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Gioco online. Ist. Friedman: “aumento tasse indiscriminato è un favore all’illegale”. Ughi: “la finta lotta alla ludopatia”. Serie A sul piede di guerra

Nonostante la grave crisi che ha colpito in questi anni il cash game online (la spesa nel 2017 è diminuita del 45%) proprio in queste ore il Governo ha deciso di tassare il poker online in maniera drastica, passando da un’aliquota del 20% al 25% e lo stesso riguarda il gioco online nel suo insieme.

 In Spagna si fa di tutto per rafforzare l’offerta legale ed hanno fatto il percorso inverso, sono passati dal 25 al 20%, in Italia il contrario. Un modo per mettere a repentaglio il mercato legale ed un altro assist al gioco illegale dopo il Decreto Dignità: così sostiene l’Istituto Milton Friedman.

“Politiche economiche in stile vetero-socialista”

“In questi giorni il Governo ha promosso, attraverso una serie di emendamenti alla manovra finanziaria, politiche economiche in pieno stile vetero-socialista. Il gioco legale viene colpito con tasse da record e se l’offerta non sarà attrattiva in futuro i giocatori si consegneranno alle mafie”. Lo dichiara il direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, Alessandro Bertoldi a Gioconews. 

Maurizio Ughi: “il Governo pensa solo a fare cassa, divieto pubblicità inutile”

Sull’incoerenza del Governo ci va giù duro e pesante l’ex presidente e fondatore di Snai, Maurizio Ughi che ai microfoni di Agipronews è un fiume in piena: ”

“Non hanno coraggio né competenza, parlano di cose che non conoscono e solo per annunci spot, ma alla fine è tutta una copertura agli occhi dell’opinione pubblica – dice Ughi – dietro la cortina fumogena di chi si vanta di aver vietato la pubblicità per primo in Europa, resta l’aumento del prelievo su un settore già tartassato: da una parte si vieta, dall’atra si pensa a far cassa”.

Secondo Ughi la tutela del giocatore deve avere la priorità su tutto ma va fatta non solo con provvedimenti buoni a far ‘click’ su un titolo o come se fossero chiacchiere da bar. Se si ritiene che l’abuso di gioco sia pericoloso, si deve avere la responsabilità di regolarlo, mi pare evidente che invece si parli e basta. Vietare la pubblicità non è la soluzione, torno a dire, nel contesto generale potrebbe esser una delle misure, ma non risolve, annunciano e non risolvono ed è un dramma a livello comunicativo”.

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Serie A sul piede di guerra: “divieto sponsorizzazioni un’enorme sciocchezza”

Luigi De Siervo nuovo amministratore delegato della Serie A non ha lasciato dubbi: il mondo del calcio è sul piede di guerra contro i provvedimenti del Governo sul divieto di pubblicità e sponsorizzazione. Lo sport italiano rischia di andare in bancarotta per colpa di un provvedimento voluto da Luigi Di Maio e dai 5Stelle, del tutto inutile che non tutela i giocatori ma è solo demagogico e che favorirà l’offerta illegale.

Nelle scorse settimane, il mondo del calcio ha provato a ragionare con il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti, ma ha prevalso la linea intransigente all’interno del Governo ed i danni allo sport italiano dall’1 gennaio potrebbero già essere tangibili.

Di sicuro il calcio italiano rischia di rimanere senza risorse preziose per essere competitivo come le altre competizioni europee. Ipotizzare uno sciopero della serie A nei prossimi mesi (come paventato nelle scorse settimane) non è un’idea campata in aria. Sentite le parole del neo amministratore delegato: Il divieto di promuovere società di betting – afferma all’ANSA – sul campo di gioco è un’emerita sciocchezza: posso capire l’intendimento apprezzabile del governo di evitare una pressione sull’utente finale a scommettere durante la partita, ma le risorse del marchio lungo il campo creano un problema di antitrust. In Inghilterra 14 squadre su 18 hanno il betting sponsor sulla maglia. Oggi le betting company sono il più grande investitore nel calcio e bisogna evitare di danneggiare il calcio italiano. Esiste una formula per tenere insieme tutto: il limite che oggi il governo vuole, può essere limitato al mondo delle televisioni“.

L’unica soluzione rimasta alla Serie A è quello di uno storico sciopero, nel caso contrario, perderà altre risorse preziose e credibilità verso gli investitori internazionali con ripercussioni pesanti anche sui diritti televisivi che, ad oggi. valgono meno alla luce di questo decreto. Il tutto vorrebbe dire solo avere un gap irrecuperabile nei prossimi anni, non solo con la Premier League, ma anche Bundesliga, Liga ed altri campionati minori europei che saranno avvantaggiati da questo provvedimento.

Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.