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La versione di Walter: “Lo shot mancato? Fa parte del gioco, è il sogno che lo tiene in vita”

Walter Treccarichi torna sul final table dell'EPT National, che lo ha visto terminare al quinto posto non senza rimpianti. "Cesarino" ci parla anche del momento della sua vita e di cosa farebbe se... diventasse IMPERATORE.

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13/12/2018 20:03

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Pensi alla sua carriera e ti riesce difficile credere che abbia solo 28 anni. Lo guardi, Walter Treccarichi, e la sensazione si fa più forte. Eppure è così: il siciliano è una sorta di Peter Pan del poker, uno che sa di essere privilegiato ma fa tutto ciò che è in suo potere per continuare a vivere la vita che ha sempre sognato.

Walter Treccarichi

Walter Treccarichi e uno shot mancato per poco

Un momento importante, uno dei tanti momenti importanti già vissuti da “Cesarino”, poteva essere ieri. Il final table dell’ EPT National di Praga poteva consegnargli un primo premio da 382.750€, che invece è diventato un 5° da 89.000€. Sempre un gran risultato, ma da queste parti si vive per terminare davanti a tutti…

Arrivare al final table con quello stack, in quella situazione, ti fa pensare di non avere sfruttato a dovere la tua chance oppure doveva andare così e basta?

Un po’ di rammarico c’è, ma più che altro perché il tavolo era abbordabile. In verità di spot o situazioni in cui avrei potuto far meglio non ne trovo.

Lo shove 30x lì è standard o magari c’era history particolare che lo consigliava?

Ne ho parlato anche con Camosh (Enrico Camosci, ndr), che in queste situazioni è uno dei più ferrati in assoluto e anche lui è concorde nel considerarla una mossa standard.
Entrando un po’ di più nello specifico lui era che stava aggredendo di più e che considero il più bravo tra quegli avversari. Considera che era il secondo più short al tavolo con 30x e stava aprendo da utg contro il bb che era 20x ed era lo short stack, sicuramente puntando sul fatto che quest’ultimo era il più chiuso di tutti. Io avevo 40x totali quindi sì, confermo che ritengo la mossa standard con AQ.

Tra tutti i poker pro, sei forse quello che più di tutti ha dato l’immagine di divertirsi un mondo facendo questa vita. Te la stai godendo sempre o ti ha stancato un po’?

Diciamo che questa vita è quella che ho sempre voluto da anni, da quando ho iniziato a giocare a poker e me la godo tuttora. Viaggiare, conoscere nuova gente e nuovi posti e parallelamente giocare a poker è un mix perfetto che ancora non mi ha stancato. Non saprei dire se lo farò per sempre perché è un tipo di vita “pesante”, o meglio che ti puoi permettere in determinate condizioni e diventa difficile da sostenere quando inizi a pensare di mettere su famiglia. Io però sono ancora giovane, quindi me la godo senza eccessivi problemi.

Walter in una delle sue trasferte a Las Vegas

In tutto questo, shottare come si deve (live oppure online) potrebbe essere un incentivo?

Alla fine dei conti, “shottare” è quello che tiene in piedi il giochino, un sogno buono sia per i professionisti che per gli amatori. Sì perché l’idea di vincere tanti soldi, 1 o 2 milioni che la vita la cambiano alla stragrande maggioranza delle persone, magari partendo dalle qualificazioni o da una spesa molto ridotta, è un incentivo che non smetterà mai di funzionare. Per i professionisti il vantaggio è anche quello di avere eventi affollati come questo, dove la qualità media dei field si abbassa necessariamente.

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Infine facciamo un gioco. Cesarino diventa Cesare, l’imperatore, con pieni poteri: una cosa che farebbe per migliorare l’Italia e una per il poker.

Se potessi farei una legge contro l’invidia. Scherzi a parte quello che frega l’Italia di oggi è questa mentalità di invidiare chi ha successo, chi fa qualcosa. Invece di darsi da fare per migliorarsi si rimane lì a criticare il prossimo e lamentarsi, aspettando non si sa che cosa. Andando spesso all’estero tutto mi è ancora più evidente rispetto a quando stavo in Italia.

La cosa si riflette in qualche modo anche nel poker, perché se siamo rimasti rinchiusi nel .it è anche per la scarsa voglia di progredire, oltre che per gli interessi di alcuni che non vogliono vedere gli altri espandersi.
Ecco, la prima cosa che farebbe l’imperatore Cesarino per il poker è riaprire le frontiere. Non dico nel senso pieno del termine ma almeno rispettando quel contratto che l’Italia aveva già firmato, e rientrando nella liquidità condivisa insieme a Francia, Spagna e Portogallo.

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