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Populisti all’arrembaggio in Repubblica Ceca: sconti fiscali per la birra, tasse sulle vincite nel poker

In Repubblica Ceca si vogliono aumentare le tasse sulle poker rooms ed inoltre tassare le vincite dei giocatori. Un modo per costringerli a migrare sulle piattaforme estere. Il grinding nei tornei diventerà insostenibile nel medio termine.

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29/05/2019 10:30

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Una proposta del Governo che potrebbe avere un impatto devastante per il mercato del poker legale in Repubblica Ceca. Nel nuovo pacchetto fiscale è prevista una norma che aumenta la tassazione alla fonte per le poker rooms (fino al 30%) ma soprattutto che va a colpire direttamente le vincite non solo nelle lotterie (ritenute gambling puro) ma anche per skill games come poker e scommesse.

Questa nuova tassa colpirebbe l’online ma anche il live ed in particolare la nota poker room di Rozvadov, il King’s che è una delle location, in questo momento, più in voga tra i pokeristi europei. Ma gli effetti potrebbero essere deleteri anche per l’EPT Praga, la seconda tappa più popolare dell’European Poker Tour (dal 2020 però, il 2019 è salvo).

Alla notizia i giocatori cechi hanno reagito molto male e sono pronti ad una mobilitazione contro l’esecutivo ed uno sciopero (per far crollare il gettito fiscale del settore).

La novità, di fatto, renderebbe insostenibile il carico per i poker players nei tornei di medio stake e non solo. Il Governo di Praga sta pensando così di distruggere il mercato legale online appena costituito e che vede attive già due rooms: Pokerstars e PartyPoker (entrambe con liquidità internazionale).

Populisti in azione anche in Repubblica Ceca

In Repubblica Ceca i populisti sono al Governo con il partito Ano 2011: Alleanza del cittadino scontento (l’ennesimo slogan demagogico). Onde evitare equivoci, Ano in ceco vuol dire “si” ma nella realtà è contro tutti: migranti, Europa, sistema (quale?), corruzione. Si tratta di un movimento guidato dall’imprenditore miliardario  Andrej Babis, attuale premier.

E’ veramente un paradosso che un movimento per il popolo sia guidato dalla seconda persona più ricca del paese con un impero nei media.

Il Governo vuole tassare le vincite oltre le 100mila corone. Uno dei tanti provvedimenti che farà in modo che i giocatori locali emigreranno su piattaforme estere. Ma la lista è lunga di queste norme improvvisate, come quella (vecchia) del divieto nel disputare i tornei se i garantiti non raggiungono la metà del prize pool promesso (tutto aggirabile con estrema facilità). Si comprende l’improvvisazione di chi è al Governo anche da questi dettagli.

Norme populiste e demagogiche solo per gettare fumo agli occhi delle persone. Nella realtà poi chi è al Governo fa quello che vuole (fa davvero gli interessi dei cittadini=), come incentivare l’uso della birra alla spina che sarà de-tassata a Praga e dintorni. Ma quanti morti fa l’alcol in un anno in tutto il Mondo? I dati sono da mal di testa ed il messaggio che sta passando è pericoloso.

Leggi anche: Gioco, fumo e alcol, perché i vizi non sono tutti uguali

Per fortuna almeno tasseranno i super alcolici, ma la birra potrà riversarsi a fiumi nei pub di Praga.  Il Ministero del Tesoro ceco ha deciso di implementare le entrate tassando le sigarette (dal 23% al 30%) ed il gioco d’azzardo (che fantasia).

In ogni caso il problema, nel gioco come negli altri vizi riguarda sempre l’abuso ma i populisti, in ogni latitudine, ci vanno a nozze. In Italia c’è anche chi demonizza il gioco ma vorrebbe legalizzare le droghe leggere. Ogni giorno si legge tutto ed il contrario di tutto, l’incoerenza è la parola d’ordine.

Crollo del gettito annunciato

Se la proposta governativa, Repubblica Ceca, sarà approvata, le poker rooms saranno tassate alla fonte non più per il 23% bensì per il 30% sulla rake lorda. E questa è la prima mazzata.

La seconda è la ritenuta del 15% sulle vincite superiori a 100.000 corone, circa 3.868 euro. In questo modo tassano le vincite lorde dei giocatori rendendo il grinding insostenibile nei tornei. I regular sono così costretti ad emigrare su piattaforme estere per i tornei (forse si salvano solo i cash gamer).

Risultato? Invece di un incremento del gettito dal settore, si registrerà un brusco calo delle entrate fiscali. Geniali.

Il parere dei giocatori

Abbiamo chiesto un parere Paolo Giulio Mattioni, meglio conosciuto come DocPoker, che vive e grinda in Repubblica Ceca (le poker rooms hanno liquidità internazionale):  “ogni Paese al solito demonizza il gioco, l’alcol e le sigarette:  sono i settori ai quali si rivolge lo Stato sempre per fare cassa devastando, nel caso del gioco, un mercato che già vive un equilibrio delicato.

I giocatori qui in Repubblica Ceca sono già pronti a raccolte di firme e proteste varie da porre in essere prima del 2020… ma è l’impostazione di base ad essere errata. Si spera che tutto si risolva in una bolla di sapone, altrimenti immagino la “gioia” di operatori internazionali come PokerStars e PartyPoker che hanno investito cifre e partnership per le licenze in Repubblica Ceca”.
“Per capirsi, c’è già una idea di massima che gira per i forum di poker: per location come Rozvadov, il prelievo del 15% potrebbe essere applicato sul Montepremi. Se ad esempio si organizza un garantito da €100.000, il 15%  finirebbe subito all’Erario. In poche parole prize-pool decurtato”.

I paradossi di questa proposta sono molteplici anche online: pensate al payout di un torneo con il quinto premio che è di 99mila corone (quindi esente) e il quarto che invece incassa più della soglia di applicazione della nuova tassa. Il quarto incasserebbe (circa 93.500 corone) meno del quinto. Tutto a caso e senza senso.

Per i populisti, a corto di argomenti, evidentemente è una moda andare contro l’azzardo con provvedimenti senza alcuna logica, senza supporto di dati scientifici se non quelli di comodo raccolti nella parrocchia sotto casa. Una moda che però non gli sta portando molta fortuna: i clamorosi insuccessi elettorali in Italia sono sotto gli occhi di tutti. I voti di protesta hanno vita breve, così come la striscia di demagogia vuota che si portano dietro.

La guerra aperta al mercato legale del gioco porta male a chi le propone

Le persone non sono così ignoranti da farsi gettare un pò di fumo negli occhi. Anche la storia dell’azzardo come il male assoluto sta iniziando a non avere più presa sugli elettori. Provvedimenti approvati a caso, senza criterio, solo perché ci si illude di guadagnare qualche voto o l’appoggio di qualche lobby ecclesiastica. Alla fine, a loro, della ludopatia interessa poco perché non hanno fatto nulla per migliorare il problema.

L’unico dato di fatto è che queste politiche portano male a chi le mette in atto. Guardate che fine ha fatto la giunta di Sergio Chiamparino con la sua legge anti-slot in Piemonte. Quando vai a toccare gli interessi di un bacino elettorale così importante (dal punto di vista numerico), le conseguenze possono essere nefaste per chi le propone. E così è stato, in questo anno di guerra santa contro il gioco legale.

I partiti che hanno dichiarato guerra aperta al settore hanno dimezzato i consensi. Coincidenze? Molto probabile, ma questa scarsa popolarità è dovuta in parte anche a queste politiche aggressive contro un settore legale e senza logica (che non risolvono il problema delle dipendenze).

Qualcuno ha fatto male i conti (elettorali): accontentare poche decine di persone contro centinaia di migliaia di voti potenziali persi (pensiamo solo ai titolari di bar, tabacchi e alle loro famiglie, a tutti coloro che vivono nel mondo dello sport e chi lavora nei giornali o nella pubblicità). Tutto per cosa? Per massacrare ancora di più i giocatori problematici, abbassando i payout delle slot e delle VLT in Italia. Un conto salatissimo per i gamblers con problemi. Senza senso e logica. Ma nessuno ne parla. Altro che lotta alle lobby…

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