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Dario Sammartino e la crew dei tedeschi: “Se l’avessimo fatto noi italiani? Apriti cielo!”

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25/02/2018 20:45

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Ieri abbiamo iniziato a raccontarvi della nostra chiacchierata con Dario Sammartino e del periodo di distacco “light” dal poker giocato. Si parlava appunto di un allentamento degli impegni pokeristici, per concentrarsi su altri aspetti della vita e anche su alcuni investimenti.

Dario Sammartino

Mattone e Crypto

Dario si sbottona un po’ sulla natura e la tipologia di questi investimenti. “Le principali direttrici in cui sto investendo una parte del denaro guadagnato nel poker sono il ramo immobiliare e le cryptovalute. In quest’ultimo campo però non credo proprio di mettermi a fare trading ma punto decisamente a “holdare”.”

Dario Sammartino e i rischi del ritorno live

Il ritorno al poker live è invece fissato per l’EPT di Montecarlo, precisamente al Super High Roller da 100.000€.
A questo punto, una domanda nasce spontanea. Sappiamo che il poker è un gioco spietato, nel senso della continua evoluzione che rischia di tagliare fuori chi non si aggiorna, o perlomeno chi perde sintonia con dinamiche e field del gioco. Chiamato in causa, Dario precisa il suo pensiero.

“Non sarò tra i favoriti, ma…”

“Diciamo subito che il mio non sarà un distacco totale. Ogni tanto mi concedo una sessione cash o un torneo. Per esempio nei prossimi giorni potrei andare dai miei amici in Austria, per giocare un paio di eventi delle Turbo Series del .com. Ma sempre come evasione estemporanea e come svago, non per lavoro. Detto questo, non nascondo di averci pensato a fondo. So bene che, uscendo dal giro per qualche mese, al mio ritorno non sarò tra i favoriti. O, perlomeno, so che non potrò esserlo come per esempio quando ero a Vegas e riuscivo a giocare quasi sempre in A-game. Forse mi servirà un po’ per adattarmi, ma per fortuna tra le mie caratteristiche c’è sempre stata quella di avere capacità di adattamento molto rapide ai contesti di gioco. E poi non dimentichiamo un’altra fortuna che ho: quella di avere tra gli amici alcuni dei migliori giocatori al mondo. Da Musta a Bryn Kenney a qualche amico tedesco, ho sempre gente top con cui confrontarmi.”

Mustapha Kanit e Dario Sammartino, qui al Triton High Roller di Manila

Il Dario-pensiero sulla crew dei tedeschi

A proposito di tedeschi: quando si parla di Super High Roller, non si può non pensare al loro predominio e alle polemiche sulla “crew”. Impossibile non sfruttare l’occasione per sentire cosa pensa Dario Sammartino sull’argomento.
“Ecco, poco fa dicevo che al mio ritorno saprò di non essere favorito. Diciamo che, se non esistesse questo “problema”, tornerei da molto meno sfavorito. Intendo che le tempistiche di adattamento sarebbero senz’altro molto più rapide.
Va detto che alcuni pro sono invidiosi del gruppo e dei loro risultati, anche perché loro partono avvantaggiati: giocando al 10-15% è normale che ne giochino tanti, ed è altrettanto normale che si veda un tedesco vincere molto più spesso.”

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“Che gusto c’è nel giocare un torneo al 10%?”

Ma è proprio tutto normale? “Certo che no. A parte il fatto che non riesco a capire che gusto si provi a giocare per il 10% di un torneo, ma  mi rendo conto che è una questione di gusto personale. Però questo diventa un discorso che mi riguarda nel momento in cui sta facendo perdere progressivamente senso ai Super High Roller.”

La questione è delicata e Sammartino lo sa. “Sì, nessuno può contestargli che stiano facendo qualcosa di illegale, né tantomeno puoi impedire loro di iscriversi. Però mettiamola così: singolarmente sono già molto forti, in più giocano tutti stakati con al massimo il 15% della propria action. Ma il problema vero viene dal fatto che tra loro “swappano” (scambiano, ndr) quote.”

Dominik Nitsche (di spalle) abbracciato dagli amici e colleghi high roller tedeschi, dopo il trionfo al WSOPE One Drop High Roller

Scambio quote e lealtà al tavolo

“Questa è una pratica diffusa e anche a me capita di farlo, con colleghi e amici. Il problema è quando diventa un sistema, che – essendo i Super High Roller tornei con relativamente pochi iscritti – li porta a sedere spesso in due o più allo stesso tavolo. Quindi non è che non si giochino contro, ma molto spesso evitano di bluffarsi.”

Secondo il punto di vista di Dario, dunque, non siamo nel campo della collusion, ma si gioca sui confini del soft play. Una pratica già sleale di per sé, ma che lo diventa ancora di più se a farlo sono giocatori già molto forti.

“Si perde il piacere di giocare”

“Da quando è iniziata questa cosa della crew i tornei SHR sono diventati molto meno vantaggiosi rispetto a prima. Io stesso andrei a fare i tornei con molto più piacere, se questo fenomeno non esistesse. E se lo penso io, figurati un  amatore businessman.”
Forse qualcuno si è fatto un’idea sbagliata di questi “fish”… “Sicuramente. Si tratta di ricchi amatori, che però sono diventati ricchi proprio perché hanno intelligenza e fiuto. Un uomo d’affari accetta di pagare per giocare e misurarsi con i migliori, ma in un contesto in cui tutti giocano contro tutti. Se così non è, le loro chance di arrivare si riducono al minimo e alla lunga i tornei si desertificheranno.”

Rocco Palumbo e Dario Sammartino allo stesso tavolo

“Se lo avessimo fatto noi italiani? Apriti cielo!”

L’ultimo Aussie Millions, in cui a un Super High Roller ci sono stati 4 iscritti, sembra dare ragione a Dario: “Il miniecosistema dei Super High Roller non può prescindere dall’ebbrezza di giocare per tanti soldi. Se gran parte dei partecipanti gioca al 10%, mentre chi questa ebbrezza la prova sul serio capisce di avere pochissime chance di arrivare….”

Mi viene da pensare: ma se un sistema del genere lo avessero messo in atto i pro italiani, cosa sarebbe successo? “Apriti cielo, meglio non dire altro.”

 

Leggi qui la prima parte dell’intervista a Dario Sammartino

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