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“Decreto Dignità: per il Tesoro mancano coperture finanziarie per €3,5 miliardi”

C'è il problema delle coperture per il Decreto Dignità voluto da Luigi Di Maio: mancano 3,5 miliardi di euro non spiccioli. Per il gioco l'ammanco sarebbe minimo di 200 milioni di euro l'anno.

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29/06/2018 11:29

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Le indiscrezioni pubblicate ieri dalla Stampa trovano altri riscontri: secondo Michele Di Branco e Umberto Mancini del quotidiano Il Messaggero, vi sarebbe un vero e proprio “scontro aperto sul decreto dignità. Un provvedimento che, a giudizio del Tesoro, costa circa 3,5 miliardi e sul quale bisogna trovare le giuste coperture finanziarie“.

Secondo fonti del Governo, gli staff dei due ministri Di Maio e Tria starebbero lavorando insieme per trovare le coperture per il Decreto Dignità da ieri sera. Per i media invece vi sarebbe uno scontro aperto.

A smorzare le polemiche ci aveva pensato due giorni fa il Ministro Pentastellato Riccardo Fraccaro: “Credo che lunedì sera sarà fatto senza problemi”.

Secondo il quotidiano romano non è così scontato: “le certezze dei giorni scorsi sul varo del provvedimento stanno lasciando il campo a un mare di dubbi e incertezze. Anche perché ormai siamo già al terzo rinvio“.

Il tema delle coperture finanziarie riguarda anche il reddito di cittadinanza con lo stop dato dal Ministro dell’Economia Tria a Di Maio nei giorni scorsi. ” Di Maio spinge per far partire subito, mentre il Tesoro frena, facendo capire che se non ci sono i soldi per il decreto figuriamoci per il reddito. Uno scontro aperto che non sarà facile ricomporre”.

Si è parlato – sempre secondo il Messaggero – di possibili dimissioni di Tria, su pressing del 5 Stelle. Il Ministro dell’Economia è “preoccupato per le reazioni dei mercati di fronte ad un aumento della spesa”.

Secondo le indiscrezioni della stampa romana il Decreto Dignità costerebbe 3,5 miliardi di euro e “i tecnici di Via XX Settembre non sono affatto convinti della solidità delle coperture individuate dalla maggioranza Lega-M5S”. In ballo ci sono molti soldi soprattutto per quanto riguarda il “pacchetto fisco”.

Per il Messaggero “c’ è la questione del gioco d’ azzardo. Il governo progetta la cancellazione assoluta della pubblicità: un passo giudicato fondamentale per limitare il fenomeno della ludopatia. I buoni propositi si scontrano però con le esigenze di bilancio dello Stato in quanto fare a meno degli incassi derivanti da queste forme di promozione costa circa 200 milioni l’ anno, 700 in un triennio“. E non sono calcolate risorse per la parte concernente i probabili ed annunciati contenzioni promossi dai concessionari che, si vedrebbero costretti, ad operare in grande difficoltà in caso di ban totale della pubblicità.

Ma c’è di più per il Corriere della Sera che non è conteggiato nelle coperture: “Col divieto di pubblicità calerebbero anche le entrate Iva (circa 200 milioni l’anno), con la necessità di trovare una copertura”.

Quindi altri soldi, altri buchi che il Ministro dell’Economia sarà costretto a tenere conto.

Per l’avvocato Giulio Coraggio il decreto è incostituzionale perché non prevede coperture finanziarie e soprattutto comprime l’articolo 41 della Costituzione per gli operatori dell’online, impossibilitati di fare impresa in queste condizioni e discriminati.

Da fonti del Governo però trapela che da ieri sera gli staff di Luigi Di Maio e di Giovanni Tria stanno collaborando per trovare una soluzione di compromesso, la prossima settimana dovrebbe essere decisiva per l’approvazione del Decreto.

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