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Mario Adinolfi Poker

Perché Mario Adinolfi resta in carcere: il poker, Las Vegas, le WSOP, il sito di scommesse del tassista, la posizione dei giudici

Si fa ancora più complicato il caso che vede come protagonista l'ex esponente del PD e giocatore di poker amatore Mario Adinolfi: le motivazioni del Tribunale del Riesame sull’inchiesta delle scommesse collettive sono destinate a far molto discutere. Tra gli elementi citati per negare la libertà da parte dei giudici c’è anche ciò che l’ex parlamentare disse al gip quando gli venne chiesto come avrebbe restituito il denaro.

Nel frattempo, dai domiciliari Mario Adinolfi è finito in carcere.

Adinolfi rivendica la libertà di giocare a poker alle WSOP

Secondo ricostruzioni e indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera, nell'interrogatorio di garanzia (avvenuto in estate ma reso disponibile ai media solamente poche ore fa), quando il GIP (Giudice per le indagini preliminari) chiede all'indagato se fosse possibile drestituire il denaro alle persone che glielo avevano affidato, l’ex parlamentare e giornalista non ha indicato un piano di rientro credibile.

Per il giornalista Giulio De Santis del Corriere: "la risposta dall'ex parlamentare al gip, ha convinto il Tribunale del Riesame a lasciare Adinolfi ai domiciliari perché «continuerebbe a giocare» ". Come noto però i domiciliari sono stati - successivamente dalla decisione del Riesame - revocati perché Adinolfi usava i social (e avrebbe anche pubblicato su Facebook l'ordinanza di revoca dei domciliari stessi).

Le WSOP un problema per i magistrati

Mario ha risposto - secondo quanto riportato dagli stalci dei verbali pubblicati dal quotidiano milanese - che avrebbe giocato le finali mondiali di poker (le World Series of Poker) che si stavano disputando proprio in quei giorni a Las Vegas, se la sua condizione non glielo avesse impedito per restituire il denaro alle persone che avevano versato denaro nelle sue mani con la scommessa collettiva.

Naturalmente alcuni media hanno montato il caso, isolando la dichiarazione di Adinolfi nei titoli, quando le motivazioni sono più complesse e non riguardano solo quella dichiarazione.

La risposta dell'ex parlamentare al Gip, ha convinto il Tribunale del Riesame a lasciare Adinolfi ai domiciliari perché «continuerebbe a giocare»

Corriere della Sera

Il pericolo di recidiva alla base delle motivazioni

Però è evidente che - per la legge - quella frase rappresenta anche un pericolo di recidiva (che per il codice di procedura penale è una degli indizi che giustificano la misura cautelare restrittiva).

I giudici si sono fatti una domanda semplice: con quale bankroll (budget) Mario Adinolfi si sarebbe presentato sulla Strip a Las Vegas?

Il Corriere ha anticipato le motivazioni:

"Questo scrivono, infatti, i giudici nelle motivazioni: «Il pericolo di recidiva è (…) attuale perché Adinolfi ha esplicitato l'intenzione di continuare a giocare, evidentemente sempre con denaro altrui, visto che si è dichiarato (…) indigente». La decisone del Tribunale del Riesame risale allo scorso 4 agosto e le motivazioni dell’ordinanza sono state pubblicate di recente."

I giudici del Riesame hanno quindi usato le dichiarazioni di Adinolfi contro di lui: sia per le intenzioni di continuare a giocare (con la possibilità non solo di vincere ma anche di perdere tutto) sia per la provenienza del denaro, visto che l'ex parlamentare si è dichiarato "indigente".

Ma perché Adinolfi avrebbe risposto così durante l'interrogatorio di garanzia? Forse una provocazione del player/giornalista/politico? Forse la fiducia eccessiva del giocatore nelle proprie capacità. Forse soltanto una frase uscita male nel momento peggiore possibile e sotto stress?

Il pericolo di recidiva è (…) attuale perché Adinolfi ha esplicitato l'intenzione di continuare a giocare, evidentemente sempre con denaro altrui, visto che si è dichiarato (…) indigente.

Tribunale del Riesame (dal Corriere della Sera)

Perché la dichiarazione non convince

Nel poker nulla è scontato, soprattutto per un giocatore amatore come lui. Lo sanno tutti, giudici compresi. Neanche i giocatori più skillati al mondo potrebbero mai essere sicuri - in una competizione di breve periodo come le WSOP (durano circa 50 giorni) - di poter tornare a casa con un gruzzoletto, di fronte a una spesa importante.

Per il Tribunale del Riesame di Roma, però, non è stata una frase qualsiasi: è diventata uno degli elementi utilizzati per respingere la richiesta di scarcerazione da parte dei suoi difensori. Ma c'è di più. Per il Riesame rivendicare la "correttezza della sua attività" è un altro elemento che rema contro la sua scarcerazione. Per i giudici avrebbe dovuto fornire "una sia pur minima spiegazione delle clausole truffaldine contenute nel regolamento sottoposto ai clienti, aventi ad oggetto la garanzia del capitale grazie all'assunzione di ogni rischio da parte sua".

Il terzo motivo è proprio la dichiarata indigenza e sottrazione agli obblighi fiscali:

«Adinolfi ha mostrato un totale disinteresse rispetto agli obblighi fiscali (...) confidando nella possibilità di sottrarsi ad ogni forma di recupero in ragione dell'ostentata indigenza (…) in contrasto platealmente con i mirabolanti guadagni rivendicati per il passato, per sé e per i propri clienti».

Sul tema dell'evasione però c'è un diverso punto di vista della difesa (che vi spiegheremo più avanti).

Queste sono - in ogni caso - le motivazioni molto dure da parte dei giudici del Riesame. E' molto probabile che vi sia un ulteriore ricorso in Cassazione per impugnare questa decisione sulle misure cautelari.

Adinolfi ha mostrato un totale disinteresse rispetto agli obblighi fiscali (...) confidando nella possibilità di sottrarsi ad ogni forma di recupero in ragione dell'ostentata indigenza (…) in contrasto platealmente con i mirabolanti guadagni rivendicati per il passato, per sé e per i propri clienti.

Tribunale del Riesame

I €4,7 milioni della scommessa collettiva

Adinolfi era stato arrestato il 10 luglio e inizialmente posto agli arresti domiciliari. L’inchiesta riguarda un sistema di scommesse sportive collettive che, secondo l’accusa, avrebbe raccolto complessivamente circa 4,7 milioni di euro.

Il meccanismo prospettato agli aderenti prevedeva rendimenti legati alle scommesse e, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, una forma di garanzia sul capitale investito (questo dettaglio è decisivo ma è una interpretazione della Procura di Roma durante le indagini preliminari).

Gli investigatori sostengono inoltre che circa 1,6 milioni di euro siano stati destinati a spese personali. Adinolfi invece smentisce questa ricostruzione della pubblica accusa.

Mario Adinolfi Isola dei Famosi
Mario Adinolfi quando era protagonista all'Isola dei Famosi

Nelle carte vengono citati viaggi, quadri, gioielli, barche. Ma anche la restituzione di un prestito alla madre, l’affitto dell’abitazione familiare e quello dell’immobile utilizzato come sede del Popolo della Famiglia.

Spese per le quali, osserva il Tribunale Riesame, non sarebbero state fornite spiegazioni considerate sufficienti.

Nella ricostruzione giudiziaria emerge anche un dettaglio sul sistema: le scommesse, secondo quanto riferito dallo stesso Adinolfi e riportato dal Tribunale, sarebbero state effettuate su un sito gestito da un tassista conosciuto casualmente durante una corsa.A volte la realtà non ha bisogno di sceneggiatori.

La posizione del Tribunale del Riesame: i motivi

Facendo un recap in sintesi cerchiamo di riordinare i motivi che hanno portato a respingere il ricorso del collegio difensivo dell'ex parlamentare. La decisione del Tribunale del Riesame risale al 4 agosto, mentre le motivazioni sono state depositate soltanto successivamente poche ore fa. Il ragionamento del collegio ruota attorno soprattutto a tre elementi.

Il primo è, appunto, il poker.

Secondo i giudici, quella risposta fornita durante l’interrogatorio mostrerebbe la volontà di continuare a giocare. Non c'è nulla di male ma con quali soldi visto che Adinolfi avrebbe dichiarato una condizione di indigenza, il Tribunale deduce che l’eventuale prosecuzione dell’attività potrebbe avvenire utilizzando ancora denaro appartenente ad altri.

È un passaggio delicato, perché non riguarda il poker in sé. Il punto per i giudici non è che Adinolfi giochi a poker. È il rapporto fra quella dichiarazione, la situazione economica da lui rappresentata e l’accusa di avere gestito denaro affidatogli da altre persone.

Non c'è un chiarimento sulle clausole inserite

Il secondo elemento riguarda la linea difensiva. Adinolfi ha rivendicato la correttezza del proprio comportamento. Ma per il Riesame non avrebbe chiarito adeguatamente il significato delle clausole inserite nel regolamento sottoposto ai partecipanti, in particolare quelle che prospettavano una garanzia del capitale con il rischio assunto personalmente da lui.

L'aspetto fiscale

Il terzo elemento è fiscale.

Nelle motivazioni i giudici parlano di un sostanziale disinteresse verso gli obblighi tributari e sottolineano quella che considerano una contraddizione: da una parte l’attuale dichiarazione di indigenza, dall’altra i rilevanti guadagni che Adinolfi avrebbe affermato di avere prodotto in passato per sé e per i partecipanti.

In realtà Adinolfi considera la sua attività basata sulle scommesse e, in quanto tale, secondo la sua interpretazione, essendo già tassate alla fonte al momento in cui la puntata viene piazzata, per lui l'onere fiscale è già stato assolto e la richiesta di ulteriori tasse non è legittima. Secondo la Procura invece la sua attività riguarda la raccolta di denaro per una serie di investimenti (con tanto di garanzie di rendimenti e sul capitale). Quindi due punti di vista inconciliabili, il Tribunale del riesame ha dato una sua valutazione ma dovranno poi essere i giudici nel merito a esprimersi.

Dai domiciliari al carcere, la posizione della difesa

Nel frattempo la situazione giudiziaria si è ulteriormente complicata. Asettembre il gip ha disposto il trasferimento di Adinolfi in carcere contestandogli la violazione delle prescrizioni relative all’utilizzo dei social network.

Secondo il provvedimento, durante gli arresti domiciliari avrebbe pubblicato 49 articoli sul proprio blog e 13 post su Facebook. A questi si sarebbe aggiunto un quattordicesimo intervento, quello nel quale sarebbe stata resa pubblica proprio l’ordinanza che sanciva la revoca dei domiciliari.

La difesa contesta questa interpretazione: l’avvocato Pablo De Luca sostiene che si tratti della violazione di una prescrizione accessoria, ricorda che Adinolfi non avrebbe mai violato materialmente gli arresti domiciliari e sottolinea come i contenuti pubblicati non riguardassero l’inchiesta.

Secondo il legale, il provvedimento inciderebbe inoltre sulla libertà di espressione di un giornalista. Per questa ragione la difesa ha annunciato ricorso.