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Sammartino: “ho distrutto i tavoli cash, alle WSOP con 100.000$”

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14/03/2014 12:45

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Ad una settimana dalla nota querelle Candio-TG5, un altro media generalista parla di poker: questa volta è  Repubblica a dedicarsi al mondo del texas hold’em. Il noto quotidiano ha deciso di dare risalto alla voce di uno dei protagonisti principali del mondo del poker. Si è parlato anche degli aspetti fiscali che i pro devono tenere in considerazione.

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Il collega Claudio Zecchin ha intervistato Dario Sammartino sul suo interessante percorso da professionista. Il player napoletano si è lascialto andare ad alcune considerazioni molto interessanti anche sulle problematiche del ‘mestiere’.  

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“Il mio main game – racconta MadGenius – non sono i tornei, ma le partite di cash game online. Sono un fuori categoria nei tavoli su Pokerstars.it e lo ho mostrato a tutti “massacrando” il livelllo 5€/10€. Questo è stato il mio vero trampolino di lancio”.

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Sammartino ha già pronto il bankroll in vista di Vegas: “Le Wsop non si possono saltare. Giocherò tutti i tornei di Texas Hold’em, tranne il One Drop. Un milione di dollari è troppo, ma potrei giocare quello da 25 mila. Dovrei partire con un bankroll di 70-100mila dollari, ma in generale mi aspetto una grande Italia con Minieri, Kanit, Palumbo, Dato, Castelluccio e tanti altri: il potenziale è enorme”.

Dario ha confermato – come aveva rivelato ai nostri microfoni – di aver preso residenza all’estero, per ragioni fiscali e di opportunità:

“Quando un pro comincia a vivere il mondo live con concrete ambizioni, deve pensare subito a come abbattere la varianza, ovvero ad avere la meglio sul fattore fortuna. Giocare 10-15 partite non è sufficiente, un campione ha bisogno di parecchie decine di tornei per far valere le proprie qualità. In Italia tutto questo non è possibile, vista la tassazione senza senso sulle vincite estere. Non è possibile scaricare le spese e l’erario alla fine dei giochi mette mano persino sulle perdite. Non si può parlare di anomalia italiana, visto che anche gli scandinavi devono combattere con leggi ferree, ma per esempio ai miei colleghi inglesi, tedeschi e sloveni viene riconosciuta un’identità professionale e fiscale come poker pro. Mi domando, ma se in un gioco, impostato così a livello normativo, l’obiettivo di far quadrare i conti a fine anno è impossibile, non rischia, questo gioco, di essere solo un vizio? Volendo fare le cose in regola, ho deciso di trasferirmi a Nova Gorica”.

L’Assopodcast di Dario Sammartino: ascoltalo!

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