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Nel poker mettete da parte il vostro orgoglio, cercate SOLO partite facili

"Corri e fottitene dell'orgoglio...". Questo passaggio di una canzone di Vasco Rossi la maggior parte di voi se lo ricorderà bene, altri un po' meno. Ma torna perfetto per l'ultimo dei nostri articoli che aveva il fine di differenziare giocatori forti  e meno forti. La parola d'ordine è "cercate solo partite facili".

Termina il mini-ciclo

In questi giorni vi abbiamo messo a disposizione tutta una serie di articoli che facevano leva sulla vostra capacità di scindere le caratteristiche che rendono un giocatore molto forte e uno medio o medio/scarso. 

Siamo passati dall’utilizzo delle starting hands, alla capacità di affrontare il tilt, dal morboso innamoramento verso le mani che non riusciamo proprio a foldare, all’elogio della pazienza e del ragionamento. 

È stato un mini-ciclo di articoli che vogliamo concludere con quella che consideriamo la capacità principale per capire se siete veramente destinati a diventare dei giocatori vincenti o meno: la scelta della partita che fa per noi. Va da sè che dobbiamo sempre partire dal presupposto che non esiste la partita perfetta, ma almeno impegniamoci a non immischiarci nella partita difficile.  

Le partite facili

È chiaro, direte voi, che in questo articolo parleranno di cash game

Invece no, non è così.

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Quando parliamo di partita che fa per noi, ci riferiamo anche a quei livelli di buy in per i tornei che riusciamo a battere e questo lo si scopre solo e soltanto dopo un numero congruo di tornei e mani già seminate per strada. 

Diverso è, ovviamente, il discorso che riguarda il cash game dove, soprattutto se non conosciamo a menadito l’ambiente in cui giochiamo (per il live) o il livello della room nella quale siamo impegnati (per l’online), ci servirà qualche minuto, forse qualcosa in più, per capire se stiamo giocando con qualcuno contro cui possiamo utilizzare il nostro vantaggio.

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Osservazione e perseveranza

La definizione cruciale è questa: se non riesci a trovare qualcuno al tavolo che stia giocando molto male, allora devi chiederti il motivo per cui sei seduto a quel tavolo. 

La cosa va bene se sei affascinato dalle sfide mentali, se sei un giocatore che vuole battere i più forti nel breve periodo, se sei un giocatore che non gioca in modo frequente e pedissequo. 

Se invece per te la conquista della pecunia e l’affermazione a medio e lungo termine, sono i traguardi principali, allora devi tenere sempre a mente che diventerai un giocatore vincente quando sarai convinto del fatto che otterrai del valore sempre e comunque dai giocatori che commettono più errori di te e mai da quelli che vuoi sfidare per un senso di onnipotenza o di sfida. 

Non c’è nessuna vergogna nel giocare i micro-limiti se sono quelli che ci portano a essere dei giocatori vincenti. Non ha alcun senso sfidare il più forte in un gioco come il poker. 

 

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.