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Tom Dwan: “Il poker non è uno sport, è un gioco”

Torniamo ad ascoltare le parole di Tom Dwan, secondo il quale il poker va considerato alla stregua di un gioco e non di uno sport. ‘durrrr’ ha dato anche un consiglio a chi vuole migliorare: “Parlatene, non necessariamente con chi è più bravo di voi, ma con chi è intelligente”.

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22/11/2019 13:00

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Nella lunga intervista concessa a Lee Davy in quel di Macao – dove ormai è di casa – Tom Dwan ha toccato moltissimi argomenti. Dopo aver ripercorso le prime fasi della sua carriera, la chiacchierata si è spostata più sull’attualità.

‘durrrr’ ha parlato di come si può migliorare il proprio livello di gioco nel poker e ha criticato la “corsa all’ultimo tool”, come la chiama lui, che snaturerebbe l’essenza del poker stesso.

Tom Dwan

Tom Dwan

Umiltà e comunicazione

Si dice sempre che uno dei modi per diventare giocatori di poker più forti sia quello di confrontarsi non solo al tavolo, ma a livello intellettuale, con player più bravi. Secondo Tom Dwan, in realtà, non è tanto questione di skill.

“Non è necessario parlare con chi è migliore di te nel gioco”, ha spiegato ‘durrrr’, “quanto confrontarsi con persone intelligente. Perché magari tu sei più bravo di loro al tavolo, ma loro possono essere più bravi di te sotto tanti altri aspetti”.

Le parole chiave sono due: umiltà e capacità di comunicare.

“Ricordo che ai tempi giocavo con Gabe (Patgorski, ndr) al PLO $200/$400. Ovviamente non è che ci dessimo dei consigli a vicenda, perché io cercavo di battere lui e lui cercava di battere me. Però un giorno, dopo aver perso un paio di buy-in, gli chiesi come avessi giocato secondo lui.

Mi diede la sua onesta opinione. Dopo un po’ riesci a capire con chi puoi instaurare un rapporto di mutua collaborazione – anche se ovviamente quando ci troviamo allo stesso tavolo non è che ci aiutiamo!”

Il pensiero di Tom Dwan

Difficile definire Tom Dwan come uno della vecchia scuola, vista la sua ancor giovane età. Potremmo però inquadrarlo in quella sorta di generazione di passaggio tra i cartai di una volta e le young guns – come ama definirle Doyle Brunsonimmerse in tool, software e app.

“È un bene che le persone abbiano la possibilità di imparare meglio ciò che gli interessa”, è la premessa di ‘durrrr’, però non sono d’accordo con chi sostiene che il poker sia uno sport: lo sport per me è un gioco.

Tom ha elaborato così il concetto: “Penso che esistano due gruppi di persone: chi gioca per fare soldi e chi per divertirsi. Poi ci sono tanti che stanno un po’ a metà, ma credo che se tutti cercassero di utilizzare fino all’ultimo strumento per risolvere il poker, il gioco e l’economia ne risentirebbero.

Tutti devono avere una chance

Dwan ha citato gli scacchi (“non voglio che il poker diventino così, dove non ci sono soldi”) per spiegare il suo punto di vista. Se si arrivasse alla situazione in cui il poker venisse risolto, come sono stati risolti altri giochi, dove starebbe il divertimento?

“Penso che siano le organizzazioni, anche se non è facile, a dover cercare di offrire una struttura tale da mantenere un ambiente in cui tutti abbiano una possibilità, anche i giocatori amatoriali”, ha concluso.

 

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