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Rocco Palumbo: “all’inizio sul .com ho preso belle scoppole, c’è più cattiveria ma anche tanti fish…”

Si parla di liquidità internazionale e Rocco Palumbo vedrebbe di buon occhio un accordo con la Gran Bretagna che potrebbe spalancare le porte ai giocatori italiani: “nessuno si dovrebbe spostare e pagheremo le tasse alla fonte”.

Alla fine, la soluzione giusta sarebbe un’apertura al field dot com, pur con le necessarie cautele e sotto la vigilanza dei Monopoli?

Come ho sempre detto, sono favorevole al concetto di liquidità internazionale. Nel long term, senza dubbio è vincente il modello sposato dalla Gran Bretagna e da altri paesi come la Romania e il Belgio.

Si tratta però di una prova d’esame dura per gli italiani…. Guardiamo i lati positivi, prima di passare a quelli negativi.

I giocatori che resisteranno diventeranno senza dubbio più bravi. Le possibilità di vittoria inoltre sono più alte. Ripeto c’è tanta gente che è costretta a spostarsi all’estero. In questo caso lo stato italiano potrebbe guadagnare da questi professionisti.

Per i giocatori amatori invece il .com può essere positivo?

I recreational players apprezzeranno la novità perché possono giocare qualsiasi tipo di gioco e trovare sempre azione. Ma non solo ai low stakes. Pensiamo ai players VIP, quelli ricchi ai quale piace giocare partite importanti e divertenti. Questo fenomeno era diffuso al tempo delle .retard, quando c’era molta liquidità e magari si sedeva qualche giocatore di serie A famoso e pieno di soldi che voleva divertirsi. Queste persone, avendo accesso al com, potrebbero tornare a giocare, perché hanno di nuovo questa possibilità.

Per i regular invece?

I più forti potranno crescere sempre di più ed il sogno di diventare i nuovi Musta potrebbe essere ancora realizzabile. Tutti quelli invece che rimarranno nel mezzo rischiano di rimanere maciullati dai top, gente che gioca a quei livelli da 20 anni.

Ci hai raccontato che il tuo esordio sul com è stato traumatico, all’inizio non vedevi proprio palla.

Si, è così. Quando affronti quel field devi avere un approccio diverso. Sul .com c’è un grado di cattiveria tra i regular che è difficile da comprendere nei primi mesi. I pro addirittura fanno di tutto per non farti vincere neanche un satellite. Lo dice uno che all’inizio ha preso delle grosse scoppole: è dura… dura.

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Rocco Palumbo

 

Poi ti sei adattato.

Si, come ho spiegato nella prima fase non ho perso molto ma dal punto di vista psicologico non è stato semplice l’impatto. Una volta adattato, sono stato in balia di swings violentissimi.

Se lo dice Rocco Palumbo, uno dei più forti torneisti italiani c’è da credergli…

Io sono sempre stato molto critico sul mio gioco, ma penso di essere tra i top 5 players italiani di MTT online. Sono convinto che i top 5 del .it rischiano grosse bastonate, almeno nella fase iniziale.

Questo discorso vale per le fasce più alte. Per quanto riguarda invece i low stakes?

In teoria il field del com è più facile perché ci sono molti più fish, giocatori amatori, considerando il campo molto vasto. E’ anche vero che è un’arma a doppio taglio (più giocatori ci sono e maggiore è la varianza, ndr).

E negli high rollers?

Più sali di livello e più il field si restringe e diventa duro. Nei tornei grossi c’è comunque un’alta percentuale di giocatori deboli e occasionali, come ad esempio nel 10.000€ dell’EPT.

Quindi ci sono margini di speranza anche per i meno esperti?

Nelle prime fasi si, ma il problema è che poi i fish hanno vita breve, nei tornei sul com quando arrivi in late stages, sono quasi tutti regular e il gioco si fa veramente cattivo. Ti ritrovi contro professionisti deep stack e vi assicuro che tutto diventa molto complicato.

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Nei livelli più bassi invece si respira?

Si, c’è spazio. Il poker non morirà mai per quella fascia, almeno nei prossimi 10 anni. Per quanto concerne ABI 50$ – per esempio – chiunque può vincere ed anche parecchio denaro.

Hai parlato di cattiveria nel .com: è paragonabile a quella del .it?

Nel .com più sali e più aumenta una cattiveria che sul .it non esiste. In Italia c’è una cattiveria diversa: è pieno di storie di multi accounting, bot e truffe varie, all’estero la cattiveria è proprio al tavolo.

Cosa fanno?

Provano ad attaccarti sempre, anche a costo di perdere delle chips però devono darti fastidio, cercano di allontanarti il più possibile.

Ci puoi fare un esempio concreto?

In bolla ai satelliti, quando sanno che non potranno mai farcela, magari fanno un call sbagliato per far vincere il fish invece di un regular. Si tende a far perdere il professionista in tutti i modi.

E’ un poker diverso…

Si è una sfida personale. Meglio far vincere il fish ma il pro mai! E’ visto come un concorrente pericoloso nel long term.

In Italia è tutto differente?

C’è meno competizione tra i reg, è più simile ad un gioco d’attesa dove aspetti che l’occasionale ti lanci le chips. Si attende più la coolerata tra regular, c’è qualche mossa finta ma non c’è molto exploiting. Sul com c’è gente che passa intere giornate a studiare gli avversari per capire come poterli battere. E’ tutta un’altra storia.

Leggi qui la prima parte dell’intervista di Rocco Palumbo

COMPARAZIONE GIOCHI
Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.