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Sfruttare l’immagine al tavolo per massimizzare le vincite: la ricetta di Davidi Kitai

Nella perenne diatriba tra gioco exploitativo e gioco ottimale, di solito, poca se non proprio nessuna voce in capitolo viene attribuita alla immagine percepita. Per il pokerista belga più vincente di sempre, Davidi Kitai, questo è un bias enorme:

“La maggior parte dei giocatori di poker sa come adattarsi ai propri avversari: sfruttare le debolezze dell’altro e al contrario evitare i suoi punti di forza, è un po’ la base. Dall’altra parte però pochi giocatori riescono a trarre vantaggio dalla propria immagine percepita”.

Proprio sul far leva sulla propria immagine per come è percepita dagli avversari Kitai ha focalizzato l’ultimo post del suo blog personale.

Sfruttare i punti deboli degli avversari

Per iniziare Kitai premette che tutti, a un tavolo da poker, cercano di sfruttare i punti deboli degli avversari. L’eccezione sarebbero i pokeristi che riescono a seguire la GTO al 101%, che lo stesso belga definisce come ‘ipotetici’.

“Se abbiamo una idea della strategia dell’avversario, allora possiamo contrastarlo facendo il contrario di ciò che si aspetta da noi. In parole povere, se il tuo avversario pensa che blufferai troppo, allora blufferai di meno e preferirai fare “value bet” con un range di mani più ampio. Se invece il tuo avversario pensa che non stai bluffando abbastanza allora farai l’esatto contrario…”

Il range che conta veramente è quello che ti assegna l’avversario.

Davidi Kitai

Non saper sfruttare la propria immagine

Kitai aggiunge di aver incrociato tantissime volte giocatori chiusissimi che non approfittavano della loro immagine di ‘tombini’ anche se gli avversari erano sempre pronti a ‘overfoldare’ contro di loro:

“In questa situazione, controrilanciare light o cercare piccoli bluff al river farebbe portare a casa un sacco di soldi! Nonostante ciò, questi giocatori chiusissimi non sanno come trarne vantaggio.
Sfruttare la propria immagine: sulla carta sembra molto facile ma in realtà è un concetto piuttosto difficile da mettere in pratica”

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Cosa serve per sfruttare la propria immagine

Secondo Kitai sono due gli ingredienti essenziali che permettono di sfruttare la propria immagine al tavolo da poker:

“In primo luogo serve una buona dose di intelligenza emotiva e molta empatia verso l’avversario, in modo da capire cosa pensano di te gli altri giocatori al tavolo. Ci sono poi considerazioni tecniche: per tanti non è facile uscire dalla propria comfort zone e avventurarsi in uno stile di gioco con il quale ci si sente meno a proprio agio. Trasformarsi come un camaleonte secondo la nostra immagine, alternando ora un gioco molto aggressivo ora un gioco molto passivo, richiede basi tecniche molto solide, per poter deviare molto facilmente dalle nostre tendenze naturali, aggiungendo o togliendo mani dal nostro range GTO a seconda della situazione.”

Puoi decidere di tribettare con mani da cui l’avversario si aspetta un tuo call, o chiamare con mani che secondo lui tribetteresti.

Davidi Kitai

Immagine e immagine percepita

Il professionista belga sottolinea come sia un errore pensare esclusivamente in termini di range, senza prendere in considerazione l’immagine percepita:

“Spesso ho sentito dei regular del circuito professionistico lamentarsi con frasi tipo: ‘Qui il mio range è 20% bluff e 80% value, come può chiamarmi, sul serio?'”‘ Ogni volta vorrei rispondere: ‘Il tuo range non ha importanza, il tuo avversario non lo sa e hai l’immagine di un pazzo, dovrebbe pensare che hai l’80% di bluff e il 20% valore, il tuo bluff fa schifo amico!”

“Il range reale non conta!”

In chiusura di post Kitai spiega che nella pratica del gioco giocato, molto più dei range reali, sono importanti quelli percepiti:

“Il range che conta di più non è il tuo ma è quello che ti assegna il tuo avversario. Se riesci a stimarlo bene, potrai sfruttarlo in modo molto proficuo. Se padroneggi l’uso della tua immagine potrai divertirti con gli avversari a raccontare storie che non si aspettano di sentire. Ad esempio puoi decidere di 3-bettare con mani da cui il nostro avversario si aspetta un call, o di chiamare con mani che pensa che noi 3-betteremo. Ciò ti renderà completamente illeggibile e inevitabilmente causerà errori nella strategia dei tuoi avversari.”

Dopo anni passati a scrivere di altro, in un periodo sabbatico mi sono appassionato al poker e dal 2012 è diventato il mio pane quotidiano. Intanto ho scritto un paio di libri che niente hanno a che vedere col nostro meraviglioso gioco.
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