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Direttiva UE: “le restrizioni alla pubblicità del gioco devono essere proporzionate”. Perché il ban totale è a rischio

La nuova Direttiva Ue dà importanti indicazioni alle restrizioni sulla pubblicità in materia di gioco d'azzardo. In base ai principi contenuti in questo atto normativo approvato dal Parlamento Europeo, qualsiasi ban totale della pubblicità rischia di essere invalidato dinanzi ai giudici nazionali.

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28/11/2018 17:03

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Una spallata al divieto totale di pubblicità approvato in Italia potrebbe arrivare dal Parlamento europeo che ha appena approvato una nuova Direttiva UE del 14 novembre (pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale) che interviene anche per quanto riguarda i provvedimenti concernenti l’advertising del gioco d’azzardo.

La Direttiva UE 2018/1808 approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio (con modifica della precedente direttiva numero 13 del 2010) stabilisce che:

“Le misure adottate da uno Stato membro per attuare il proprio regime nazionale in materia di tutela dei consumatori, anche per quanto concerne la pubblicità del gioco d’azzardo, dovrebbero essere giustificate, proporzionate all’obiettivo perseguito e necessarie ai sensi della giurisprudenza della Corte”.

Come noto, in materia di gioco d’azzardo, la posizione della Commissione Europea e di tutte le autorità comunitarie è sempre stata neutrale, rispettando l’indipendenza degli Stati Membri. Ma con questa importante direttiva che riguarda la fornitura di servizi di media audiovisivi, si stabiliscono dei Principi e obiettivi che gli Stati dovranno comunque attuare.

Spetta agli stati membri attuare la direttiva

In particolare spetta agli Stati Membri applicare le finalità contenute nelle direttive con delle leggi nazionali. E se il Governo italiano non dovesse farlo? Sembra palese l‘incompatibilità di alcune misure del Decreto Dignità con il criterio di proporzionalità ribadito dalla Direttiva che riprende la giurisprudenza europea (che è stata totalmente ignorata dalla maggioranza).

La direttiva, come noto, non è obbligatoria in tutti i suoi elementi, in quanto, dettando solo un obbligo di risultato, lascia spazio all’iniziativa normativa di ogni stato cui è diretta. La libertà dello Stato non è assoluta in quanto deve garantire l’effetto voluto dall’Unione.

Allo Stato è inoltre posto un obbligo di stand still: nel periodo antecedente il termine di attuazione non può adottare atti in contrasto con gli obiettivi della direttiva.

Ritorniamo all’ipotesi di prima. Se in Italia non verrà recepita questa direttiva?

A quel punto, come prevede il diritto comunitario, i giudici nazionali dovranno tenere presente, in caso di ricorsi, se la misura (in questo caso il ban) sia “giustificata”, “proporzionata” e “necessaria” all’obiettivo perseguito. Inoltre c’è l’indicazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia come ulteriore paletto.

Se la direttiva non verrà recepita, spetterà ai giudici applicarla

Quindi, i giudici dovranno comunque tenere conto sia della direttiva che delle precedenti sentenze europee.

La Direttiva UE inoltre recita che “è importante tutelare efficacemente i minori dall’esposizione a comunicazioni commerciali audiovisive connesse alla promozione del gioco d’azzardo. In tale contesto, a livello dell’Unione e nazionale esistono vari regimi di autoregolamentazione o di coregolamentazione intesi a promuovere il gioco d’azzardo responsabile, anche nelle comunicazioni commerciali audiovisive” come ci segnala Gioconews.

Anche se questa affermazione non può piacere a chi fa propaganda, l’ Italia è stato il primo paese, nel 2012, ad approvare una normativa (il Decreto Balduzzi sotto il Governo Monti), che regolamenta questi aspetti. Ma sulla tutela dei minori dovranno essere compiuti ulteriori sforzi, come, ad esempio, l’introduzione della tessera sanitaria nelle agenzie e nelle sale giochi terrestri ed in tutti i luoghi dove vengono commercializzati gioco con vincite in denaro, per tutelare i minorenni ma anche per monitorare i flussi e il riciclaggio di denaro.

Perché il divieto della pubblicità è sproporzionato

Ricordiamo che il Decreto Dignità (poi convertito in Legge) contiene un ban totale della pubblicità che è stato ritenuto da esperti giuristi fin da subito un atto sproporzionato rispetto alla finalità sbandierate di contrasto alle ludopatie. 

Questo divieto totale non rispetta alcuni principi della Costituzione Italiana (in particolare l’articolo 41), va a danneggiare le imprese che operano in un mercato legale in modo ingiustificato, proprio perché si tratta di un provvedimento quanto meno sproporzionato.

Decreto Dignità colpisce ancor di più i giocatori… altro che tutela!

Semmai il Decreto persegue l’esatto contrario, considerando che lo stesso provvedimento oltretutto va a colpire in maniera pesante i giocatori più a rischio (vedi studio dell’Istuto Superiore della Sanità) aumentando il PREU nelle slot e Vlt che comporterà un abbassamento del payout, ovvero delle vincite dei gamblers che, in questo modo, perderanno ancora con più facilità. E questo è un provvedimento a tutela dei giocatori e contro le dipendenze da gioco? Sembra alimentare il meccanismo opposto, colpire in maniera pesante la libertà di concorrenza e penalizzare le aziende legali rispetto a quelle illegali (quindi la criminalità organizzata).

Reclamo: “ban favorisce lobby del gioco”

Un reclamo alla Commissione UE è già stato presentato, in quanto secondo i ricorrenti, tale ban della pubblicità va a colpire la concorrenza e favorisce le lobby del gioco.

In ogni caso, se la Direttiva non verrà recepita in Italia, saranno i giudici nazionali (al momento della valutazione dei ricorsi) a dover tener presente che “le misure adottate da uno Stato membro per attuare il proprio regime nazionale in materia di tutela dei consumatori, anche per quanto concerne la pubblicità del gioco d’azzardo, dovrebbero essere giustificate, proporzionate all’obiettivo perseguito” parole chiare.

Nessuna notifica alla Commissione UE

C’è un altro aspetto: il Decreto Dignità non è stato notificato, come prevedeva la legge, alla Commissione Europea per la notifica di Stand Still e questo potrebbe essere sufficiente per l’apertura, quanto meno, di una procedura d’infrazione se non addirittura per dichiarare inefficace l’atto normativo.

Non è stato notificato per quale motivo? Non si conosceva la procedura? Sarebbe molto grave. Oppure il provvedimento non è mai stato giustificato rispetto agli obiettivi dichiarati? Probabile.

Provvedimento non è giustificato

La nuova Direttiva evidenzia un altro aspetto: il provvedimento restrittivo deve essere anche “giustificato”.

Ma al momento dell’approvazione del ban totale della pubblicità, non è stato presentata alcuna ricerca, dati scientifici (parola oramai sconosciuta), nulla che giustificasse l’approvazione di un divieto assoluto apparso a tutti sproporzionato e demagogico.

La stessa medesima proposta è stata presentata in Spagna, ma il Governo con grande equilibrio ha tenuto conto della giurisprudenza europea.

Ban totale incompatibile con sistema concessorio e articolo 41 Costituzione

In Italia invece i giocatori sono stati ancora più colpiti (vedi aumento Preu), le reti illegali favorite (visto che si va a colpire la concorrenza legale che di fatto non sarà più visibile agli occhi dei consumatori) e verranno rese invisibili le imprese che pagano regolarmente le tasse sul gioco raccolto. Ai concessionari dell’online non sarà più permesso operare regolarmente come ha più volte sostenuto anche l’autorevole Avvocato, esperto di e-gaming, Giulio Coraggio.

Una cosa è certa: questa direttiva UE è un’arma in più in mano ai concessionari per difendere i propri diritti e facoltà.  Alla luce del provvedimento pare chiaro che il ban totale della pubblicità nel gioco d’azzardo sia incompatibile con il sistema concessorio ed anche con l’articolo 41 della nostra Costituzione.

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