Tutto è cominciato da un'auto fermata a un casello autostradale, una fredda sera di novembre nel 2024. Da lì è partita l'inchiesta che vede 33 indagati per uno schema di presunto riciclaggio e corruzione al Casinò di Saint Vincent.
Dentro all'auto quasi 270 mila euro in contanti chiusi in sacchetti sottovuoto. Da quel controllo la Guardia di Finanza ha tirato un filo che, secondo l'accusa, ha svelato un intero sistema — e al centro di quel sistema, sempre secondo gli inquirenti, c'erano loro: i porteur, i procacciatori di giocatori facoltosi.
In questo Articolo:
- 1 Casinò di Saint Vincent: il posto di blocco a Châtillon
- 2 Il filo che ha svelato il sistema
- 3 Chi sono i porteur (e perché finiscono al centro di tutto)
- 4 Lo schema di presunto riciclaggio secondo la Procura di Torino
- 5 Il panico nelle intercettazioni ambientali
- 6 La mossa degli investigatori
- 7 L'amministrazione giudiziaria del casinò
- 8 Il paradosso
- 9 Chi è il proprietario del Casinò di Saint Vincent
Casinò di Saint Vincent: il posto di blocco a Châtillon
È una sera di inizio novembre 2024. Al casello autostradale di Châtillon, in Valle d'Aosta, i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Aosta fermano un'auto. Al volante c'è P.A. (preferiamo pubblicare sollo le iniziali perché le persone coinvolte sono indagate al momento), descritto negli atti come fidato collaboratore del porteur A.F.. Gli chiedono cosa trasporti. Lui parla prima di 10 mila euro, poi corregge in 40 mila.
Dal bagagliaio, invece, spuntano sacchetti sottovuoto pieni di banconote, dai tagli da 5 fino a 100 euro. Il conteggio finale, in caserma, si ferma a 267.195 euro.
Quei soldi, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza riportata da La Prima Linea (quotidiano di Aosta), erano destinati ai tavoli di un gala di Chemin de Fer in programma al Casinò l'8 dicembre, giorno di Sant'Ambrogio. Per gli inquirenti quei soldi sono il provento di riciclaggio. P.A. viene denunciato a piede libero.
Quel controllo, in apparenza di routine, è la scintilla. Da lì parte tutto.
Il filo che ha svelato il sistema
Perché quella notte al casello non è solo un sequestro. È, secondo gli investigatori coordinati dal pm Francesco Pizzato, uno degli episodi-chiave dell'intera indagine: il momento in cui il velo comincia a sollevarsi su quello che la Procura definisce un collaudato sistema di riciclaggio, corruzione e false fatturazioni operante dentro la casa da gioco.
I numeri che ne sono seguiti danno la misura della valanga: 33 indagati in undici regioni italiane, sequestri per oltre 5 milioni di euro, e — per la prima volta in Italia per un casinò — l'amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Torino. L'operazione, non a caso, porta un nome che suona quasi beffardo: "Fate il vostro gioco".
Doveroso un punto fermo, perché qui si parla di persone indagate: siamo nella fase delle indagini preliminari, vale per tutti la presunzione di non colpevolezza. Sono ipotesi accusatorie, non sentenze.
Chi sono i porteur (e perché finiscono al centro di tutto)
Per capire il cuore dell'inchiesta bisogna conoscere una figura che nel mondo dei casinò è del tutto fisiologica: il porteur.
Il porteur è un procacciatore di clienti. Il suo mestiere è portare alla casa da gioco giocatori facoltosi, gli high roller capaci di muovere cifre importanti ai tavoli. In cambio riceve una commissione, una percentuale legata a quanto i suoi clienti spendono. Fin qui, nulla di irregolare: è un meccanismo legale, usato dai casinò di tutto il mondo.
Il problema, secondo l'accusa, è ciò che attorno a quel meccanismo sarebbe stato costruito. Gli inquirenti ipotizzano un rapporto anomalo tra alcuni porteur e alcuni funzionari della Casa da gioco, alimentato da fatture gonfiate o del tutto false.
In altre parole: il canale legittimo che serve a portare clienti veri si sarebbe trasformato — è la tesi della Procura — nell'autostrada attraverso cui far transitare denaro contante da ripulire. Tesi che dovrà essere dimostrata davanti ai giudici.

Lo schema di presunto riciclaggio secondo la Procura di Torino
Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori è di una semplicità quasi disarmante. Contante di presunta origine illecita entra al Casinò; due funzionari lo convertono in fiches in violazione delle norme antiriciclaggio, dietro un corrispettivo; una finta vincita ai tavoli "lava" la provenienza; infine la Casa da gioco bonifica gli importi, restituendo al denaro un'apparenza lecita. A monte, secondo l'accusa, tre società piemontesi attive nel commercio di materiale ferroso avrebbero generato la liquidità nera con fatture false per oltre 3 milioni di euro tra il 2023 e il 2024.
Il panico nelle intercettazioni ambientali
La parte più cinematografica dell'inchiesta arriva nelle ore successive al sequestro al casello. Le intercettazioni ambientali, captate la sera dell'8 novembre, fotografano la tensione.
A.F. (il porteur indagato), nell'ufficio di un funzionario del casinò, racconta l'improvvisa "scomparsa" di F.A. (il suo collaboratore) con il denaro: lo aveva cercato tutta la notte chiamando questura e polizia, salvo scoprire che era trattenuto dalla Finanza ad Aosta. Ed è convinto di una cosa: che il controllo non sia stato casuale.
"Lo aspettavano, c'era il cane che ha odorato i soldi", dice il porteur, secondo quanto trascritto negli atti. "C'erano quattro pattuglie della Finanza al casello".
Poi il tono si alza. Il porteur A.F. — riportano le trascrizioni — sbotta chiedendo che qualcuno faccia intervenire la Regione perché la Finanza "lasci stare", visto che c'è il gala in arrivo. E arriva a invocare un contatto diretto: parlate con il Presidente della Regione. Uno degli interlocutori prova a ridimensionare, osservando che con il Presidente si può anche parlare, ma con la Guardia di Finanza no.
Qui serve la massima precisione, per non far dire alle parole più di quanto dicono: si tratta di auspici e pressioni espressi dagli indagati tra loro. Non risulta in alcun modo che le istituzioni evocate — il presidente della Regione o i vertici della Guardia di Finanza — abbiano dato seguito a quelle richieste, né che ne fossero a conoscenza.
La mossa degli investigatori
È proprio questo passaggio, però, a cambiare il ritmo dell'indagine. Gli inquirenti annotano che era in calendario un incontro istituzionale del tutto ordinario tra il presidente della Giunta e il comandante regionale della Guardia di Finanza. Gli indagati, nelle conversazioni, sembrano leggere quell'appuntamento come un'occasione.
Per questo, il 12 novembre 2024, la Guardia di Finanza chiede al pm un'autorizzazione d'urgenza per mettere sotto intercettazione anche il telefono del funzionario interlocutore del portuer A.F. — un altro era già intercettato da tempo — e di altre persone ritenute potenzialmente in grado di inquinare le indagini. È la rete che si stringe.
Quella richiesta, sottolinea la stessa cronaca, è soltanto una tessera di un mosaico enorme: oggi l'analisi di migliaia di conversazioni e di un'imponente mole di materiale informatico è affidata al consulente forense Paolo Dal Checco, le cui trascrizioni — appena depositate in Procura — potrebbero far emergere nuove responsabilità e nuovi nomi.
L'amministrazione giudiziaria del casinò
Il Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione – ha disposto l'amministrazione giudiziaria del Casinò di Saint-Vincent nell'ambito dell'inchiesta sul presunto sistema di riciclaggio e corruzione emerso a fine 2025. Si tratta di un provvedimento storico: è infatti la prima volta in Italia che una casa da gioco viene sottoposta a questa misura prevista dall'articolo 34 del Codice Antimafia.
I professionisti nominati dal Tribunale di Torino sono i commercialisti torinesi Corrado Corradini e Ivano Berardi, che resteranno in carica inizialmente per un periodo di un anno.
È importante sottolineare che l'amministrazione giudiziaria non sostituisce gli organi societari e non comporta la chiusura del casinò. L'attività della casa da gioco e delle strutture alberghiere proseguirà regolarmente, mentre gli amministratori giudiziari affiancheranno l'attuale governance aziendale e l'amministratore unico nella verifica e nel rafforzamento dei sistemi di controllo interno.
Il paradosso
L'operazione si chiama "Fate il vostro gioco". Ed è il paradosso più amaro: secondo l'accusa, al Casinò di Saint-Vincent il vero gioco si svolgeva lontano dai tavoli, e la posta non era la vincita di una serata, ma la verginità di milioni di euro in contanti.
Tutto, però, è partito da una banale sera di novembre, da un'auto fermata a un casello e da qualche sacchetto sottovuoto di troppo. Perché anche il sistema più collaudato, prima o poi, si inceppa per un imprevisto, oppure come sostiene il porteur indagato: "Lo aspettavano, c'era il cane che ha odorato i soldi. C'erano quattro pattuglie della Finanza al casello".
E al casello di Châtillon, quella sera, il banco ha perso la mano.
Chi è il proprietario del Casinò di Saint Vincent
Il Casinò di Saint-Vincent (Casino de la Vallée) è una società a controllo pubblico. La casa da gioco è gestita da Casino de la Vallée S.p.A., il cui socio di maggioranza e controllante è la Regione Autonoma Valle d'Aosta, che ne detiene il controllo attraverso la propria partecipazione societaria.
In questo momento la sala da gioco è - come noto - in amministrazione giudiziaria. L'udienza davanti al Tribunale di Torino per discutere il provvedimento è stata fissata per il 14 luglio: in quella sede la società potrà chiedere la revoca della misura, mentre gli amministratori giudiziari presenteranno le proprie valutazioni sull'assetto organizzativo e sulla collaborazione ricevuta dai vertici aziendali.