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Christoph Vogelsang alle WSOP 2022

Christoph Vogelsang, chi è il “tankatore seriale” che sta facendo impazzire le WSOP

Che siate o meno puristi della lingua, se frequentate abitualmente il poker ci sono termini in cui usare gli inglesismi è cosa buona e giusta. Un esempio per tutti è “tankare”, verbo sempre molto usato nell’ambiente per indicare chi, prima di prendere una decisione al tavolo, si prende molto tempo. Magari anche troppo. Quest’ultimo è senza alcun dubbio il caso di Christoph Vogelsang, super-pro tedesco che è uno dei topic caldi di questo inizio di WSOP 2022. Perché? Perché ha sempre avuto questa abitudine di tankare, ma se lo fai in semifinale e finale di un torneo “testa a testa” seguito in live streaming in tutto il mondo, ecco, è molto probabile che più di qualcuno si infastidisca. Vediamo di scoprire cosa è successo, ma soprattutto di conoscere meglio un personaggio davvero unico nel mondo del poker.

Vogelsang e le polemiche sul tanking eccessivo alle WSOP 2022

Partiamo raccontando brevemente cosa è successo. Sia durante la semifinale contro Kevin Rabichow, che in finale con Dan Smith, Vogelsang si è preso spesso molto tempo, anche in spot apparentemente non complicati.

Regole violate: nessuna. Fastidio: tanto

Diciamo subito che Christoph Vogelsang non ha violato nessuna regola in vigore alle WSOP. Nei tornei HU come il 25k non c’è infatti alcuno shot clock, né carte di bonus time bank da giocarsi. Rimane dunque un discorso di “buon senso”, se vogliamo, ma anche un fastidio che ha colpito molti spettatori, e diversi poker pro.

Scott Seiver è stato il primo “notable” a far sentire la sua voce su Twitter, arrivando a ipotizzare che quel tanking di Christoph Vogelsang sia in qualche modo una sorta di angle shoot. Con diverse sfumature, molti altri pro si sono detti d’accordo con il fatto che il tedesco esageri davvero tanto nel tanking, da David Williams a Ryan Riess a Will Jaffe, con Matt Salsberg che ne chiede addirittura il ban dalle WSOP.

Il più comprensivo di tutti si è dimostrato Dan Smith, suo avversario in finale del già citato 25k Heads Up e infine vincitore: “Per spezzare una lancia in suo favore, devo ammettere che ogni volta che gli ho fatto notare che stava tankando un po’ troppo ha fatto del suo meglio per fare più in fretta.”

Queste erano, in estrema sintesi, le polemiche derivanti da questa estrema “riflessività” del tedesco. Andiamo adesso a scoprire chi è Christoph Vogelsang.

Christoph Vogelsang durante l’intervista post finale al 25k HU delle WSOP 2022

Chi è Christoph Vogelsang

Christoph Vogelsang è sempre stato piuttosto riservato, ma nonostante ciò non è da considerarsi un maniaco della privacy. Il suo nickname storico su PokerStars, “27061985”, infatti, altro non è che la sua data di nascita.

La fattoria

Christoph nasce dunque quasi 37 anni fa a Sassenberg, paese da 14mila anime nel nord ovest della Germania. Delle sue origini semplici non ha mai fatto mistero, insieme al fatto di essere cresciuto in una fattoria. Non solo, perché pare che ancora oggi ogni tanto torni a dare una mano in famiglia, nel periodo del raccolto. Eppure stiamo parlando di un ragazzo con un master alla London School of Economics, oltre che top player di poker da almeno 7-8 anni.

Gli esordi nel poker e i 4 versamenti da 10$

Secondo quanto ha più volte raccontato di sé, Christoph Vogelsang scoprì il poker intorno al 2010. In quell’anno avrebbe iniziato versando 10 dollari su Full Tilt Poker, replicando dopo un iniziale fallimento. La leggenda racconta che non solo al quarto tentativo da 10$ Christoph non si voltò più indietro, ma che appena un mese dopo era già a giocare il NL5000. Per intenderci, quello in cui il buy-in con cui ci si siede solitamente è di 5.000 dollari.

Vogelsang, la fortuna e la scalata all’olimpo del poker

Vogelsang non si è mai reputato un campione, anzi in una intervista di qualche anno fa si dichiarava “più fortunato del 99% dei giocatori”. Tuttavia lui tiene molto a sottolineare che, nonostante abbia giocato cash game a molti livelli partendo dai più bassi, non si è mai seduto a un tavolo con meno di 100 buy-in per quel livello. Se tanto mi dà tanto, nel 2010 sarebbe arrivato da 40 a 500mila dollari di bankroll in un mese o poco più.

Realtà o leggenda, poco importa. Christoph Vogelsang ha poi dimostrato nel tempo di essere un giocatore super. Anzi, la sicurezza con cui si è stabilito agli high stakes del poker mondiale rende molto più credibile la storia dei suoi esordi.

La crew dei tedeschi e le pratiche di staking

Già in passato, chi vi scrive non nascondeva un certo fastidio per le pratiche messe in atto dalla cosiddetta “crew dei tedeschi”, composta da grandi giocatori che erano anche grandi amici (benissimo), che si scambiavano regolarmente le quote nei tornei live (anche qui tutto ok) e condividevano informazioni sugli avversari, anche in tempo reale e nello stesso torneo (e qui non ci siamo più).

Intendiamoci, stiamo parlando di gente come Dominik Nitsche, Manig Loeser, Steffen Sontheimer, Rainer Kempe e altri ancora. Di quel gruppo, si diceva che Christoph Vogelsang fosse una sorta di ideologo, un guru o almeno quello che più di ogni altro era impegnato a cercare sempre nuovi talenti su cui investire.

Da buon esperto in economia, Christoph Vogelsang è stato tra i primi a credere nello staking come un efficace metodo di “risk spread”, ovvero di diversificazione del rischio. Un patrimonio fondamentale per chi vuole cimentarsi nel poker, ma in particolare nei tornei live in cui la varianza è spietata.

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Quel tentato “acquisto” 20 left all’EPT Gran Final

Un episodio rimasto famoso risale all’EPT Grand Final 2014, un torneo che in noi italiani evoca ricordi dolcissimi. Vogelsang era uscito in 25ª posizione, ma cercava qualche alternativa per fare ancora del profit. Così chiese al suo connazionale Sebastian Bradthauer, qualificato online con pochi dollari e ancora in corsa 20 left, se fosse interessato a vendere la sua action. Chistoph offrì 160mila euro al ragazzo, che però rifiutò.

Alla fine Sebastian chiuse all’ottavo posto per 128.800€ e Vogelsang la racconta così: Quando ci parlai, le sue chips avevano un valore atteso monetario di 180.000€, ma di garantito aveva in quel momento solo 50mila euro. In base a ciò, gli offrii 160mila euro. Se fosse uscito subito, io ci avrei perso molti soldi. Dall’altra parte, se avesse vinto il torneo io avrei fatto un enorme profit e lui ci avrebbe perso. Per me era dunque un rischio che ero pronto a prendermi, e in generale ritengo che quello era un caso in cui il deal è conveniente sia per lo staker che per lo stakato”. Ma Sebastian la pensava diversamente…

Questo aneddoto racconta molto bene la personalità di Christoph Vogelsang, anche se non per intero. Accanto alla formazione economico-finanziaria che ne ha sempre contraddistinto le azioni, ci sono altre caratteristiche a comporre un puzzle piuttosto complesso.

Il viaggio e la religione

In quanto poker pro ai massimi livelli, Christoph Vogelsang è quasi sempre in giro per il mondo. Ma il viaggio non è esattamente tra le sue principali passioni, o almeno non il viaggio fine a se stesso. “Il fatto di essere cresciuto in una fattoria mi ha regalato una bellissima infanzia, anche senza aver viaggiato molto”. Dunque è molto probabile che non vedrete mai Christoph farsi i selfie davanti ai monumenti, oppure semplicemente per far sapere che lui era in una qualsiasi bellissima parte del mondo.

Nella sua visione della vita ha una parte importante anche la religione. Vogelsang si professa cristiano, una fede che non incide sulla qualità delle sue scelte imprenditoriali e al tavolo, ma che è comunque importante. “La mia fede cristiana mi è stata di grande aiuto nel costruirmi una capacità di superare i miei errori e, in generale, le difficoltà, aveva detto in una intervista di qualche anno fa.

“Il tanking? Sono un indeciso”

Qui si torna all’attualità, ma anche alle origini agresti e ad una insicurezza di fondo, che magari si faticherebbe a immaginare ma che lo stesso Christoph Vogelsang ha candidamente ammesso nell’intervista dopo la finale del 25k Heads Up. Il presentatore di PokerGO Jeff Platt gli ha infatti chiesto delle polemiche sul suo tanking ripetuto e costante, e lui ha risposto così:

“Dal mio tanking emerge quella che è probabilmente una delle mie debolezze, non solo nel poker ma anche nella vita: tendo a essere un po’ indeciso. Anche nella vita, a volte mi prendo un po’ più di tempo per decidere, per essere certo di fare la cosa giusta. Questo si trasferisce anche al tavolo, ma cerco di sforzarmi di fare un po’ più in fretta quando posso”.

COMPARAZIONE GIOCHI
"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".