Il tema della regolamentazione delle scommesse predittive riguarda tutti gli Stati: sia quelli europei che quelli nord americani. Nei nostri quotidiani aggiornamenti vi abbiamo raccontato del recente oscuramento in Ucraina della piattaforma Polymarket che ha aperto mercati non solo sul futuro della leadership del paese, ma anche sull'esito della guerra con la Russia. Per il Governo di Kiev è parso inaccettabile.
Ma l'Ucraina è uno dei tanti paesi europei che sta disciplinando le scommesse predittive in maniera molto restrittiva. L'ultima novità arriva dal Portogallo ma non sono rose e fiori neanche negli USA.
In questo Articolo:
Le scommesse sulle elezioni politiche in Portogallo: arriva il ban per Polymarket
Quando la finanza decentralizzata incontra i confini più solidi delle sovranità nazionali, non scoppia soltanto un caso di regolazione: emerge una storia che parla di dubbi, di limiti e di un’Europa ancora intenta a capire quanto il futuro possa sfuggire alle proprie maglie normative. È in questa cornice che il Portogallo ha fermato, o almeno ordinato di fermare, Polymarket, la nota piattaforma di “prediction market” basata su criptovalute che permette di scommettere sugli esiti del mondo reale – dalle elezioni alle decisioni politiche, passando per qualunque evento suscettibile di previsione economica o sociale.
L’autorità portoghese per i giochi d’azzardo, il Serviço de Regulação e Inspeção de Jogos (SRIJ), ha dovuto fare i conti con una delle più rapide esplosioni di attività mai viste su una piattaforma del genere. Prima ancora che i seggi fossero chiusi alla vigilia delle elezioni presidenziali, utenti – numerosi e facoltosi – avevano già riversato decine di milioni di euro in scommesse sull’esito dei risultati, facendo balzare Polymarket agli occhi delle autorità come un fenomeno che non poteva più essere ignorato.
Così, con l’accusa di operare senza licenza e di violare una legge che vieta esplicitamente le scommesse su eventi politici, il regolatore ha imposto un termine di 48 ore per cessare l’attività nel paese: un ultimatum tanto netto quanto simbolico dell’attrito ormai insanabile tra un’innovazione tecnologica che non conosce frontiere e un quadro giuridico che continua a misurare il mondo reale in confini da Stato nazione.
Polymarket, nata nel 2020 a New York come mercato di previsione basato su USDC su blockchain, è infatti diventata il paradigma di una nuova frontiera: mercati in cui la saggezza collettiva – o almeno la percezione di essa – si trasforma in valore, in un meccanismo che sfugge alle categorie tradizionali del gioco, del trading o della speculazione.
Non a caso negli Stati Uniti, c'è un differente approccio tra le varie autorità: c'è chi li regolamenta come strumenti finanziari derivati e chi come scommesse vere e proprie. Ma su questi dettagli ritorneremo con uno studio approfondito.
Da Lisbona l'ordine: le scommesse politiche rimangono vietate!
Eppure, per Lisbona, non esiste ancora quella zona grigia: le scommesse politiche restano vietate e qualsiasi piattaforma che le faciliti senza una licenza riconosciuta si trova fuori dalla legge. La decisione del SRIJ non è solo un atto di applicazione normativa, ma un monito: se la tecnologia avanza oltre ciò che le leggi riescono a comprendere, allora la democrazia, il diritto e persino la sovranità rischiano di rimanere indietro.
In questo scontro, la tecnologia non è il buon selvaggio che libera i mercati; è un intricato specchio delle nostre paure: che la trasparenza promessa non sia reale, che i dati possano essere manipolati – e che ciò che sembra solo un mercato di opinioni sia, di fatto, un terreno dove gli esiti delle istituzioni vengono messi in gioco come in una borsa qualsiasi di Wall Street.
Così il caso di Polymarket in Portogallo si carica di più di un significato tecnico: riflette l’ansia di un’Europa che tenta di regolare ciò che non capisce del tutto, e di un mondo digitale che continua a porre domande per le quali il diritto non ha ancora trovato risposte definitive. Nel dubbio si banna, forse non proprio l'approccio più maturo possibile.

"Kalshi non può offrire scommesse sportive predittive"
È raro che un tribunale si trovi a giudicare non un reato penale classico, non una frode tradizionale, ma un modello futuro. Eppure, ieri la corte superiore di Massachusetts ha fatto esattamente questo: ha fermato Kalshi, un'altra delle principali piattaforme di prediction markets, imponendo che non può più offrire ai residenti contratti legati agli esiti di eventi sportivi senza una licenza di gioco prevista dallo Stato.
Kalshi — nata come mercato in cui si compra e vende probabilità, dove scommettere non è solo puntare su chi vince una partita, ma includere ogni possibile esito come se fosse merce di borsa — aveva forse sottovalutato la portata di una semplice domanda: cos’è davvero una scommessa? E a chi appartiene il diritto di deciderlo?
La vicenda comincia, come spesso accade, con una sfida legale sollevata dall’attorney general di Massachusetts, Andrea Campbell, che nel settembre scorso ha accusato Kalshi di operare una piattaforma di gioco non autorizzata, offrendo contratti che, pur mascherati dal linguaggio finanziario, nella sostanza si comportano come veri e propri sport bets.
Il giudice Christopher Barry-Smith — in quella che potrebbe essere ricordata come una pietra miliare nei contenziosi fra tecnologia e legislazione — ha concesso una injunction preliminare: un blocco temporaneo, sì, ma significativo, che obbliga Kalshi a rispettare la legge sul gioco dello Stato se vuole continuare a operare in territorio massachusettsense.
La piattaforma aveva sostenuto fino all’ultimo che i suoi “event contracts” non fossero scommesse sportive e che, essendo registrata presso la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), fosse soggetta al diritto federale sugli strumenti finanziari, anziché alle norme statali sul gioco d’azzardo. I giudici non hanno accettato questa lettura: se cammina come una scommessa e suona come una scommessa, allora potrebbe benissimo essere una scommessa, si potrebbe parafrasare la motivazione.
La disciplina delle scommesse predittive negli USA: scontro tra Governo e Stati
Bisogna aprire una parentesi: negli USA è in atto uno scontro, su quasi tutte le materie, tra il Governo (e le normative) Federali e quelle dei singoli Stati che rivendicano autonomia. Sta succedendo anche per quanto riguarda le scommesse predittive: per le autorità federali devono essere disciplinate come contratti derivati finanziari e sono cadute sotto la vigilanza della Commissione CFTC (la quale però prende le distanze e solleva dubbi sotto il profilo normativo).
La maggior parte dei singoli stati invece la vede in modo differente, come il Massachusetts. Per loro sono scommesse a tutti gli effetti e devono operare sotto la vigilanza degli enti regolatori statali del gioco d'azzardo.
Ritornando alla Sentenza, per il tribunale di Boston, non è un giudizio contro l’innovazione — non è nemmeno un «no» alla tecnologia — ma la riaffermazione di un principio antico: le regole non spariscono perché il linguaggio diventa sofisticato. E quando si tratta di giochi e di soldi, lo Stato ha interesse a vigilare, a proteggere, a chiedere licenze, a porre limiti d’età e standard di trasparenza come fa con qualunque sportsbook legale.
Nel cuore di questa disputa c’è un nodo più profondo: quello della sovranità normativa in un’epoca in cui la tecnologia promette mercati decentralizzati, operazioni globali e pericolose ambiguità tra finanza e azzardo. Per i giudici del Massachusetts, almeno per ora, la risposta è che non si può aggirare la legge nazionale con una etichetta più luccicante.
Kalshi farà appello
La sentenza non è definitiva e Kalshi ha annunciato che farà appello. Ma il principio stabilito potrebbe riverberarsi oltre il confine dello Stato: altri contendenti — da Polymarket a Crypto.com, fino a operatori come Robinhood che guardano con attenzione alle stesse questioni — osservano queste battaglie legali come segnali di una guerra più ampia tra innovazione e controllo sociale.
Così, ciò che avrebbe potuto sembrare un fatto di nicchia — la proibizione di un prodotto finanziario nuovo — diventa spunto per una riflessione collettiva: quando una tecnologia si mescola con comportamenti umani profondi come la scommessa, la previsione e il rischio, si finisce inevitabilmente per mettere sul banco non solo leggi e giurisdizioni, ma anche valori: che tipo di mercato vogliamo, chi decide le regole e come la società bilancia libertà e tutela.
Una partita, forse la più importante, che non si gioca soltanto sui libri di tribunale.
In Italia: la revoca dell'oscuramento di Polymarket
Come tutti gli Stati occidentali anche in Italia ci si interroga su come devono essere regolamentati i mercati predittivi e le scommesse che ne derivano. La piattaforma di Polymarket era stata oscutata da parte dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) in un primo momento. Gli avvocati di Polymarket hanno presentato ricorso al Tar Lazio, il ricorso però sulla sospensiva dell'oscuramento è stato respinto. Bisogna attendere che i giudici romani si esprimano nel merito. Nel frattempo però ADM ha sorpreso tutti e ha revocato l'oscuramento.
Oggi, Polymarket e Kalshi sono visibili in Italia come tutti i siti di prediction markets.