Meno di un mese fa vi avevamo avvisati che nel decreto legislativo per il riordino del gioco online, all’articolo 3 (che enuncia i principi generali della nuova regolamentazione), era ed è contenuto un via libera alla pubblicità dei giochi. Essendo contenuto in una norma di principio, l’effetto e le conseguenze consistono in una deroga parziale (ma chiara) al decreto dignità.
In questo Articolo:
- 1 Conferenza Stato-Regioni: richiesta una revisione dell'articolo 3 sulla pubblicità
- 2 Abodi (Min. Sport) ha tracciato la linea verso l'apertura
- 3 Betsson - Inter: accordo sulla base dei 30 milioni?
- 4 Il Direttore di ADM Alesse sulla pubblicità
- 5 Bando di gara collegato all'abolizione del divieto di pubblicità?
Conferenza Stato-Regioni: richiesta una revisione dell'articolo 3 sulla pubblicità
Quando il testo del decreto legislativo emanato dal Governo è stato trasmesso al Senato ed è diventato pubblico, si sono registrare le prime reazioni istituzionali e della politica. Durante la Conferenza Stato – Regioni, gli enti locali hanno chiesto, invano, una revisione dell’articolo 3 sull’autorizzazione alla pubblicità dei giochi, segno inequivocabile che anche la politica si è accorta di questa novità importante contenuta nell’atto regolatorio dell’Esecutivo Meloni nel riordino dei giochi online.
I sostenitori del cambiamento (in primis la Lega di Serie A con in testa il Senatore di Forza Italia Claudio Lotito) hanno tenuto la notizia sotto traccia ma stanno ancora lavorando dietro le quinte, seppur la Lega sia uscita allo scoperto con un documento ufficiale due settimane fa.
Abodi (Min. Sport) ha tracciato la linea verso l'apertura
Abodi, Ministro dello Sport del Governo Meloni, è uscito allo scoperto già un anno fa (quando era in via di studio il riordino dei giochi online) e, di recente, Repubblica ha ripreso le sue parole.
Il quotidiano del Gruppo GEDI ha fatto un’inchiesta sull’attuale divieto e sulla sua applicazione effettiva, elencando anche alcune situazioni anomale come quelle riguardanti i club di calcio di Lecce e Inter che hanno sponsor sulle magliette ufficiali (nel primo caso) e d’allenamento (nel secondo) di due bookmakers.
Il Ministro, interpellato sull’argomento, ha lanciato un messaggio molto chiaro: “la pubblicità del betting tornerà legale”. Andrea Abodi ha ribadito che c’è la volontà del Governo di “rendere nuovamente legali pubblicità e sponsorizzazioni delle aziende del betting, anche per tutelare il gioco legale e responsabile”.
Nel frattempo la Lega di Serie A sta spingendo forte (al cui interno ci sono presidenti che hanno tutto l’interesse a legalizzarla come editori del calibro di Cairo e la famiglia Berlusconi) anche con l'appoggio forte proprio del Ministro dello Sport che ha appoggiato l'azione di Lotito e dei Presidenti della massima serie. Del resto a Giancarlo Giorgetti, titolare del Ministero dell'Economia, ha sempre dialogato con i bookmakers (nel Governo Conte I aveva una delega specifica) ed ha tutto l'interesse affinché al prossimo bando di gara online partecipino più operatori possibili.
Se uniamo le dichiarazioni di Abodi alla lettura dell’articolo 3 del decreto legge, i dubbi svaniscono del tutto.
Betsson - Inter: accordo sulla base dei 30 milioni?
Ma c’è di più. A Milano si vocifera di un accordo di sponsorship per le magliette dell’Inter per la prossima stagione di Betsson Group dal valore di 30 milioni di euro annui (il doppio rispetto all’attuale contratto con Paramount). Levatevelo dalla testa che il bookmaker maltese-svedese sia disposto a pagare quella cifra per fare pubblicità a un sito .news di informazione.
Prima del decreto dignità solo la Serie A incassava dalle betting company la bellezza di 150 milioni di euro annui. Denaro vitale per mandare avanti il massimo campionato di calcio oltre a tutto lo sport italiano con sponsorizzazioni varie, soprattutto oggi che si è sgonfiata la bolla degli sponsor legati alle cripto valute.
Il Direttore di ADM Alesse sulla pubblicità
In questo contesto rientrano anche le dichiarazioni del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Alesse al Corriere della Sera (l’intervista è stata messa in evidenza anche nel sito di ADM):
“Il divieto degli spot sui giochi? Penso si debba fare una riflessione su questo. La nostra legislazione è certamente severa. Ma c’è bisogno anche di una informazione corretta sul gioco come divertimento, senza ipocrisie. E una campagna mediatica potrebbe servire anche a spiegare i rischi legati alla dipendenza e al gioco illegale”.
Le intenzioni sono quelle di dare luce verde alla pubblicità (attraverso il principio contenuto nell’articolo 3 del riordino) ma con dei limiti, ovvero la comunicazione deve rimanere responsabile e a tutela del giocatore. Inoltre, come indica il Direttore Alesse, la pubblicità dovrà essere controbilanciata da una campagna di informazione sul gioco responsabile che sarà finanziata dai concessionari online.
Bando di gara collegato all'abolizione del divieto di pubblicità?
E' tutto collegato: ADM e il Ministero dell'Economia hanno fatto delle previsioni sul prossimo bando di gara per le concessioni online, prevedendo la partecipazione di 55/60 operatori. Un numero molto alto considerando il costo (7 milioni di euro per una concessione di 9 anni). Potrebbe avere un senso una previsione del genere solo con l'abolizione dell'attuale divieto sulla pubblicità. Nel caso contrario, la previsione più realistica dovrebbe essere di 18/20 grandi marchi partecipanti, non di più.