Tony G è da molti considerato uno dei più famosi “bad boy” del poker. Giocatore aggressivo ed iper loquace ai tavoli da gioco, ci parla della sua vita da ragazzo, delle prime partite a Texas Hold’em e dei soldi guadagnati con le altre sue molteplici attività.
“Sono nato a Kaunas in Lituania negli anni dell’Unione Sovietica. Erano tempi violenti ed un sacco di famosi gangster sono cresciuti nella mia generazione. A quell’epoca chiunque avesse una qualche attività d’affari veniva considerato un criminale. Non potevi creare nessuna impresa. Non potevi aprire negozi né vendere niente per fare profitto, quella era la legge.
Come risultato di questa mancanza di libertà, io sono diventato un ribelle sin da quand’ero molto giovane e mi sono avvicinato al gioco d’azzardo in età davvero precoce. Di solito mi divertivo con “two-ups”, un passatempo australiano che si faceva con le monete, ma poi a scuola giocavo a carte a soldi veri ed avevamo inoltre una roulette in un posto vicino alla stazione dei pullman a Kaunas. Quando andavo lì mi giocavo sempre un po’ di denaro. Sulla ruota c’erano sei numeri e venivi pagato 5 a 1, quindi il banco aveva un vantaggio molto alto. Ma io ero solo un ragazzo e anche un po’ sprovveduto.
C’è voluto un po’ prima che realizzassi che le odds erano così sfavorevoli che non avevo alcuna speranza di poter fare un po’ di soldi, così all’età di 12 anni mi sono trasferito in Australia dove ho iniziato a fare l’allibratore a scuola. Sfortunatamente non ero tanto bravo. Ricordo una volta che avevo dato una quota troppo alta su una partita di football tra i Brisbane Bears e il Carlton FC e, quando gli ospiti hanno segnato negli ultimi minuti per la vittoria, chi aveva scommesso mi ha praticamente ripulito. Qualche tempo dopo, inoltre, a soli 16 anni sono stato pure espulso.
A quel punto ho detto basta con gli studi, il poker e il gioco d’azzardo sono diventati la mia nuova forma di educazione. Nonostante le iniziali perdite, i soldi sono poi arrivati abbondanti e difatti non ho mai avuto seri problemi finanziari. Per un periodo di tempo mi sono dedicato anche alla Borsa e al Foreign Exchange, ma più che altro per vedere se potevo battere il mercato in maniera matematica. Avevo anche trovato un certo edge, ma il mio interesse principale era diventato il poker, anche se per imparare a giocarlo in un certo modo ho passato almeno un anno a perdere quasi costantemente.
D’altronde non sapevo nulla di strategia, non avevo mai letto un libro sul Texas Hold’em ed inoltre quella variante in Australia era pressochè sconosciuta. Poi, man mano ho iniziato a capirci qualcosa e da lì i miglioramenti sono stati continui, fino a quando non hanno aperto PartyPoker su internet. Era il miglior sito in assoluto e le partite erano così facili che ho fatto una montagna di soldi in pochissimo tempo.
Credo comunque che il poker di per sé non sia sufficiente per fare una bella vita. Nel golf, ad esempio, oltre al gioco ci sono molte possibilità di business. Nel poker può essere lo stesso, ma devi darti molto da fare se vuoi guadagnare soldi grossi. L’ostacolo più grande è rappresentato dalle leggi che trovi nei diversi paesi in materia di gambling. In Italia ad esempio è stata introdotta una normativa adeguata, mentre in Russia le possibilità di fare certi profitti sono state tagliate drasticamente in seguito alle recenti azioni di Governo. In generale, comunque, penso che chi ha fatto tanti soldi in passato giocando online ora come ora si sia sistemato in altro modo, perchè pensare di guadagnare altrettanto è diventato molto più complicato.
Non ho mai considerato il poker come un lavoro vero e proprio, ma più come un hobby redditizio. In molti pensano di diventare Pro e di vivere chissà quale fantastica vita, ma in realtà le possibilità di successo sono così ridotte che solo in pochi hanno il potenziale per farcela. Perciò, trovatevi un lavoro con interessanti sviluppi di carriera e giocate a poker nei momenti liberi. Oppure, se proprio volete diventare professionista, almeno diversificate gli investimenti in modo da minimizzare il rischio di andare rotti. A me, ad esempio, piace stakare i giocatori più promettenti, quelli che davvero se lo meritano.
Con loro verifichiamo prima quali siano gli eventi finanziariamente più convenienti, e poi ci buttiamo nella mischia. Non mi va certo di perdere denaro dietro a quelli che mi chiedono di aiutarli solo per il gusto di poter giocare ad un certo torneo. Il mio obiettivo è solo quello di guadagnare per me stesso e di far fare soldi anche a quelli che seguo. Il resto è una perdita di tempo.
Naturalmente, mi diletto a giocare anche in prima persona perchè io amo il poker ed a questo gioco devo davvero tanto. Solo per il fatto di avermi aiutato a comprendere meglio come gestire l’aspetto economico e psicologico di altre mie attività, si merita completa devozione ed eterno ringraziamento.”