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Dario Sammartino e il paradosso del top player: tutti invidiano la sua vita, lui cerca un po’ di normalità

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22/02/2018 15:10

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Eravamo abituati a vedere il suo bel viso da fotoromanzo nelle cronache dei tornei di poker live più importanti al mondo. Dovremo disabituarci almeno in parte, perché Dario Sammartino ha deciso di disimpegnarsi un po’ da quel mondo di cui è stato – e continua ad essere – protagonista di primissimo piano.

Da inizio anno, Dario centellina le sue apparizioni pokeristiche. E non per un classico “burnout”, ma per una precisa scelta di vita. Le ragioni sono diverse, dalla mancanza di stimoli alla voglia/bisogno di “riprendersi la sua vita”. Ce lo spiega lui stesso in una lunga chiacchierata, di cui oggi leggerete la prima parte.

WSOPE 2017 Dario Sammartino

Dario Sammartino

Dario Sammartino e quel bisogno di normalità

“Sì, a parte il calo di stimoli mi sono accorto di avere una propensione al rischio molto inferiore rispetto a prima, e dall’altra parte un crescente bisogno di “normalità”.

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Dario chiama in causa l’età, avendo compiuto 30 anni lo scorso aprile. Effettivamente si tratta di un periodo in cui spesso ci si sente chiamati a un primo bilancio della propria vita, ed è proprio quello che ha fatto il campione napoletano. Diventare un professionista di poker è quello che volevo, ma farlo a certi livelli comporta diversi sacrifici. Io l’ho fatto per tanti anni ed era giunto il momento in cui sentivo molto la mancanza di alcune delle cose a cui ho dovuto rinunciare, per raggiungere i miei obiettivi.”

Dario parla di piccole cose, di quella quotidianità che forse si apprezza solo quando viene a mancare: “Uscire a cena con gli amici, andare al cinema, guardare la partita del Napoli con i miei. Cose che prima non riuscivo a fare quasi mai, così come ad esempio non potevo permettermi di impostare una relazione con una ragazza.”

Dario a cena con amici tra cui Marco Iodice e Federico Petruzzelli

Il paradosso dell’essere umano dietro a un top player

La situazione che si è ritrovato a vivere Dario Sammartino era una sorta di paradosso. Da un lato non poteva permettersi cose che sono normali per la stragrande maggioranza dei ragazzi della sua età, dall’altro alcuni dei privilegi che molti ragazzi “normali” gli invidiano iniziavano a pesargli. “Sì, è proprio così. Tutti sognano di viaggiare in giro per il mondo, stare 7 giorni qua, 20 giorni lì, Bahamas, Manila, Australia eccetera. Eppure per me era diventato un peso.”

Qualcosa di simile è accaduto con il poker. Una volta swingare 3-400k mi divertiva, oggi mi dà fastidio. Eppure non ho certo problemi economici, anzi il 2017 è stato in assoluto il mio migliore anno da quando ho iniziato a fare il professionista di poker.”

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Il poker e l’equilibrio

“Come ti ho detto forse c’entra il fatto di essere arrivato a un’età in cui tracci qualche bilancio, ma in verità è una questione di equilibri. Adoro sempre il poker, ma i problemi arrivano quando smette di essere uno strumento e diventa esso stesso troppo importante nella tua vita.”

Dario è ben consapevole di essere un privilegiato, ma anche una prigione dorata è pur sempre una prigione. “Sì, a me era successa qualcosa del genere, quindi ho semplicemente fatto qualcosa di cui sentivo il bisogno.”. In una parola, staccare.

Arrivederci a Montecarlo. E su Vegas…

In termini pratici, ciò significa che rivedremo Dario Sammartino non prima di aprile, per l’EPT di Montecarlo. Quella è l’unica tappa sicura, insieme a Las Vegas su cui però gravitano ancora incertezze: Ovviamente andrò alle WSOP, ma ancora non so con quale programmazione. A giugno ho il matrimonio di una persona molto cara a cui farò da testimone, quindi dovrò tornare a Napoli. Vedremo se andrò ai primi eventi per poi tornare dopo, o se ci andrò solo nella seconda parte.”

Dario all’EPT Grand Final di Montecarlo 2016

Un pensierino a Barcellona

Ciò che conta, come si diceva, è recuperare un certo tipo di qualità della vita, e questo varrà per tutte le trasferte che Dario prenderà in considerazione. “Il principio è quello di cui parlavo poco fa. Prima fare 12 ore di aereo lo consideravo normale, oggi mi stressa il solo pensiero, così come quello di farmi 20 giorni giocando solo a poker per 12-14 ore al giorno. Per esempio è probabile che vada al Millions di Barcellona: da Napoli sono neanche due ore di aereo. E poi è sempre una città fantastica per una trasferta di poker, poiché ti permette sempre di godertela come una vacanza ed evitare di alienarti.”

Ma cosa giocherà Dario Sammartino nel suo nuovo status di “part-time pro”? Cosa pensa del mondo dei Super High Roller? E in quali altre attività sta investendo tempo e denaro? Lo scopriremo nella seconda parte di questa intervista, che troverete online domani!

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