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Poker circolo guardia di finanza

Sbatti il mostro (il poker) in prima pagina, cosa è successo realmente nel circolo di Gallarate? A Torino partita illegale

Il poker ritorna a occupare le pagine dei giornali per due vicende molto diverse tra loro che sono accadute in questi giorni: un circolo sotto indagine a Gallarate e una partita clandestina in un bar di Torino.

Nella vicenda del varesotto, si può escludere l'esistenza di una bisca clandestina come quella descritta dai giornali che hanno rispolverato antichi clichè sul vecchio poker all’italiana. Un normale circolo di poker texas hold’em è stato oggetto di una verifica da parte della Guardia di Finanza a Gallarate, con una denuncia per motivi extra pokeristici.

Vincenda invece di tutt'altro tenore a Torino, in un bar del quartiere Borgo Vittoria, nel quale sette persone sono state sorprese a dare vita a una partita privata e clandestina. Cerchiamo però di fare chiarezza perché sono due episodi molto diversi.

Il circolo di Gallarate

All’interno di un’ associazione sportiva dilettantistica (che è in genere la configurazione classica di ogni circolo in Italia), una stanza con tavoli, fiches e persone sedute a giocare a poker Texas hold’em, eppure a leggere i giornali si parla gioco d'azzardo e soliti luoghi comuni.

Le fiamme gialle hanno rilevato la presenza di circa 20 appassionati dediti a partecipare a un torneo ma saranno le indagini a indicarci la verità giudiziale della vicenda, al momento, qualsiasi titolo o commento è prematuro.

Erano presenti non solo giocatori di Gallarate ma anche delle province adiacenti e alcuni arrivati dal Piemonte. Dai controlli è emerso che alcuni di essi avevano precedenti specifici di reati legati al gioco d'azzardo.

Il giallo delle mancate autorizzazioni

Una scena che, per chi conosce il mondo del poker, non ha nulla di esotico: tavoli, un dealer che distribuisce carte e gestisce il gioco. Mancavano però – secondo quanto si legge dalle cronache locali - le autorizzazioni. Autorizzazioni di cosa?

Non si è capito se di natura amministrativa (per esempio un bar interno) per la gestione di alcune attività oppure autorizzazioni di altra natura relative al gioco stesso. In quel caso, sappiamo bene che in Italia, non esistono perché il settore non è stato regolamentato. In questo caso, il tema sarebbe ben più ampio, non a caso è dibattuto da 20 anni a questa parte (dal 2006 almeno).

È su questo crinale che si muove la vicenda. Non su quello di palesi violazioni, ma su un terreno più sottile e tipicamente italiano: quello in cui una pratica sociale diffusa – il gioco tra appassionati – che entra in collisione con un sistema normativo incerto che lascia parecchi spazi intermedi tra il consentito e il vietato.

Circolo di Gallarate: i fatti e un dettaglio controverso

Durante i controlli della Guardia di Finanza, si è rinvenuta la presenza (con la richiesta di documenti per l'identificazione) di venti giocatori anche poco più che ventenni, intente a partecipare a attorno a tre tavoliverdi, con fiches gestite dai dealer. Tra questi ultimi è stato riconosciuto anche un soggetto già denunciato in passato dalle Fiamme Gialle per indebita percezione del Reddito di cittadinanza, emersa proprio in relazione a numerose giocate e vincite online. Una vicenda però del tutto estranea dalle dinamiche del circolo.

Alcune fonti giornalistiche, indicano anche un altro dettaglio (che cambierebbe il quadro). Secondo Varese News: "Durante l’accesso, sono state identificate 20 persone, anche poco più che ventenni, intente a partecipare a partite di Texas Hold’em attorno a tre tavoli con tappeti verdi, con fiches in bella vista e denaro gestito dai croupier". 

Ipotesi cash game?

Questo dettaglio riportato solo da Varese News va verificato, è necessario attendere lo sviluppo dell'indagine perché è l'unica fonte che lo riporta. Si parla di denaro sul tavolo. In questo caso non siamo nei limiti indicati dalla giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione. Potrebbe trattarsi di partite di cash game invece che di uno spin and go? Non possiamo saperlo, possiamo solo attendere l'esito delle indagini in corso e se il "denaro gestito dai croupier" era in bella vista come le fiches oppure no.

Prevale la logica della tesi innocentista

Però, l'aspetto che sembra propendere per una tesi più innocentista è che è stato denunciato solo il gestore del locale e per un altro tipo di problemi (che vedremo a breve). Nel caso in cui le fiamme gialle avessero sorpreso i giocatori a giocare cash game, sarebbe scattata la denuncia immediata per tutti i players in flagranza di reato. Ciò non è accaduto, pertanto è giusto non escludere nessuna ipotesi e attendere l'esito delle indagini, ma è possibile ipotizzare che se nessuno è stato denunciato, si trattava solo di normali sit and go oppure di un torneo multitavolo.

Fondamentale saranno i verbali della Guardia di Finanza.

L'unica denuncia al gestore, "le indagini proseguono sui flussi di denaro"

Sempre secondo l'articolo dettagliato di Varesse News: "nel corso dell’intervento, grazie al cane antidroga “Lorys” del Gruppo di Malpensa, è stata rinvenuta anche una dose di cocaina nelle tasche del gestore, che è stato denunciato".

Come detto prima, quindi si desume che l'unico denunciato sia il gestore mentre le altre persone presenti sono state solo identificate e, almeno da una prima analisi, questo dettaglio fa propendere per la tesi innocentista nei confronti dei giocatori di poker.

"Le indagini proseguono per ricostruire l’organizzazione e i flussi di denaro legati all’attività illecita" così scrivono i giornalisti di Varese.

Cosa ci insegna la vicenda di Varese?

Il poker continua a dividere l'opinione pubblica e vivere, fuori dai casinò, di una doppia natura: sport mentale per alcuni, gioco d’azzardo per altri, intrattenimento per molti.

Manca una regolamentazione compiuta per i circolo, una regolamentazione che non vuole più nessuno. Senza regole, possono nascere vicende ambigue come queste che riempiono le cronache dei giornali e siti locali. Però le sentenze della Corte di Cassazione restano e, entro quei limiti, dal punto di vista del diritto penale non esistono condotte rilevanti.

A Gallarate, più che una storia di trasgressione delle regole, emerge così il ritratto di una zona grigia: quella dove la socialità del gioco incontra i limiti della burocrazia. E dove, spesso, la differenza tra passione e violazione è scritta più nei codici che nelle carte distribuite sul tavolo.

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Negli anni, il poker nei circoli italiani è diventato molto più di una semplice questione di carte e fiches. È diventato un tema giuridico, quasi filosofico: dove finisce il gioco e dove comincia l’azzardo? La giurisprudenza ha tracciato un confine abbastanza netto e non tutti l'hanno ancora capito. Ma è chiaro.

La posizione della giurisprudenza consolidata della Cassazione

A questa domanda non ha risposto il legislatore, che pure aveva promesso – già nel 2009 – una disciplina organica del poker sportivo live nei circoli. Ha risposto, invece, la giurisprudenza. In particolare, la Corte di Cassazione. Ed è proprio lì che si trova il vero spartiacque.

Secondo la Suprema Corte, il poker non è automaticamente gioco d’azzardo. Non lo è per definizione, non lo è per natura, non lo è per il semplice fatto che si giochi con fiches o che esista un premio finale. Ciò che conta non è il tavolo verde, ma la struttura del gioco.

La Cassazione ha chiarito che il Texas Hold’em, nella sua forma di torneo, può essere considerato un gioco di abilità. Questo perché il risultato non dipende esclusivamente dalla sorte, ma dalla gestione delle probabilità, dalla strategia, dalla psicologia degli avversari. In altre parole: dal giocatore e dalle sue skills e disciplina.

Quando il poker assume la forma del torneo – con quota di iscrizione prefissata, dotazione iniziale uguale per tutti e montepremi formato dalle stesse quote di partecipazione – viene meno uno degli elementi essenziali del gioco d’azzardo: il rischio economico diretto e progressivo.

La differenza tra torneo e cash game per la Cassazione

I tornei freezeout per la Cassazione sono legali anche nei circoli.

Non si sta più “puntando denaro” nel senso tradizionale del termine. Si sta partecipando a una competizione. Ed è qui che il poker esce dall’orbita penale ed entra in quella sportiva.
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La Cassazione ha stabilito che tornei strutturati in questo modo non integrano il reato di esercizio di gioco d’azzardo. Non c’è banco, non c’è vantaggio organizzativo legato all’esito della partita, non c’è possibilità di alimentare indefinitamente la propria esposizione economica.

Diverso è il caso del cash game. Quando il gioco si svolge con denaro direttamente sul tavolo, con possibilità di rilanciare e reinvestire senza limiti, torna in scena il vero discrimine giuridico: il fine di lucro unito all’alea economica. In quel contesto il poker rientra pienamente nella definizione di gioco d’azzardo prevista dal codice penale.

Non è più una competizione, ma un rischio patrimoniale immediato. Ed è per questo che la Cassazione ha continuato a considerare illecito il cash game fuori dai casinò autorizzati. Il risultato è un sistema che vive su un equilibrio delicato ma per le persone esperte e gli addetti ai lavori è un limite definito.

Nei circoli il poker a torneo è penalmente lecito

Da un lato, la giurisprudenza ha riconosciuto la natura competitiva e non necessariamente aleatoria del poker torneo. Dall’altro, manca ancora una disciplina amministrativa completa che regoli in modo chiaro l’attività dei circoli. E questo bisognerebbe ricordarlo a una parte dei media e della stampa generalista che spesso sbatte il poker in prima pagina sotto una lente negativa.

Molti circoli operano all’interno di una zona definita più dalle sentenze che dalla regolamentazione. Sono compatibili con l’orientamento della Cassazione quando organizzano tornei a quota fissa, senza ricariche illimitate e senza un interesse economico diretto legato alla vincita o alla perdita dei giocatori. Non lo sono quando introducono dinamiche tipiche del gioco d’azzardo, come il cash o forme di reinvestimento continuo del denaro.

In sostanza, il poker nei circoli non è vietato in sé e lo sappiamo bene. È la modalità con cui viene praticato a determinarne la liceità. E questo è forse il paradosso più italiano di tutti: mentre la giustizia ha tracciato il confine tra abilità e azzardo, la politica non ha ancora costruito il terreno su cui farlo poggiare in modo stabile.

A Torino una bisca illegale in un bar

Un caso diverso che non riguarda le dinamiche dei circoli è quello che è accaduto a Torino secondo le ricostruzioni dell'agenzia di stampa Agimeg.

Il 7 febbraio scorso la Polizia di Stato, attraverso la Divisione P.A.S. della Questura di Torino, ha scoperto un’attività di poker clandestino all’interno di un bar nel quartiere Borgo Vittoria.

Durante il blitz, gli agenti hanno individuato una sala nel seminterrato dove sette persone stavano disputando una partita di Texas Hold’em; un 70enne italiano è stato identificato come organizzatore, in possesso di fiches, appunti con valori di gioco e un registro con nomi e somme dei partecipanti. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati migliaia di euro in contanti, oltre a una pistola ad aria compressa e una scacciacani rinvenute tra i presenti.

L’organizzatore e il marito della titolare del bar – accusato di aver favorito l’attività e preso parte al torneo – sono stati denunciati, mentre locale, attrezzature, fiches e mazzi di carte sono stati posti sotto sequestro. Le indagini sono in fase preliminare e gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

In questo caso siamo ben oltre i limiti tracciati dalla giurisprudenza.

Per la foto in copertina si ringrazia la Guardia di Finanza di Varese e Gallarate-Malpensa.

Editor in chief
Iscritto all'ordine dei giornalisti da più di 25 anni, vivo a Malta dal 2012, laureato in giurisprudenza, specializzato nello studio dei sistemi regolatori e normativi del settore dei giochi nel Mondo e nella comunicazione responsabile nel mercato legale italiano alla luce del Decreto Balduzzi e del Decreto Dignità (convertiti in legge). Forte passione per lo sport e la geopolitica. Fin da bambino, sfogliando il mitico Guerin Sportivo, sognavo di fare il giornalista sportivo, sogno che ho realizzato prima di passare al settore del gaming online. Negli anni universitari, ho iniziato anche il lungo percorso da cronista in vari quotidiani e televisioni. Dai primi anni 2000 ho lavorato anche nel settore delle scommesse e nel 2010 sono entrato nella grande famiglia di Assopoker per assecondare la mia passione per il poker texas hold'em.
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