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Una blacklist nel poker? Le proposte di giocatori e room, le difficoltà legislative

Se dovessimo scegliere la parola della settimana per il mondo del poker, in questa ultima sarebbe senza alcun dubbio “blacklist”. Le accuse contro Ali Imsirovic hanno fatto da apripista per rinfocolare un dibattito che sembrava sopito: l’esigenza, da parte del mondo del poker, di liberarsi dagli imbroglioni. Ecco allora che il sasso lanciato da Alex Foxen su Twitter può trasformarsi stavolta in un’onda bella alta. Tuttavia, avere una vera e propria blacklist nel poker non è proprio cosa semplicissima. Cerchiamo di capire perché.

Una blacklist nel poker? L’idea di partypoker

Sul blog internazionale di partypoker c’è un interessante post sull’argomento scritto da Juha Pasanen, Head of Game Integrity del colosso con il diamante. Eccone alcuni estratti: “Per prima cosa, sappiamo che il poker è giocato da persone di tutto il pianeta, e ciascuno stato (o giurisdizione all’interno di un paese) ha le sue leggi e regolamentazioni sul gioco e sul poker online. Per esempio, il network internazionale di Partypoker ha licenze ottenute da 14 diversi paesi regolatori. Provare a trovare un sistema di regole universali sarebbe, da un punto di vista legislativo, una montagna da scalare. Tuttavia ciò non significa che non dovremmo comunque provarci. Una sfida ancora più grande è rappresentata dalle norme sul GDPR dell’Unione Europea. Considerando le restrizioni che il GDPR comporta, l’idea stessa di una blacklist nel poker sembrerebbe destinata a morire sul nascere.”

Poker blacklist: problemi di confini e abusi

Sempre dal blog di Party “Un’altra sfida non indifferente sarebbe sullo stabilire delle soglie, ovvero “cosa costituisce una minaccia sufficiente da portare al ban globale di una persona?”. Ad esempio se vieni beccato a usare un software RTA o a fare collusion allora la decisione sarebbe abbastanza semplice, ma come la mettiamo con violazioni come buttoning e bumhunting? Quest’ultimo non costituirebbe un imbroglio al livello di quello dell’uso di RTA, ma rimane comunque qualcosa che viola termini e condizioni di molti siti.”

Pasanen parla anche di altri scenari da mettere in conto, come del possibile abuso di questo tipo di provvedimenti estremi da parte dei siti stessi. Ad esempio, un sito potrebbe chiedere che un giocatore venga bannato a livello globale per un contenzioso in essere contro di lui.”

Cosa fa attualmente partypoker

Pasanen conclude auspicando un ampliamento del dibattito e un coinvolgimento di tutti gli operatori in questo delicato processo, oltre a rendere conto di quanto il suo gruppo sta attualmente mettendo in pratica. “Al momento, se sei bannato per cheating a poker sul network di partypoker, i tuoi account su tutti i brand del gruppo Entain verranno chiusi. Inoltre, non sarai più benvenuto in tutti gli eventi che partypoker Live organizza”.

Chance Kornuth scatenato su Twitter: “vogliamo una blacklist”

Oltre ad Alex Foxen, il primo a lanciare le accuse a Imsirovic e a rilanciare il discorso della possibile blacklist,  altri giocatori hanno scelto di esporsi. Uno che su Twitter si è letteralmente scatenato è Chance Kornuth.

Traduciamo alcuni estratti del Kornuth-pensiero. “Noi come community del poker abbiamo accettato per troppo tempo la decisione delle room di non rendere noti i nomi dei giocatori bannati. Questi soggetti rubano letteralmente soldi al resto di noi. Quando è troppo è troppo, questo sistema è inadeguato e inaccettabile: abbiamo bisogno di una Poker Blacklist!”

Kornuth parla anche di una sua fonte molto attendibile, che gli avrebbe assicurato che tra gli account bannati da GGpoker ci sono Ali Imsirovic e Jake Schindler, proprio i due giocatori sulla graticola da giorni. Chance avanza poi un’ipotesi abbastanza paradossale: “Gente come Ali e Jake è idolatrata da schiere di appassionati, ma anche da giovani pro che ne vorrebbero emulare le gesta. E se la ragione per cui questi giovani hanno faticato ad emergere negli ultimi tempi fosse proprio il fatto che Ali e Jake li stanno continuamente truffando tramite l’uso di RTA e multiaccounting?

L’incrocio tra live e online

E poi, il problema si complica ulteriormente quando i due mondi si incrociano. Ancora Kornuth: “A un giocatore che ha provato a segnare le carte alle WSOP dovrebbe essere permesso di giocare online? E a uno che ha imbrogliato online dovrebbe essere consentito sedersi alle WSOP e competere per il più ambito dei riconoscimenti? Io credo di no, e per questo ci serve una blacklist.”

Gli ostacoli normativi: il punto di Rob Yong

Il nodo cruciale è rappresentato dalle restrizioni che le attuali normative sulla privacy comportano, a livello europeo, come già sottolineato da Pasanen sul blog di partypoker.  Questo è il problema dei problemi, che alcuni giocatori come Kornuth sembrano non comprendere.

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Lo sottolinea forse meglio di tutti Rob Yong, che è il fondatore del Dusk Till Dawn ma anche membro operativo del già citato partypoker LIVE. “Purtroppo i siti hanno le mani legate dal GDPR, con il concreto rischio di multe fino al 4% del proprio fatturato annuale, in caso di violazioni. In tali condizioni sarebbe impossibile rendere noti i nomi dei giocatori bannati”.

Yong è comunque molto attivo e ha anche lanciato un sondaggio su Twitter. La domande è molto intrigante e centrata:

Una Poker Blacklist di imbroglioni certificati dovrebbe essere visibile a
1) Tutti
2) Siti/Circuiti/Casinò

Come si può vedere, attualmente la larga maggioranza dei votanti chiede che la lista sia visibile a tutti. Però la verità è che sarebbe già un successo riuscire a trovare una sintesi legale per farla condividere agli operatori.

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"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".