run permettendo.

Thomas Mühlöcker e Stephen Chidwick in meditazione durante la pausa di un high roller

L’argomento che scegliamo di affrontare col protagonista di quest’oggi è stato un po’ il leitmotiv della trasferta in Catalogna: ok la tecnica, ma cosa deve fare un professionista per essere sempre al 100%?

Quello che in passato veniva banalmente catalogato come intuito pokeristico, fa riferimento a una maggiore o minor livello delle nostre funzioni esecutive. Dall‘intramontabile Patrik Antonius  al nostro Carlo Savinelli , sono in tanti i giocatori che hanno cominciato a dare grande importanza al benessere psicofisico. Sport, regime alimentare equilibrato, meditazione.

Cosa deve fare un poker pro per essere al top della forma ai tavoli?

“No, io non faccio meditazione, ci ho provato diverse volte ma non fa per me, sebbene il mio amico Steven (Chidwick ndr) abbia cercato di convincermi più di una volta!”

A parlare è Ben Heath, ventisei anni compiuti il mese scorso e 2,3 milioni di dollari in vincite lorde nei tornei live: “Anche se preferisco considerarmi più un giocatore online… Infatti appena tornerò a casa dopo questa trasferta riprenderò a giocare Zoom. Se faccio qualcosa per tenermi in forma mentalmente e fisicamente? Certamente. Adoro le arrampicate e appena posso non perdo l’occasione. Con Steven ne abbiamo fatte diverse assieme”.

Ben Heath in action a Barcellona

Pensi anche tu che la nuova edge nel poker risieda nell’attitudine mentale e nell’approccio al gioco piuttosto che ridursi a una mera questione tecnica?

Il livello tecnico raggiunto al momento è molto alto e senza una buona dose di studio non si va da nessuna parte. Tuttavia al tavolo si fanno ancora tantissimi errori e io sono il primo a farli, perciò penso che il momento in cui gli equilibri si giocheranno soltanto su aspetti ‘metafisici’ sia ancora lontano. La condizione mentale è sicuramente importante ma non fondamentale, almeno per battere il livello a cui gioco. I buy-in si sono alzati notevolmente e con essi le possibilità di guadagno: per giocare l’intero palinsesto di una trasferta occorrono in media 300/400 mila dollari, è sufficiente avere un R.O.I. dell’1% per portare a casa 3/4K a viaggio…”

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Al momento il poker è la tua priorità o hai cominciato a guardarti intorno?

“Più che nel poker mi sto concentrando sul trading. Sono un crypto-trader e faccio investimenti long term, con l’aiuto di altre persone ovviamente. E’ un mondo affascinante, c’è tanto lavoro da fare e bisogna dedicarci molto tempo”.

Pensi che ‘da grande’ continuerai a fare il poker pro?

“La verità? Vorrei lentamente sgusciare via da questo mondo. Il poker mi ha regalato tante opportunità sotto diversi punti di vista, mi ha consentito di viaggiare, conoscere tante belle persone. Ma ci sono anche tanti lati oscuri, ad esempio per me è difficile avere una relazione, dovrei trovare una persona disposta a seguirmi ovunque vada e non è affatto semplice.”

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